Jessica ce l’ha fatta. La ragazza down ha un lavoro vero

Jessica Genovese, 30 anni, mentre sistema i prodotti negli scaffali del supermercato di Capezzano

Gli occhi di Jessica si sono illuminati alla notizia più bella che ha mai ricevuto in tutta la sua vita: è stata assunta a tempo indeterminato nel supermercato Conad del suo paese, Capezzano Pianore, nel comune di Camaiore

«Adesso potrò pagare le bollette». Gli occhi di Jessica si sono illuminati alla notizia più bella che ha mai ricevuto in tutta la sua vita: è stata assunta a tempo indeterminato nel supermercato Conad del suo paese, Capezzano Pianore, nel comune di Camaiore. E quella che è in generale una bella notizia, lo è ancora di più se si considera che Jessica Genovesi, 30 anni, è nata con la trisomia 21, ovvero è una persona con la sindrome di down. La sua esistenza finora è stata difficile: oltre alla sua malattia ha dovuto combattere con altre malformazioni, ma lei è una leonessa e non ha mai smesso di sorridere. Il suo cruccio è sempre stato quello di poter aiutare la madre con le spese di casa e adesso potrà farlo. Sempre che in casa gliene diano la possibilità. «Certo che lo faremo», dice soddisfatta la madre di Jessica, Sonia Bonuccelli, che ha visto sbocciare sua figlia proprio grazie a questo lavoro.

«Quando è nata non mi sono mai posta limiti sul suo futuro, ma neanche mi sono data dei traguardi. Non mi sarei mai aspettata un percorso di vita normale perché Jessica è riuscita a ottenere quello che hanno tante persone della sua età ed è capace di fare quello che fanno gli altri. Non è poco».

Chi nasce con la sindrome di down deve sempre combattere con quell’elusivo concetto che è la normalità: magari si arriva essere autonomi, ma “normali” è difficile; essere indipendenti, quasi un’utopia: «Ho saputo della disabilità di mia figlia soltanto nel momento in cui è nata perché trent’anni fa non esistevano i controlli che ci sono adesso sulle partorienti. Quando l’ho vista ho passato quindici giorni di sgomento, non lo nego: ho pensato tra me e me che, al contrario del fratello che all’epoca aveva tre anni, avevo messo al mondo una persona destinata all’infelicità. Io sono cattolica e quel pensiero si è subito trasformato: “se dio ha voluto così, è giusto che sia”. Da quel momento ne abbiamo passate tante: ha subito una serie di interventi importanti perché aveva altre malformazioni. È stata una sfida che abbiamo combattuto insieme. Lei ha avuto persone intorno da quando è nata che hanno cercato di farla vivere in un’isola felice - continua Sonia con un filo di voce - abbiamo tutti cercato di attutire le asperità della vita. Ma lei è stata sempre forte: a tre anni è andata all’asilo, pur con le sue difficoltà, e ha sempre trovato qualcuno che le ha teso la mano per farla arrivare dove non riusciva con le proprie forze. Jessica non si è mai sentita diversa dagli altri: basti pensare che vorrebbe la macchina e la patente. La voglia di autonomia c’è sempre stata». Ad accompagnare il percorso di Jessica in questi anni c’è stata l’Aipd Versilia (associazione italiana persone down) che è stata costituita nel 2009. Il comitato versiliese è in procinto di partire con la costruzione di un centro polifunzionale a Lido di Camaiore, in un campo vuoto acquistato accanto alla Misericordia, nel quale verrà realizzato il progetto “Dopo di noi”. Si tratta di una struttura con mini-appartamenti, laboratori, ambulatori, aree ludiche e foresteria sociale. L’operazione ha un costo importante e per la sua realizzazione la sezione Aipd ha lanciato la “Campagna del mattone” per accogliere le donazioni dei cittadini: la casa famiglia, una volta realizzata, avrà un’intera parete nell’ingresso decorata con tanti mattoncini che riporteranno i nomi di chi avrà partecipato con una donazione. Hanno già contribuito, ad oggi, circa 150 persone.

«Prima della pandemia con l’associazione avevamo preso un appartamento in affitto - continua Sonia, che fa anche parte del consiglio direttivo dell’Aipd - in modo che lei e altri ragazzi down potessero andare nel fine settimana per passare il tempo lontani dalla famiglia. Andavano al cinema, al bowling, facevano la spesa. C’era sempre un operatore con loro ma avevano una grande fetta di libertà: passavano il sabato “da soli” e la domenica andavamo a riprenderli. La svolta nella vita di Jessica è iniziata nel 2018 con un tirocinio proprio alla Conad. Alla fine di quest’anno il suo contratto sarebbe terminato, lei era triste perché diceva che non poteva pagare le bollette, anche se poi non le paga davvero. Ma per lei è un pensiero fisso. La titolare del supermercato, Alessia Bevilacqua, ci ha detto dell’intenzione di volerla assicurare. È stata un’esplosione di felicità. Adesso è nello staff e si occupa di sistemare i prodotti nel reparto Frutta e verdura. I suoi momenti preferiti, ovviamente, la pausa caffè delle dieci. Non c’è felicità maggiore per una madre di vedere sua figlia felice e realizzata».

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