Fai 4 con la mano è il segnale che sei vittima di violenza

Giuditta Pasotto, l’imprenditrice fiorentina che ha lanciato il video virale con il segnale di Sos anti-violenza

L’idea di giuditta: un gesto per chiedere aiuto

A luglio, quando per la prima volta lo aveva lanciato, il video era passato inosservato. Ora, invece, è diventato virale. Merito anche della pagina Facebook di Chi l’ha visto che lo ha postato. Fatto sta che da 24 ore, il telefono di Giuditta Pasotto, fiorentina dalle radici europee – francesi, inglesi e spagnole, ideatrice del portale Gen.gle (servizio di aiuto reciproco per genitori single in Italia) – non ha smesso di ricevere messaggi. Amiche, certo. Ma soprattutto donne vittime di violenza. La ringraziano e si propongono come testimonial. Ci vogliono mettere la faccia. Vogliono prestare il volto alla campagna che Giuditta ha lanciato in Italia per diffondere il nuovo segnale di allarme internazionale contro la violenza sulle donne. Nulla di complicato. E per questo efficace: la mano con 4 dita alzate e il pollice ripiegato all’interno del palmo. Insomma, la mano che indica il numero 4 come quando eravamo bambini.

A prima vista può sembrare una banalità, perfino una sciocchezza. Qualcuno lo ha anche scritto: “Meglio il telefono”. Una reazione istintiva, comprensibile. Se non si fosse ai tempi del lockdown. Se molte donne non fossero chiuse in casa da oltre un anno, se per molte vittime di violenza il libero accesso al telefono, fosse impossibile. Invece, in presenza del proprio carnefice sì. Allora basta una videochiamata, anche per scambiarsi una ricetta e un gesto – che appare di saluto – si trasforma in un Sos. Lo stesso vale per il fattorino che ti consegna la pizza a casa: apre lui, tu sei dietro le spalle: gli mostri la mano, con solo quattro dita e il pollice piegato – una vittima sul palmo – e dai l’allarme. In silenzio, senza aprire la bocca. Ma che urlo, accidenti. Forte abbastanza da consentire a chi lo vede, di chiamare le forze dell’ordine (mai agire da soli) o di allertare il 1522, il numero specifico per la denuncia contro la violenza.

Per arrivare fino a qui, però, il cammino è stato lungo. In tempo e spazio. Lo conferma Giuditta Pasotto che ha 40 anni, tre figli e di mestiere fa la “progettista sociale”: propone progetti che siano socialmente utili. Come la “Casa dei babbi” creata a Firenze, per consentire ai padri separati di vivere in condominio, dividendo le spese. «Il segnale di aiuto contro la violenza domestica – racconta – è un progetto che arriva dal Canada. È stato ideato dalla Canadian Women’s Foundation e mi ci sono imbattuta circa un anno fa mentre ero alla ricerca di iniziative di rilevanza sociale da “importare” e declinare nel nostro Paese. Ho scritto all’associazione ad aprile 2020 comunicando che avrei voluto rilanciare la loro iniziativa di “Signal for help” (Segnale d’aiuto) in Italia. Mi hanno risposto con un grazie». Così a luglio, Giuditta è partita. Ma l’iniziativa è passata sotto silenzio. «Abbiamo cercato di capire perché – visto che la violenza non è un fenomeno stagionale – ma abbiamo dedotto che la gente fosse impegnata a godersi le vacanze. Ci avevano appena liberati dal lockdown, nessuno stava in casa. Non si pensava più a restare rinchiusi».

Perciò il video-tutorial su come chiedere aiuto senza parlare e con il carnefice a un passo è rimasto a candire sul web, ignorato. Poi, all’improvviso, è stato ripescato. «Anche in questo caso è difficile capire perché ora, visto che sono mesi che di nuovo siamo in casa. Possiamo solo teorizzare risposte: vista la coincidenza temporale possono farci pensare che lo abbiano rilanciato i fatti di Londra (una donna sequestrata e uccisa da un agente di Scotland Yard) e la carica della polizia contro la veglia pacifica per il suo omicidio. Ma è difficile dirlo. Quello che posso dire è che ora il video con cui spiego come chiedere aiuto con il gesto della mano è diventato virale». Non solo su Facebook. «L’aspetto più bello – riprende Giuditta Pasotto – è che il video viene scaricato e inviato tramite Whatsapp. Circola nelle chat di classe delle scuole. Perfino il mio figlio più grande, un adolescente di 14 anni, mi ha chiesto quante visualizzazioni abbia. L’interesse dei ragazzini è fondamentale perché significa che si cominciano a interessare del tema della violenza persone che finora si sono ritenute estranee al fenomeno». Giovani e adulti. Dalla Svizzera alla Sicilia, dice Giuditta. «Ma si fanno avanti anche tante donne vittime di violenza. Solo martedì sera ho ricevuto una trentina di messaggi di donne che hanno subito violenza. Persone con storie diverse, ma un tratto in comune: tutte mi hanno detto che per anni sono state convinte di essere responsabili per quello che stavano subendo. Ora sanno che non è così. E vogliono aiutare le altre. Vogliono postare il “loro” video con il segnale di aiuto universale. Perché anche un semplice gesto della mano ti può salvare la vita». — RIPRODUZIONE RISERVATA