Scuole chiuse, il ministero chiarisce: in aula solo i bambini speciali

Lezioni da casa anche per i figli dei lavoratori “essenziali”. La Regione Toscana chiede un chiarimento sull'apertura dei nidi

Nessuna regola speciale per i figli dei “lavoratori chiave”. Il ministero dell’Istruzione torna sui suoi passi e, da oggi, gli studenti dei 40 comuni toscani, dove gli istituti sono stati chiusi, seguiranno le lezioni da casa, in didattica digitale integrata. Tutti quanti, a eccezione di bambini e ragazzi con disabilità e bisogni educativi speciali. Mentre spariscono dalla lista i figli di quei lavoratori considerati, dallo Stato, essenziali. Lo chiarisce il ministero in una nota diffusa nel tardo pomeriggio di ieri, dopo il polverone di proteste che si era sollevato. Da parte dei dirigenti scolastici, ma pure delle Regioni che subito avevano chiesto delucidazioni sull'argomento.

A fare infuriare i presidi una nota del ministero del 4 marzo scorso. Dove si leggeva della possibilità, per i figli dei “lavoratori chiave”, di seguire le lezioni in classe. In zona rossa e anche in quella arancione, se i sindaci o il presidente della Regione dispongono la chiusura delle scuole. Peccato che nella nota del ministero non ci fosse un elenco delle categorie considerate essenziali.


Le richieste da parte dei genitori, intanto, sono cominciate ad arrivare, gettando i dirigenti nell’imbarazzo più totale. Il motivo? Nella nota – la 343 del 4 marzo scorso – si parla genericamente di lezioni in frequenza consentite «agli alunni figli di personale sanitario o di altre categorie di lavoratori, le cui prestazioni siano ritenute indispensabili per la garanzia dei bisogni essenziali della popolazione». Senza però specificare quali siano, in effetti, le categorie (extra mondo della sanità) che abbiano il diritto di avanzare la richiesta. In linea di principio, quelle categorie considerate fondamentali anche durante il lockdown del 2020 in base ai decreti che avevano stabilito quali attività dovessero restare aperte durante l’emergenza (tra gli altri, anche dipendenti di supermercati, giusto per fare un esempio). Ma, a distanza di un anno, non erano state messe nero su bianco. E i presidi brancolavano nel buio. Ieri il chiarimento: scuole aperte soltanto per gli studenti con disabilità e bisogni educativi speciali.

Sui figli dei “lavoratori chiave”, invece – fa sapere il ministero dell’Istruzione – ci sarà un momento di riflessione. Per rispondere ai dubbi delle Regioni ed evitare che la facoltà di scegliere chi ammettere (oppure no) ricadesse sulla scuola, già abbastanza provata in questo momento. Ed evitare al tempo stesso discriminazioni.

E, intanto, esulta l’Associazione nazionale presidi che, fin dal primo momento, aveva evidenziato le difficoltà a cui le scuole sarebbero andate incontro se non ci fosse stato un ripensamento da parte del ministero.

«Di fatto – sottolinea il presidente toscano dell’associazione nazionale presidi Anp, Alessandro Artini – avrebbe significato una cosa soltanto: la riapertura delle scuole là dove era stata disposta la chiusura. Con, in alcune classi, anche la metà, o addirittura il 75 per cento degli alunni in classe. La norma, infatti, attribuiva una responsabilità impropria ai dirigenti scolastici. Che, senza regole certe, sarebbero stati chiamati a scegliere quali studenti ammettere a lezione in aula e quali no. Sulla base della professione svolta dai loro genitori e, di fatto, aprendo soltanto il campo a incomprensioni. Per noi, infatti, tutti i lavoratori sono essenziali. Nessuno escluso».

I dirigenti scolastici, già nella giornata di ieri, hanno inviato una comunicazione alle famiglie per far sapere loro che soltanto gli studenti con disabilità, oggi, saranno in classe. Tutti gli altri seguiranno da casa. «Siamo felici che il ministero sia tornato sui suoi passi e abbia cambiato idea – conclude Artini – noi l’accogliamo come una vittoria. Non per noi, ma per le famiglie: è una questione di giustizia».

NIDI: CHIESTO UN CHIARIMENTO

La prima indicazione emersa rispetto al servizio dell’asilo nido è quella dell’apertura anche dove le scuole sono state chiuse. Ma oggi la Regione porrà un quesito specifico sull’argomento al ministero. Infatti le chiusure delle scuole, sia nel caso in cui gli istituti si trovino in una zona rossa o che siano in uno dei territori dove è stata disposta con un’ordinanza ad hoc (del presidente della Regione o del sindaco), fanno riferimento al nuovo decreto del presidente del consiglio Mario Draghi che dispone appunto l’interruzione dei “servizi educativi”. In questa categoria di sicuro si trova la scuola materna. Sull’asilo nido, invece, le interpretazioni non sono univoche.

Di conseguenza la Regione ha deciso di chiedere già da oggi direttamente un chiarimento a livello governativo in modo che poi ci sia una decisione uniforme nelle singole realtà territoriali. —

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