Treni, Pisa-Firenze in 37 minuti: ecco il progetto possibile. I tempi e i costi di realizzazione

La proposta degli industriali pisani: intervento economico sui binari esistenti per “avvicinare” le città di un quarto d’ora 

Volere è potere. Di questo è assolutamente convinta l’Unione Industriale Pisana, rivendicando con orgoglio la storicità della sua posizione a favore della necessità di avere treni veloci tra Pisa e Firenze, tra costa e capoluogo, tra la parte più svantaggiata della regione e la locomotiva economica toscana, per accorciare distanze geografiche e di potenzialità. E così l’associazione presieduta da Patrizia Alma Pacini ha messo al lavoro i suoi tecnici, i quali hanno studiato un piano per dare subito una bella accelerata ai convogli che devono collegare le stazioni di Pisa Centrale e di Santa Maria Novella.

La ricetta proposta dagli industriali in fondo è semplice: intervenire sull’esistente, ovvero materiale rotabile e tecnologia. In pratica, qualche treno migliore e più moderno. E sistemi diversi di blocco e segnalamento.


In questo modo, secondo gli industriali pisani, «si ridurrebbe il tempo di percorrenza a circa 37-38 minuti rispetto agli attuali 52 minuti (per il treno più veloce)». Inoltre i costi sarebbero molto più contenuti se paragonati a progetti “rivoluzionari”, oltre ad avere tempi di esecuzione abbastanza rapidi.

In ogni caso si tratterebbe di «una soluzione-ponte», sottolineano dall’Unione industriale, consapevoli che una linea ex novo, da affiancare all’attuale, sarebbe ciò che serve per il definitivo salto di qualità. Più binari per tutti. Ma in quel caso sarebbero necessari miliardi di euro (chi dice uno, chi dice due o addirittura tre) e tempi lunghissimi.

E allora, intanto, si potrebbe procedere con la proposta pisana. Offrendo una prima risposta alla questione attualissima sulla necessità di un collegamento veloce Pisa-Firenze, rilanciato dalle recenti dichiarazioni del segretario Pd, il pisano Enrico Letta, cui si sono aggregate molte voci, anche trasversali, e dal patto siglato giovedì scorso tra i sindaci di Pisa, Firenze, Lucca e Livorno.

Lo studio parte da due esigenze: avere treni in grado di correre più velocemente sulle porzioni di tratta dove è possibile (in sostanza sui rettilinei come Pisa-Pontedera/La Rotta o dopo Lastra a Signa); e farlo in sicurezza.

L’intreccio virtuoso tra questi due aspetti è alla base dell’indagine degli industriali, come si spiega nella relazione firmata da Dario Masoni, ingegnere civile trasportista.

«Dal punto di vista della sicurezza – si legge nello studio – l’intera linea garantisce lo standard più elevato che le tecnologie del momento possono offrire, essendo dotata di Sistema di controllo della marcia dei treni (Scmt) e attrezzata per il distanziamento con Blocco automatico a correnti codificate (Bacc), a quattro codici, atto alla ripetizione in macchina dei segnali per il controllo automatico della velocità dei treni e per l’eventuale inserimento della frenatura automatica».

Il primo scatto da fare è passare dai quattro codici attuali a cinque perché questo permetterebbe «di elevare la velocità massima della linea da 180 a 230 km/h». Più sicurezza uguale più possibilità di spingere i treni. Ma come intervenire? «In poche parole, facendo passare dei cavi lungo la linea per dare più sprint alla circuitazione elettrica, un lavoro di pochi mesi per un costo stimato tra i tre e i quattro milioni di euro».

Create le condizioni tecnologiche, lo scatto numero due sarebbe quello di poter disporre di treni di categoria superiore sostituendo alcuni regionali con delle Frecce Argento, attraverso un’intesa tra Regione e Trenitalia, per portare la velocità di punta effettivamente raggiunta a 200 km/h.

«Già con questi due passaggi – spiegano gli industriali – potremmo avere un collegamento veloce intorno ai 38 minuti senza fermate intermedie a ogni ora, anziché ogni due come avviene oggi. Crediamo che la sperimentazione sia possibile».

E non contrasta, questa la considerazione conseguente, con la prospettiva di un intervento infrastrutturale “epocale” al quale punta anche l’Unione industriale in prospettiva. Un piano di investimenti finalizzati in prima battuta «a quadruplicare l’attuale linea Pisa-Firenze nelle tratte in cui è possibile». Quella attuale infatti «è prossima alla saturazione, per cui pensare di aggiungere treni a quelli già previsti è un’impresa ardua».

“Liberare” i binari della Pisa-Firenze diretta significherebbe per il territorio pisano poter disporre poi di una linea su cui organizzare una metropolitana di superficie tra Pisa e Pontedera, «creando altri punti di fermata – si legge ancora nello studio – in corrispondenza di località come Putignano, Riglione, Titignano e Fornacette, oltre a quelli già esistenti di Navacchio, San Frediano e Cascina». In questo modo «verrebbe convogliato su ferro il pendolarismo di questa aera popolosa ed economicamente importante, non solo a livello locale».

Al tirar delle somme, gli imprenditori pisani ritengono «sia il momento che la politica prenda decisioni importanti per il futuro di Pisa e di questa parte della Toscana, favorendo i collegamenti che sono motore di sviluppo per generare tutte quelle attività indotte che potranno favorire la ripresa post pandemia». —


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