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L'infettivologo di Cisanello: «Le varianti del virus infettano più facilmente bimbi e giovani»

Marco Falcone

La nostra intervista al professor Marco Falcone, dirigente di Malattie infettive all'ospedale di pisano. Cisanello sarà tra i primi in Italia a sperimentare i monoclonali prodotti a Siena

PISA. Le insidie della variante inglese mettono al centro del mirino una fetta di popolazione che finora si era sentita se non al sicuro di certo lontana dalla prima linea nella guerra al Covid. Sono i bambini e gli adolescenti. Quello che in Gran Bretagna era stato un segnale ormai acquisito negli studi scientifici, ora diventa un avvertimento serio anche per la Toscana. Nella nostra regione il virus nella declinazione d’Oltremanica ha ormai raggiunto il 60 per cento dei contagiati. E gli effetti su categorie finora non considerate bersagli primari stanno iniziando a occupare la scena sanitaria.

«Giovani in gravi condizioni o a rischio vita potrebbero essere casi sporadici. Finché non saremo in grado di sequenziare i ceppi del virus, attribuendo le eventuali varianti alla maggiore gravità dei sintomi, non potremo essere precisi».


A parlare è il professor Marco Falcone, infettivologo dell’ateneo pisano e dirigente di Malattie infettive all’ospedale Cisanello.

Professore, il cambio di passo in negativo del virus è che ora colpisce bambini e ragazzi.

«Non siamo ancora in condizione di arrivare a considerazioni che associno in automatico la gravità dei casi con le varianti in giro».

Ma dal punto di vista clinico cosa sta accadendo?

«Lo ha già detto l’Istituto superiore di sanità e lo riscontriamo anche noi. Stiamo osservando un fenomeno in cui nella fascia degli over 80 diminuiscono i ricoveri. Mi riferisco alle ultime due settimane. Loro calano e aumentano gli ingressi delle fasce più giovani. Si assiste a un’inversione di tendenza».

E come se lo spiega?

«Per gli anziani potrebbero essere i vaccini somministrati a categorie mirate. E per i giovani le varianti del virus che spostano l’infezione. In Gran Bretagna due mesi fa hanno segnalato la tendenza secondo cui la variante inglese aveva una maggiore capacità di infettare bambini e adolescenti rispetto a quella classica. È uno scenario che ci dobbiamo attendere. Per ora ci sono stati pochi casi gravi. Ma se pensiamo che finora i bambini erano quasi sempre asintomatici la preoccupazione per le forme più serie del virus esiste».

Finora non avete avuto pazienti giovanissimi in gravi condizioni?

«Sì, ci sono stati. Ora, però, il rischio sta aumentando».

In che senso?

«Un dato che circola tra gli addetti ai lavori è che la variante inglese sia ormai al 60 per cento con possibilità di un’ulteriore crescita. Le peculiarità sono una maggiore contagiosità e una più alta propensione a causare infezioni in fasce di età fino a questo momento risparmiate. Si distingue soprattutto su bimbi e adolescenti».

In attesa dell’estensione dei vaccini quale difesa è praticabile?

«Tenere alta la guardia con le regole che ci accompagnano da un anno. E poi vaccinare, vaccinare, vaccinare. Se non si sblocca quella risposta chissà per quanto ci ritroveremo a discutere sempre delle stesse cose. È questa l’unica soluzione all’orizzonte».

E gli anticorpi monoclonali? Il progetto della Toscana Life Sciences Sviluppo legittima aspettative rassicuranti.

«Sì, certo. A breve l’ospedale di Pisa sarà tra i primi in assoluto in Italia a somministrare gli anticorpi monoclonali. Danno risposte efficaci ai positivi non gravi alle prese con l’infezione in fase precoce».

A Pisa cosa sarete in grado di garantire?

«Partiremo a giorni con i monoclonali sperimentali che somministreremo come studio clinico. E poi i monoclonali comprati dall’Aifa (Agenzia italiana del farmaco, ndr). Appena rilascerà le raccomandazioni e ci arriveranno i farmaci, saremo pronti a partire nel giro di poche settimane».

Come funzionerà la somministrazione?

«Una prima forma sarà quella dell’infusione per via endovenosa che dura circa un’ora. La seconda, quella del progetto toscano, si farà attraverso un intramuscolo. Un’ora di osservazione e la persona se ne va a casa. Per evitare le evoluzioni gravi del virus e in attesa della vaccinazione di massa, gli anticorpi monoclonali nei prossimi mesi saranno strumenti utilissimi». —

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