Ora le mafie comprano i locali in crisi da Covid

Mandano degli intermediari a offrire soldi. Ma sono sporchi: allarme nel commercio

«Guardi che le comprano il locale anche subito». Sono personaggi insospettabili quelli che si presentano. Spesso sono commercialisti, dicono di venire per conto di società imprecisate capaci di comprare il locale “sull’unghia”. E il proprietario del bar, quello del ristorante o dell’albergo in crisi, vende. Eccome se vende. E gli importa poco a chi. L’imprenditore è disperato, la crisi economica l’ha sommerso di debiti e non vede l’ora di liberarsi di quell’attività che è diventata solo una croce. È un anno che il Covid ci ha travolti e pare che queste scene accadano sempre più di frequente in Toscana. Succedono nei centri storici delle città d’arte: Firenze, Pisa, Lucca e Siena. Si ripetono nelle città piccole e grandi della costa: a Viareggio come a Grosseto. Il problema è che quei soldi “facili” che l’imprenditore vede come la manna dal cielo per liberarsi di un peso insostenibile, rischiano di essere sporchi. Di più. Sporchissimi. Frutto di spaccio di droga, vendita di armi ed estorsioni. L’imprenditore non lo sa o forse è messo così male che non gli interessa nulla conoscere chi è il compratore della sua attività, ma dietro quel commercialista rischiano di esserci le mafie. Sì, le mafie. Solo loro, con la crisi devastante che sta mettendo in ginocchio mezzo commercio toscano, hanno una quantità inverosimile di denaro da investire. Solo loro possono permettersi di comprare con uno schiocco di dita bar, ristoranti, alberghi e case.

SEGNALI INQUIETANTI


Il fattaccio c’è stato la notte del 23 febbraio. A Firenze esplode un ordigno artigianale davanti a un locale della ristorazione. È la prima volta che succede. L’accaduto “puzza” e le indagini vengono assegnate ai magistrati della Dda. «Ma l’esplosione è solo la punta dell’iceberg. Il Covid ha portato intorno ai ristoranti personaggi strani. Prima venivano con paccate di soldi. Ora sono più guardinghi e mandano i commercialisti». Aldo Cursano, presidente regionale di Fipe, la sezione ristoranti di Confcommercio, è andato più volte alla Procura di Firenze a segnalare questi movimenti strani. Anche Salvatore Calleri, presidente della Fondazione Antonino Caponnetto, li ha notati: «Ma sono anni che le mafie si interessano di bar, ristoranti, alberghi e case. È il modo migliore per riciclare il denaro frutto di attività illecite. E la pandemia ha aperto opportunità incredibili». Il quinto rapporto sulle mafie della Normale di Pisa parla anche di avvocati, ingegneri, architetti assoldati dalla criminalità. Curioso poi che ci siano locali che chiudono e riaprono in poco tempo. «Sì. È un altro fatto strano. Come se ci fosse qualcuno pieno di soldi di dubbia provenienza che non gli ci vuole niente a riaprire un’attività», aggiunge il responsabile nazionale per la legalità della Cgil, Luciano Silvestri.

LA TOSCANA MAFIOSA

«Spaccio di droga, traffico di armi, estorsioni. In Toscana le mafie hanno un fatturato da 15 miliardi. Almeno un terzo li investono per comprare bar, ristoranti, alberghi e case» dice Salvatore Calleri. Una cifra enorme. E se le istituzioni non alzano le difese, l’economia malata potrebbe divorare quella sana. «Sì, divorare. Perché non è più vero che la Toscana non è terra di mafia. La mafia ha messo le radici da noi e ci vuole divorare» dice il presidente della Fondazione Caponnetto. Ma è proprio sicuro che le mafie abbiano messo radici anche da noi? Calleri: «Eccome. 27 gennaio 2021. A Firenze viene arrestato Giulio Caporrimo, un boss della Cosa Nostra palermitana. Risulta residente nel capoluogo di regione e ha una “decina” (un gruppo organizzato) operante in città. In Versilia c’è il clan dei Casalesi (camorra): fa estorsioni, investe in case, alberghi e ristoranti. Area pisana: ai clan Schiavone, Iovine e Russo (collegati ai Casalesi) piace il traffico di rifiuti». E il censimento 2018 della Fondazione Caponnetto sui clan passati da noi fa impressione: 50 della camorra, 31 della mafia siciliana, 45 della ’ndrangheta, tre della sacra corona unita, tre altre mafie, più clan albanesi, cinesi e nigeriani. In tutto 150 clan mafiosi. E gli italiani la fanno da padroni. —

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