Disabili e non, la compagnia teatrale di Alessio

Alessio Bendoni con la corona di alloro e la sua tesi sull’esperienza di Tuttiateatro

“Il teatro non è il paese della realtà: ci sono alberi di cartone, palazzi di tela, un cielo di cartapesta, diamanti di vetro, oro di carta stagnola, il rosso sulla guancia, un sole che esce da sotto terra. Ma è il paese del vero: ci sono cuori umani dietro le quinte, cuori umani nella sala, cuori umani sul palco"

“Il teatro non è il paese della realtà: ci sono alberi di cartone, palazzi di tela, un cielo di cartapesta, diamanti di vetro, oro di carta stagnola, il rosso sulla guancia, un sole che esce da sotto terra. Ma è il paese del vero: ci sono cuori umani dietro le quinte, cuori umani nella sala, cuori umani sul palco». È un pensiero di Victor Hugo caro ad Alessio Bendoni, giovane grossetano che ieri si è laureato al Dams dell’Università Roma Tre, dipartimento di filosofia, comunicazione e spettacolo. Con la docente Valentina Venturini ha discusso una tesi che racconta una piccola realtà associativa locale: la onlus grossetana Tuttiateatro, che si occupa di disabilità. Il titolo della tesi è “Tuttiateatro, un teatro di vita”. Dal 2012, da quando era ancora minorenne, il venticinquenne Alessio Bendoni fa parte della compagnia teatrale dell’associazione, che comprende ragazzi disabili e attori normodotati. Per lui si tratta di una seconda casa. Ciò che rende speciale la compagnia è il fatto che prove e spettacoli vedono coinvolti giovani con disabilità diverse. Insomma, il teatro che diventa momento di inclusione, di integrazione, fabbrica di simpatie e amicizie altrimenti difficili da intessere. Dopo aver frequentato il Liceo Classico di Grosseto, il Carducci-Ricasoli, Bendoni ha scelto il Dams, portando a compimento un brillante percorso avviato, appunto, con Tuttiateatro. Un’esperienza che lo ha colpito al punto da intraprendere, dopo la maturità classica e parallelamente alla carriera universitaria, il provino per entrare nella prestigiosa Sdm, la cosiddetta Scuola del musical, dove si è diplomato, in piena pandemia, nel giugno dell’anno scorso. Ora la laurea. La tesi di Alessio Bendoni è una riflessione sul ruolo dell’arte nella creazione di una cultura della diversità; più nello specifico, in ambito teatrale, sulla possibilità di realizzare all’interno di un laboratorio una realtà in cui tutti, disabili e normodotati, possano portare le loro abilità, concorrendo a creare un prodotto finale in cui sentirsi valorizzati, ognuno secondo le proprie possibilità. Non è un teatro per i disabili, quello di cui parla Bendoni nella sua tesi, ma un teatro con i disabili, concetto su cui l’associazione grossetana Tuttiateatro basa la sua attività da più di quindici anni, da quando nel 2004 due studentesse dello stesso Liceo Carducci-Ricasoli, Eleonora Guelfi e Maria Giulia Pichenino, raccolsero la proposta della loro professoressa Bernardina Tarlati di creare un contesto dove realizzare l’integrazione della disabilità. «Con loro – racconta Bendoni – il palcoscenico non è un luogo dove emergono le difficoltà, ma in cui si arriva dopo aver costruito per mesi un gruppo integrato, in cui ciascuno ha lavorato sui suoi limiti per dare vita a una macchina scenica che funziona in ogni sua parte e realizza spettacoli godibili». Ma il giovane grossetano, nel corso della discussione on line, è andato oltre, parlando anche di ciò che arriva in galleria e platea: «Il ruolo dello spettatore – spiega – è importante. Personalmente credo che non si debba solo andare a vedere il ragazzo disabile che fa qualcosa; è troppo facile far partire subito l’applauso quando magari intona una canzone. Interessante, invece, è scoprire cosa succede quando la disabilità ci costringe a guardare la storia in un altro modo, a cercare soluzioni, emozioni... All’inizio – spiega – ci sono sempre delle difficoltà, ma il bello è proprio l’armonia che si crea nel tempo tra gli attori. Una vicinanza e una condivisione che va oltre il palco, momenti di amicizia e uscite che fino a un anno fa proseguivano fuori dalla sala prove». Il gruppo di lavoro di Tuttiateatro è composto da tanti volontari, ognuno con un ruolo ben preciso. E proprio dalla forza del volontariato nasce ogni anno, in Maremma, questo piccolo grande miracolo artistico, al momento sospeso come le vite di tutti noi. Un’esperienza personale e collettiva straordinaria: è questo il “materiale” sul quale Alessio Bendoni ha voluto costruire la sua tesi di laurea. Per una volta lo studio non è solo accademia, un esercizio teorico, ma carne e storie di vita. Perfette per lanciare un concretissimo messaggio: il percorso per abbattere pregiudizi e discriminazioni è ancora lungo, ma si può fare. Magari cominciando, tutti insieme, da un palcoscenico senza barriere. — RIPRODUZIONE RISERVATA