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Crisanti: «Non si può riaprire senza aver vaccinato i più fragili». Immunità: l'esito di un nuovo studio

Il virologo Andrea Crisanti

Dal virologo e microbiologo dell’università di Padova giunge un segnale di speranza. Ma su cosa serve per riaprire non ha dubbi

No, non potremo tornare a un’esistenza piena «finché la trasmissione del virus non si abbassa e non saranno vaccinate le persone più fragili e anziane. In questo l’esempio dell’Inghilterra è una pietra miliare». Insomma, dice Andrea Crisanti, l’Italia che ancora arranca fra dosi in ritardo e campagne vaccinali pianificate in ordine sparso nelle Regioni «dovrà proseguire con le chiusure» finché non sarà eretto il muro dei vaccini «per le fasce d’età e le categorie più vulnerabili». Ma proprio dalle ricerche del virologo e microbiologo dell’università di Padova giunge un segnale di speranza. Secondo uno studio condotto dallo studioso insieme con i colleghi dell’Imperial College di Londra e sottoposto alla rivista Nature, l’immunità sviluppata in chi si è ammalato di Covid-19 «dura almeno nove-dieci mesi». Non solo. Chi tra i guariti della prima ondata è stato esposto al virus anche nella seconda non solo non si è ammalato di nuovo ma potrebbe anche aver evitato il contagio.

Professor Crisanti, il suo studio è stato condotto sui residenti di Vo’ Euganeo. Perché avete scelto quella comunità?


«Era perfetta per capire come reagiscono le difese immunitarie. Tutti i residenti sono stati testati e isolati. Abbiamo scoperto che 125 cittadini di Vo’ avevano contratto l’infezione fra la prima e la terza settimana di febbraio 2020. Ottantotto erano risultati positivi al tampone il 27 febbraio durante i test di massa, gli altri sono emersi con i sierologici a maggio. Tutti hanno sviluppato anticorpi, per lo più neutralizzanti, senza sostanziali differenze nel titolo anticorpale fra sintomatici e asintomatici e neppure tra fasce d’età».

Centoventicinque su oltre 3.200 residenti.

«Sì, la chiusura lì fu fondamentale. Questo studio peraltro ci ha permesso di validare il nostro modello matematico, secondo cui erano circa 125 le persone infettate nonostante i tamponi ne avessero individuate meno».

Quanto dura l’immunità e come avete fatto a capirlo?

«Gli anticorpi restano in circolo fino a dieci mesi ma potrebbero essere anche di più. Perché noi abbiamo rilevato la presenza di una risposta immunitaria prima a maggio e poi a novembre. Fra due mesi ripeteremo i prelievi. Si tratta di una memoria immunologica che, seppure in lieve diminuzione dopo un lungo periodo, persiste ed è in grado di riattivarsi».

In che senso?

«L’aspetto interessante è che 18 persone fra le 125 che avevano contratto il virus nella prima ondata sono state esposte al Sars-Cov-2 anche nella seconda dopo essere entrate in contatto con persone contagiate perché erano loro conviventi o avevano avuto rapporti stretti. E nessuno si è riammalato. Indipendentemente dai livelli anticorpali di maggio, la risposta è aumentata ancora. In pratica il virus si è replicato nell’organismo e il sistema immunitario ha reagito neutralizzandolo senza far scaturire sintomatologie».

Dunque, si può parlare di reinfezione?

«Difficile dirlo. Non abbiamo prove. Ma si può dire che l’esposizione al virus ha generato una risposta secondaria simile a quella di una seconda dose di vaccino. Una protezione indipendente dal livello di partenza di anticorpi».

Un bel segnale di speranza.

«Sì, sia perché ci dice che chi ha avuto la malattia ed è guarito è protetto da reinfezioni sintomatiche, e quindi questo potrebbe alleggerire la pressione sulla programmazione vaccinale; ma è una buona notizia anche per chi fa il vaccino. Se l’organismo reagisce allo stesso modo, anche gli anticorpi sviluppati dopo l’iniezione potrebbero durare circa un anno».

Ma chi ha contratto il primo ceppo del virus ha sviluppato una barriera capace di contrastare le varianti?

«Anche grazie ai vaccini sappiamo che l’inglese non è resistente agli anticorpi del ceppo tradizionale. Dunque, con molta probabilità chi si è ammalato nella prima ondata sarà protetto anche da questa variante. Invece non sappiamo molto sulla risposta contro la brasiliana e la sudafricana. Ma fra due mesi ripeteremo i test proprio per capire come reagisce il sistema immunitario di queste persone se entra in contatto con una di queste varianti. Non solo. I prelievi ci consentiranno di capire se l’immunità dura fino a 14 mesi».

Quanto ancora dovremo sopportare le chiusure?

«Su questo l’Inghilterra ha tracciato una la strada. Le zero vittime a Londra di due giorni fa, col Paese arrivato a circa 30 milioni di vaccinati e che lentamente ritorna alla normalità, è un esempio per tutti, una pietra miliare nella pandemia. Ci dice con chiarezza che fino a quando la trasmissione del virus non si abbasserà e non saranno vaccinate tutte le persone più a rischio, anziani, ultraottantenni e soggetti vulnerabili per età e patologie, non potremo riaprire».—

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