Ristorante chiuso e allora regala cibo a chi non ce la fa

Domenico Calsabianca e Lidia Russo con i pacchi spesa della raccolta lanciata sui social

Viareggio: bella storia di solidarietà

Una cassa di latte, due confezioni di pelati, qualche pacco di pasta, piccole-grandi spese, destinate a chi proprio non ce la fa, sul tavolo del chiosco “L’Oste matto” in viale dei Tigli a Viareggio. «Adesso il problema è sopravvivere», racconta Domenico Calsabianca che insieme alla moglie Lidia Russo gestisce l’attività oggi chiusa come tutte le altre ai tempi del virus. Impossibile stare con le mani in mano quando dal mondo dei colleghi e non solo arrivano richieste di aiuto estremo. E allora, eccolo il post via social, apparso due giorni fa sulla pagina Facebook del locale: «Se sei disoccupato e vedi il tuo frigorifero vuoto, non vergognarti di chiamare in privato. Un pacco di riso, pasta, zucchero, latte o altro, ci si mette in ordine...Non passare la giornata a stomaco vuoto, o lasciare che i tuoi figli soffrano la fame per vergogna o orgoglio. Non è colpa tua! Conta su di me! Non abbiamo molto, ma con quel poco che abbiamo aiutiamo».

Dieci in un solo giorno le richieste di aiuto ricevute: «Arrivate soprattutto da famiglie con figli, persone che erano nel settore turistico e che oggi non lavorano più da mesi. Persone provate, che chiedono aiuto perché non ce la fanno più neppure a fare la spesa».

Ventiquattro ore di annuncio e non si è fatto avanti solo chi ha bisogno: «Abbiamo creato dei gruppi Whatsapp ai quali hanno aderito subito i nostri clienti e gli amici della lista civica con la quale mi sono candidato nel settembre scorso», racconta Domenico commosso per il sostegno ricevuto. Così, ieri mattina «un uomo che non avevo mai visto si è fermato al chiosco e ha lasciato un cassa di latte. Un altro mi ha portato pomodoro e pasta, spiegandomi che aveva 20 euro e li ha spesi per sostenere la nostra raccolta». L’appello di Domenico è diretto anche ai fornitori, sul territorio: «Acqua, latte, un po’ di succhi di frutta per i bambini. È tutto materiale necessario e graditissimo. Sono sicuro che i nostri fornitori non mancheranno di rispondere». Chi si fa avanti chiedendo un aiuto «quasi si scusa, si vergogna», sottolinea il ristoratore: «Io spiego a tutti che del bisogno non c’è da avere vergogna alcuna, di questi tempi. E che siamo qui per dare una mano, per quello che si può».

Mimmo e Lidia hanno fatto questa scelta non da privilegiati. L’attività lungo viale dei Tigli ha aperto a fine maggio 2019. Hanno fatto appena in tempo a vedere una stagione piena. Poi sono precipitati nella pandemia: «È la seconda Pasqua consecutiva che andiamo a perdere», sottolinea Domenico. Questo significa, a ruota, che di ristori “L’Oste matto” ne ha visti davvero pochi: «Abbiamo preso solo quanto spettante ai titolari di partita Iva. Abbiamo fatto domanda per il bonus legato alla filiera che era previsto per i primi di marzo ma ancora non è arrivato niente. E non solo a noi, perché a Viareggio sono davvero pochissimi i ristoratori che hanno ricevuto il dovuto».

Intanto, però, «arrivano le bollette, due dell’Enel e quella dell’acqua, importanti nonostante il chiosco sia chiuso. E il Comune di Viareggio ha già inviato la Pec con la comunicazione dei pagamenti dovuti per le concessioni demaniali sulle quali i chioschi insistono. Non c’è la mora, ma il dovuto va pagato prima o poi».

I due ristoratori, siciliano lui e campana lei – figli di un Sud che da sempre fa comunità per storia e necessità – sono giovani e non possono fare a meno di guardare al futuro: «Quello che non riusciamo a fare è stare fermi, senza fare niente, di fronte alle richieste di aiuto che ci arrivano», raccontano spiegando l’iniziativa lanciata. «Mia madre», ricorda Domenico, «lavora con noi e ha appena preso la cassa integrazione per un totale di 380 euro. Che ci fa? E noi come facciamo a non pensare a tutte le persone nella stessa situazione? Mio fratello lavorava anche lui nella ristorazione: adesso ha trovato altro, cambierà radicalmente mestiere, e intanto è tornato a vivere con nostra madre. Non ci si rende ancora conto di cosa accadrà davvero quando termineranno il blocco dei licenziamenti e l’erogazione della cassa integrazione, per poca che sia. Lo voglio ripetere per quella che è la realtà che vedo intorno a noi ogni giorno: adesso per tanti il problema è davvero diventato non quello di vivere, ma di trovare come sopravvivere». — RIPRODUZIONE RISERVATA