"Angela, dove sei? Mi salvasti la vita e mi innamorai di te". Quell'estate a Calambrone e l'appello dall'America

Angela sulla spiaggia di Calambrone e Istvan Szabo arruolato con gli Usa

A cercarla è un pensionato che ora vive in California e che non ha dimenticato quel 1957 in Toscana: "È stato il mio primo amore e la persona che mi ha salvato la vita. Vorrei tanto sapere come sta e salutarla"

«Se eri un bambino in vacanza a Calambrone, alla colonia Firenze, nelle estati del 1957 o 1958, sicuramente ti ricordi di questa bellissima ragazza. Il suo nome è Angela! Era la mia ragazza, il mio primissimo amore. Eravamo pazzi uno dell'altro e, pensate un po', una volta stavo affogando. E lei mi salvò la vita. Ecco, vi ho raccontato questa storia perché Angela non l'ho mai dimenticata. Sono passati tanti anni, ma non voglio morire senza poter conoscere il suo cognome».

Il messaggio compare in uno dei tanti gruppi Facebook, nel dettaglio quello “Sei di Pisa se”. La foto in bianco e nero mette in risalto il sorriso di una ragazza mora, in battigia. Dietro di lei un gruppo di bambini gioca in acqua. Sono i bimbi della colonia.


A cercarla è Istvan Szabo, che ora si fa chiamare Steve. Oggi è in pensione, ha 81 anni e vive in California. Ha prestato prima servizio nell'esercito americano, incrociando spesso, quando era di stanza in Germania, un certo Elvis Presley. E là ha una moglie, Annelie, e una famiglia felice. Ma non ha dimenticato quel 1957, quando a 17 anni era solo un rifugiato. Perché pochi mesi prima era fuggito dall'Ungheria, suo paese di origine, per sfuggire ai comunisti.

«Sono nato e cresciuto nella prima periferia di Budapest, frequentando una scuola professionale in città – ci racconta Istvan –. Il 23 ottobre 1956, mentre ero in classe, sentii un grande trambusto in strada. Un fiume di gente, corsi giù e dalla corrente fatta di persone mi ritrovai nella piazza dove sorgeva la statua di Stalin. Era la protesta contro il regime sovietico, senza rendermene conto stavo aiutando altre persone a far cadere quella statua alta 8 metri, urlando frasi e offese contro i sovietici».

Istvan si trova improvvisamente un mano un fucile. E dopo pochi giorni ha davanti ai suoi occhi la torretta di un carro armato russo. Vede partire il colpo, ma riesce a salvarsi. Ma è un ricercato e per evitare il gulag, senza salutare il padre e il fratello, scappa verso l'Austria. E da lì, un treno lo porta in Italia.

«La prima tappa fu Marina di Massa, poi ci spostarono a Calambrone, di fronte a un ospedale militare americano – racconta Istvan –. Ogni tanto ci veniva dato un passaggio per andare a Livorno e vedere i film da 50 lire. Lì ho visto il primo film sui cowboy, era in bianco e nero e c'era John Wayne».

Istvan inizia a essere chiamato con il nome italiano, Stefano. E visto che è insieme a un suo amico che ha il suo stesso nome, per distinguerli gli italiani di Calambrone iniziano a chiamarli Stefano Biondo e Stefano Bruno, per il colore dei capelli. Il nostro Istvan è un bel ragazzo, biondo e atletico. E quando viene assunto lavora come lavapiatti nella colonia Firenze, oggi ridotta a un rudere ma allora brulicante di vita e gioventù, un giorno incrocia lo sguardo con una bella ragazza italiana, Angela.

«Ci fu un primo scambio di sguardi, poi iniziammo a fare delle passeggiate insieme in spiaggia e a vederci nei corridoi della colonia, insomma nacque un amore – racconta Istvan, come se rivivesse ancora quelle emozioni –. Fu il mio primo amore e furono i miei primi baci. Un giorno, poi, Angela venne in cucina e parlò con Aldo Mondani, il capo cuoco. Il bagnino, Nando, non si era presentato a lavoro. E c'erano da sorvegliare dei bambini, voleva che andassi io. E io fui ben felice di accettare».

Angela, finito il lavoro di sorvegliante dei bambini, gli propone una nuotata al largo. «Con lei avrei nuotato fino in cima alla Torre di Pisa. Ma ebbi un crampo e stavo affogando. Le urlai di lasciarmi lì e di mettersi in salvo, le mi disse che o saremmo tornati insieme a riva o, insieme, saremmo andati a fondo».

«Alla fine mi aiutò a raggiungere la riva, svenimmo per la fatica. Poco dopo fui arruolato nell'esercito e trasferito presto, prima a Napoli, poi in Germania e definitivamente negli Stati Uniti. Ci scrivemmo qualche lettera, poi la vita ci ha separato definitivamente. Ora vorrei sapere come sta e che vita ha avuto. È il mio primo amore, ma è la persona che mi ha salvato la vita». —

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