Quell’armadio pieno di scritte come un diario

Paola Novembrini accanto all’armadio. Nell’altra foto due scritte della bisnonna

Non è solo un mobile di indiscutibile bellezza con quasi duecento anni di vita l’armadio che fa bella mostra di sé nella casa di Paola Novembrini, la bisnipote della donna che vi ha scritto sopra date e fatti, un diario, una specie di taccuino più che prezioso, unico

Non è solo un mobile di indiscutibile bellezza con quasi duecento anni di vita l’armadio che fa bella mostra di sé nella casa di Paola Novembrini, la bisnipote della donna che vi ha scritto sopra date e fatti, un diario, una specie di taccuino più che prezioso, unico. Ogni giorno, quando la proprietaria lo apre, corre con lo sguardo alle scritte di tanto tempo fa, incise sul legno, con la matita, dalla bisnonna materna.

Non fu una vita facile quella di Clorinda Pasquinucci, nata a Stiava (Massarosa). Dolori, tragedie e fatiche segnarono la sua esistenza. Compreso un grande amore perso in modo tragico e prematuramente: Clorinda rimase vedova del marito a soli 19 anni e pochi mesi dopo perse un bambino, Giovannino. Le date di questi giorni dolorosi che videro la perdita dei suoi cari, nella seconda decade del Novecento, e quelle che riguardano fatti importanti di altri componenti della famiglia furono scritte tutte all’interno del mobile. Oggi è la bisnipote, Paola Novembrini, 61 anni, a raccontare con orgoglio la storia di «nonna Crò». Novembrini abita nel comune di Massarosa, ma è molto conosciuta a Lucca dove si reca ogni giorno per lavoro in un ente pubblico.

«Chissà per quale motivo la nonna Crò scrisse queste date a matita, forse il suo desiderio fu quello di tenerle sempre vive, perché la memoria non andasse perduta – dice la bisnipote –. Crò era figlia di Adele Matteucci e di Emanuele Pasquinucci, era nata nel 1846 e aveva sei fratelli. Per questo fu mandata a balia, come usava un tempo, dalla signora Rosa che abitava a Massarosa. Il suo carattere forte si rivelò fin dalla tenera età. A sette anni dovette fare ritorno a casa, ma scappò a piedi per tornare dalla signora Rosa, dove rimase fino a quando quest’ultima visse. Poi tornò dalla sua vera famiglia». La vera nonna di Paola si chiamava Emilia, detta Emilietta: «Ma io sono cresciuta con Clorinda, stavo con lei nelle ore in cui la mia mamma e la nonna lavoravano. Per questo nonna Crò era per me così importante».

Clorinda rimase vedova a 19 anni. Il marito, Fabio Ramacciotti, partì per la guerra del ’15-18. Fu rimandato a casa perché ammalato e lì morì. Nell’arco di sette mesi Clorinda perse il marito. Il figlio Giovannino morì nel 1917, a 22 mesi. Le date sono scritte sull’anta dell’armadio. Ci sono poi altre date che ricordano altre morti segnate addirittura anche con l’orario: “Giovanni Puccetti papà adottivo morto 5/11/1935 alle ore 5 dopo desinare“. Crò mise l’abito nero a 19 anni e non lo tolse più fino alla fine dei suoi giorni. «Non ricordo di averla mai vista con un abito di un altro colore, ha indossato il lutto a 19 anni e non lo ha più lasciato», aggiunge Novembrini. Altre date si riferiscono all’ingresso e all’uscita da un ospedale, accanto se ne legge un’altra con la nota “Alle sette del mattino”. Le scritte riportano eventi significativi, nascite, decessi, ricoveri in ospedale. Tutto fu segnato in modo scrupoloso riportando addirittura anche l’orario degli episodi. Ricordi indelebili trascritti con estrema precisione, le date sul legno sono una quindicina. «Forse nonna Crò non aveva altro materiale su cui poter scrivere per fermare la memoria – dice Novembrini – è possibile anche questa ipotesi». La bisnonna sapeva cucire e ricamare, faceva la sarta e insegnò alla bisnipote l’arte del ricamo. La nonna Emilietta invece lavorava nel forno insieme al marito Adelmo Martinelli in piazza Matteotti, a Stiava. Lei era madre della mamma di Paola, Giovanna. «La nonna ha rischiato più volte la vita per portare il pane ai partigiani, anche lei aveva un carattere forte e coraggioso. Con le dosi di farina che venivano assegnate al forno, lei faceva di nascosto il pane da portare ai partigiani, non si è mai tirata indietro». Successivamente la famiglia aprì un negozio di alimentari in via dei Borghi, sempre a Stiava, un negozio con forno annesso, gestito da Giovanna e rimasto attivo fino al 1997. «Sono cresciuta con la nonna Crò fino a 7 anni – conclude Paola –. Lei mi ha insegnato a cucire e a cucinare, fin da piccola. Mi ha insegnato anche a essere indipendente e a diventare grande. Ogni volta che apro l’armadio, guardo le date e il mio cuore si gonfia di amore e di orgoglio. L’armadio è integro, non è stato mai ritoccato, vorrei che non andasse perduto». – RIPRODUZIONE RISERVATA