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Forzano le casse all'Ipercoop, una delle mamme coinvolte: «Rubo per sfamare i figli»

Livorno: prima del clamoroso episodio insieme ad altre donne aveva spedito una mail al Comune

LIVORNO. «Prendo 600 euro al mese e ho quattro figlioli. Come faccio a mangiare? È per questo che sabato insieme con altre donne del mio quartiere ho mandato una mail al Comune dicendo: “O ci aiutate o andiamo a fare la spesa e la mettiamo sul vostro conto”. E così abbiamo fatto. Siamo andate a fare la spesa, siamo uscite con i carrelli, ci siamo portate a casa la roba e abbiamo detto che pagava il Comune. L’amministrazione comunale spende i soldi per contribuire alla costruzione del nuovo ospedale, perché non ce ne dà un po’ anche a noi per pagare le bollette o per sfamare i nostri bambini?».

Chiara è una delle persone che sabato, a Livorno, ha dato l’assalto all’Ipercoop di Porta a Terra per «mangiare a Pasqua» e accetta pur di non risultare con il cognome di raccontare la sua storia al Tirreno. In 20 – quasi tutte donne, alcune con bambini – con otto carrelli pieni di spesa attorno alle 16.30, mentre il punto vendita era abbastanza affollato, hanno messo a segno un vero e proprio “esproprio proletario”. Gridando «questa spesa la paga il Comune» hanno forzato le casse del supermercato e sono scese dai tapis roulant fino al parcheggio sotterraneo inseguite dalle guardie giurate. Un gesto forzato, appunto, dettato dall’esasperazione, «dalla povertà», infrangendo di fatto ogni regola, visto nei loro confronti è stato ipotizzato il reato di furto. Al supermercato, dopo pochi minuti, sono arrivate due volanti della polizia e gli agenti della digos che le hanno identificate e probabilmente già oggi potrebbero procedere con le denunce.


«NON HO LAVORO»

Chiara – quattro figli, una casa popolare alla periferia della città – è esasperata. «Quest’anno – racconta – ho lavorato solo 14 giorni in un ristorante, poi ha chiuso per l’emergenza Covid. Il reddito mi ha fatto cumulo, quindi come le altre donne ho visto ridursi anche il reddito di cittadinanza. Non ho soldi, sono povera. Nei quartieri livornesi di Shangai e Corea, a causa dell’emergenza coronavirus, ci siamo ritrovati nel disagio più assoluto».

L’AIUTO DEL COMUNE

Si tratta di una situazione comune a molte altre famiglie in Toscana se, come segnalano Caritas e Misericordie, i nuovi poveri sono cresciuti a migliaia. Oltretutto un aiuto dal Comune Chiara e le altre donne nelle settimane scorse lo hanno avuto: hanno ricevuto pacchi di cibo. Lo affermano loro stesse. E lo ribadisce l’assessore al Sociale di Livorno, Andrea Raspanti, pronto di nuovo a offrire una mano perché consapevole delle difficoltà della popolazione: «Non abbiamo mai sbattuto le porte in faccia a nessuno, anche se questo non è il modo di protestare. Siamo disponibili a incontrare le singole persone in difficoltà, come avviene ogni giorno, per orientarle sui servizi disponibili in base ai loro specifici bisogni. Ma non possiamo che condannare fermamente iniziative come quelle di sabato». Chiara, però, ripete che «la situazione è drammatica. Il Comune qualcosa ci ha dato è vero, ma per lo più barattoli di cibo. Come faccio a campare i miei figli con i fagioli?».

LA MAIL, POI L'ASSALTO

Prima dell’assalto all’Ipercoop, la donna aveva avvertito il Comune. Una mail all’una di notte, all’indirizzo lavorativo dell’assessore Raspanti, aveva anticipato l’esproprio proletario. Lui l’ha letta la mattina successiva, qualche ora prima del fatto, avvertendo la questura. Ma nel messaggio, chiaramente, non era esplicitato né l’orario, né il supermercato prescelto, poi risultato “Le Fonti del Corallo” di Porta a Terra, vicino alla Variante Aurelia. «Non abbiamo rubato nemmeno una bottiglia di vino, solo pasta, carne, pesce, olio e pannoloni per i bambini. Alimenti e oggetti essenziali. Nella mail a Raspanti ho scritto: “O entro il pomeriggio ci arrivano un po’ di aiuti o andiamo al supermercato e poi pagate voi, perché non abbiamo niente da mangiare”. Volevamo mettere a tavola le nostre famiglie per Pasqua». Alla Coop, in quel momento, fra l’altro c’era pure un altro assessore comunale, Rocco Garufo (che ha la delega al Commercio, ndr), il quale ha provato a convincere le donne che stavano facendo qualcosa di sbagliato e contro la legge.

LE INDAGINI

Unicoop Tirreno – proprietaria del punto vendita – fino a ieri non aveva sporto denuncia. In ogni caso, la digos, potrebbe decidere di procedere d’ufficio per furto aggravato, una volta terminati gli accertamenti. Ma al momento l’informativa non è ancora stava inviata in procura. Si cerca di capire, attraverso le telecamere e le identificazione fatte sul posto, quante persone siano coinvolte. Una ventina, pare. Una decine quelle identificate. Anche perché almeno due donne sarebbero scappate. «Abbiamo parlato con i poliziotti – spiega Chiara – e credo che abbiano compreso la situazione, ora siamo in attesa di sapere che cosa decideranno. Purtroppo siamo state costrette ad agire così, una scelta dettata dall’esasperazione. Chi ha pagato? Non lo so, noi no. Non avevamo e non abbiamo soldi». —

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