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Aumentano i ricoveri in Toscana, il dato che preoccupa: il 15% finisce in terapia intensiva

Luigi De Simone

Luigi De Simone, primario a Pisa: «In rianimazione arrivano sempre più pazienti con un’età molto più giovane rispetto al passato»

FIRENZE. Con un balzo in avanti di sessanta ricoveri, gli ospedali della Toscana in un solo giorno si sono riempiti tanto quanto avevano fatto in cinque a novembre. Nella settimana in cui sperava di poter superare il picco, la regione sembra invece vivere la recrudescenza più grave della pandemia dalla seconda ondata. Le persone ricoverate sono 1.948, appena ventiquattro ore prima erano 1.888: gli stessi livelli del 15 novembre. Non solo. Il sistema sanitario regionale rischia di collassare per la fragilità della punta dell’iceberg: ancora una volta si assiste ad una crisi delle terapie intensive, molte delle quali praticamente esaurite. Sono 282 i ricoverati in rianimazione.

Tanto che la Toscana, a stare al monitoraggio di Agenas, l’Agenzia per i servizi sanitari delle regioni – ha il 45% dei posti occupati, ben 15 punti sopra la soglia di rischio. Vicinissima all’apice raggiunto il 20 novembre con 298 pazienti. Un guaio perché da giorni i nuovi casi sono in rialzo. E non sono di conforto i 981 nuovi casi registrati ieri dopo giorni fra 1.500 e 1.600. Intanto perché si sono contati con appena 10.517 tamponi (la metà della potenza di fuoco raggiunta dalla regione) e un tasso di positività del 21,9%, il doppio rispetto alla norma delle ultime settimane.

E poi perché l’indice di contagiosità, secondo le proiezioni di Agenas, è tornato a salire, toccando l’1,1. «I laboratori erano sguarniti di operatori, i test sono stati eseguiti solo sui sintomatici», dicono dalla task force regionale. Una giustificazione che non basta a rassicurare chi sta in corsia. «Registriamo un aumento di ricoveri da una settimana – dice Luigi De Simone, primario a Pisa e presidente dei rianimatori toscani – e spesso siamo costretti ad assorbire pazienti in arrivo dalla Nord ovest e in particolare dal Versilia», ormai arrivato al tutto esaurito, spiega anche Francesco Menichetti, primario di Malattie infettive, dove si contano 130 pazienti.

Un fenomeno simile osservato anche a Careggi. «Abbiamo il reparto completo, con 43 degenti – dice Alessandro Bartoloni, primario di Malattie infettive nel policlinico fiorentino – E negli ultimi l’ospedale ha accolto tre posti pazienti in arrivo da altri centri dell’area vasta». Risultato? «Dovremo aprire nuovi posti e ridurre ulteriormente l’attività no-Covid», spiega Carlo Nozzoli, direttore dell’emergenza urgenza a Careggi. Non solo. C’è un altro aspetto che fa suonare un campanello d’allarme. Il 15% dei ricoverati in Toscana finisce in terapia intensiva. In Lombardia, Liguria, Emilia il10-12%. «Molti malati trattati con il casco e ricoverati in sub-intensiva vengono poi certificati come pazienti di terapia intensiva sebbene non vengano mai intubati», spiega Menichetti. Ma resta il fatto, avverte De Simone, che «in rianimazione arrivano sempre più pazienti impegnati rispetto al passato e con un’età molto più giovane anche in soggetti con anamnesi negativa». —


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