Coronavirus, i sindaci toscani: «Il virus non è in classe, troppo cene "allargate" fra amici e parenti»

Servizio da asporto in un locale

Sollecitati i controlli, scattano nuove ordinanza anti-assembramento e chiusura di parchi. Il primo cittadino di San Miniato: «Consegnati pasti a domicilio anche a 10-12 persone, così non va bene»

A Prato le scuole lunedì rimarranno aperte nonostante quel rapporto di 250 casi di contagio ogni 100mila abitanti che ha fatto rischiare grosso alla città tessile. Oggi e domani (e fino al 14 marzo) sarà vietato però fermarsi nelle principali vie del centro storico. Per fermare i contagi si dichiara guerra agli assembramenti con il tentativo di provare a salvare la scuola anche se le previsioni per la prossima settimana sono di peggioramento dei contagi. In altri comuni si decide di chiudere i parchi o di adottare altre misure di contenimento del contagio. Tutti provvedimenti che puntano a evitare la chiusura delle scuole che, con le ordinanze del presidente della Regione Eugenio Giani, riguardano 40 Comuni.

PRATO, CENTRO “CHIUSO”


Da oggi a Prato chi vorrà andare a fare shopping dovrà fare attenzione a camminare spedito e non creare capannelli. Lo stabilisce l’ordinanza firmata dal sindaco Matteo Biffoni che ha convocato una giunta alle 9 del mattino dopo che nell’incontro terminato quasi a mezzanotte di venerdì con Giani ha avuto l’ufficializzazione che a scuola si sarebbe potuti andare. A Prato e nei Comuni della provincia.

GIARDINI VIETATI

Eugenio Giani ha ascoltato i sindaci ma a quei Comuni, 76, considerati fortemente a rischio di contagio, ha chiesto una contropartita: un irrigidimento delle misure di contenimento del Covid-19. E anche i Comuni dell’Empolese, del Valdarno e della Valdelsa hanno deciso di vietare l’accesso ai giardini pubblici. Anche in questo caso, dopo due ore di confronto, si è optato per non chiudere le scuole tranne a Certaldo e poi a Bientina dove il contagio è diffuso. «Con trentaduemila studenti – ripete Biffoni – chiudere le scuole è impensabile». E anche lui oltre al centro storico ha vietato alcuni luoghi di ritrovo.

LE CENE CON GLI AMIICI

Nell’area dell’Empolese invece il tema era: chiudere tutti o nessuno. Quindici sindaci si sono messi d’accordo per provare a lasciare aperto ancora una settimana e firmare ordinanze uguali almeno in microzone di più comuni.

«Abbiamo analizzato la situazione scolastica ed è emerso che non era quella la fonte di contagio nei nostri territori ma le famiglie», spiega Simone Giglioli sindaco di San Miniato. «Ci sono comportamenti scorretti: i ristoratori mi dicono che loro restano chiusi ma consegnano pasti a domicilio anche per 10-12 persone. Questo significa che ci sono pranzi “allargati”. Nei paesi in cui tutti ci si conosce è facile capire quali sono i rapporti tra parenti, tra amici. La situazione è grave e chiedo ai cittadini di avere un comportamento più responsabile. Abbiamo scritto al prefetto di Pisa per poter avere più controlli».

BIENTINA CHIUSA

Bientina è l’unico comune della provincia di Pisa ad aver chiuso le scuole. Contagi diffusi. «Noi siamo bordeaux scuro neanche rossi – commenta il sindaco Dario Carmassi – perché sono tre settimane che i contagi sono a livelli altissimi e la sensazione che il tracciamento sia saltato». Anche il parroco è ricoverato in condizioni serie in ospedale dopo che aveva avuto un malore durante la messa. Qui oltre alla chiusura delle scuole si proverà a stoppare il virus con uno screening di massa. Il maxi parcheggio della palestra sarà allestito per fare i tamponi a 2. 500 persone su una popolazione di oltre 7. 700 a partire da martedì e fino a giovedì. Le prenotazioni sono già aperte sul portale della Regione.

IL CASO MONTIGNOSO

Stando ai numeri Bientina non sarebbe dovuta rimare la sola con le restrizioni dell’Asl Nord Ovest. A Montignoso il rapporto tra nuovi casi per 100mila abitanti supera 430. Il sindaco, però, ha preferito non chiudere le scuole perché «la ragione dei contagi è altrove. Io conosco tutti i positivi – spiega Gianni Lorenzetti – e so che si tratta di focolai familiari. Sono persone con rapporti parentali».

IL NORD A RISCHIO

Montignoso ma non solo. Anche la Versilia e Massa hanno numeri che possono far sfuggire di mano la situazione. Viareggio e Camaiore sono nella parte alta della classifica della contagiosità. «Casi di varianti brasiliana e africana nell’Asl nord ovest – dice Mauro Pistello, professore di Virologia a Cisanello – non ce ne sono ma dall’analisi dei tamponi ormai risulta che la variante inglese riguarda il 60 per cento e si sta andando verso una situazione omogenea della Toscana. Quindi non c’è da stare tranquilli». —



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