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Moby schiva la maxi-multa e salva l’ipotesi concordato

Il Consiglio di Stato dispone il ricalcolo al ribasso della sanzione da 29 milioni mentre a Milano il giudice deve decidere sull’ok al piano di ristrutturazione

LIVORNO. Tecnicamente è una sconfitta: il Consiglio di Stato ha confermato che c’era un “abuso di posizione dominante” nei collegamenti di Moby e Tirrenia con la Sardegna, dunque resta in piedi il provvedimento con cui l’Antitrust l’aveva castigata nel febbraio 2018. Ma, alla vigilia del verdetto, nel quartier generale della famiglia Onorato avrebbero messo la firma a una soluzione del genere: l’altra metà della decisione riguarda il fatto che la mega-multa da 29,2 milioni di euro va ricalcolata. Al ribasso, forse molto al ribasso.

Ora la decisione che la multa vada ridotta è definitiva. E questo non è genericamente un sospiro di sollievo per i conti del gruppo armatoriale degli Onorato in grave affanno finanziario: la riduzione di questo castigo dell’Antitrust avviene mentre la dinastia imprenditoriale ha messo sotto gli occhi dei giudici milanesi il proprio piano per far uscire dal tunnel sia Moby (con il concordato in continuità) sia Tirrenia (con un accordo per la ristrutturazione del debito che ha il consenso del 95% dei fornitori ma trova l’ostilità dei fondi speculativi che hanno in mano gran parte del bond lussemburghese da 300 milioni di euro). Il taglio della sanzione era già stato stabilito in primo grado dal Tar ma c’era il rischio che il Consiglio di Stato decidesse di riportare la multa a 29,2 milioni: in tal caso, sarebbe stato complicato convincere il tribunale di Milano che il piano potesse comunque rimanere a galla anche con una zavorra extra di tal portata.


Non è stato così e, in tandem con la notizia della proroga della convenzione con i soldi pubblici in favore di Tirrenia, la notizia lascia un sorriso sui volti di Achille Onorato e del fratello Alessandro, i manager che ora guidano l’azienda retta per più di tre decenni dal padre Vincenzo. A quanto è dato sapere, nei conti presentati ai giudici risulta un accantonamento di circa quattro milioni di euro per far fronte alla multa. A ciò si aggiunta che il piano di Tirrenia-Cin non si basa sulla partecipazione a gare o sull’accesso a contributi pubblici: qualunque effetto di tale decisione sulle gare, secondo le informazioni raccolte, «non dovrebbe influire sul futuro della società».

Al centro dell’attenzione è una vicenda che risale alla primavera di cinque anni fa: le società Nuova Logistica Lucianu e TransIsole avevano denunciato che, dopo aver cominciato a utilizzare anche i traghetti della concorrenza, erano state “punite” da Moby e Tirrenia; poi, si era rivolto all’Antitrust anche il nuovo vettore (Grimaldi Euromed); qualche mese più tardi l’istanza simile da parte della società Grendi. Il motivo? Difficoltà o rifiuto di imbarcare camion.

Resta da capire se, alla luce del fatto che la sentenza d’appello ha confermato però “l’abuso di posizione dominante”, le imprese ricorrenti (Grimaldi, Grendi, Lucianu e TransIsole) apriranno un ulteriore fronte legale.

Ancora non è dato sapere l’importo ricalcolato della multa. L’Antitrust aveva avviato già da luglio l’istruttoria per il riconteggio ma aveva spiegato che avrebbe aspettato la decisione del Consiglio di Stato. In appello è stata riconfermata la sentenza del Tar che stabiliva come nel calcolare l’importo occorresse considerare un periodo più breve e senza alcuni meccanismi tecnici. Era stato questo a far lievitare la somma fin quasi a quota 30 milioni.

Nel frattempo, dalla sede di Onorato Armatori arrivano un breve commento: «La sentenza del Consiglio di Stato conferma dunque le osservazioni del Tar che aveva evidenziato una totale superficialità dell’inchiesta condotta dall’Antitrust (del tutto incomprensibilmente allineata alle tesi dell’esposto, senza aver eseguito le opportune verifiche del caso) annullando la sanzione».

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