Scuole chiuse anche in arancione, si decide ogni venerdì: le province a rischio

La Regione crea il Comitato di emergenza che ogni venerdì decide chi resta a casa. L’ordinanza scatterà il lunedì e durerà una settimana

FIRENZE. La scuola non va chiusa in linea di principio perché, ogni volta che quei cancelli rimangono chiusi, il danno per gli studenti e per la loro formazione è enorme. In tempo di pandemia, questa è sempre stata la convinzione del presidente della Regione Eugenio Giani e di gran parte dei sindaci toscani. Ma di fronte al diffondersi delle varianti del Covid, che stanno colpendo in particolare i giovani, anche i vertici regionali si sono dovuti arrendere. E alla luce del nuovo decreto del presidente del consiglio dei ministri Mario Draghi, che conferisce alle Regioni poteri di chiusura per le scuole anche nel caso in cui il colore sia arancione o giallo, Giani ha istituito un Comitato per l’emergenza e per la prevenzione scolastica. Un gruppo di lavoro composto da 15 persone che dovrà decidere ogni venerdì pomeriggio eventuali chiusure (settimanali) su base provinciale o comunale.

Nello stesso giorno il presidente incontrerà anche i sindaci per disporre eventuali zone rosse locali, sempre a partire dal lunedì dopo. Sono quasi settanta i Comuni che potrebbero rischiare la chiusura delle scuole, o in parte eventualmente anche le zone rosse, e sono in gran parte monitorati o già in zona rossa. Si trovano nelle province di Arezzo, Lucca, Massa Carrara, Siena, Pistoia, il territorio di Cecina e la zona dell’Empolese Valdelsa. Proprio qui, a Certaldo, ieri in una materna sono stati trovati 60 bimbi positivi.



LA SITUAZIONE. Dalle indicazioni date dal presidente, anche la prossima settimana la Toscana sarà arancione con un indice di contagiosità (Rt) sul filo del rosso (poco sotto l’1,25). «Stiamo passando in queste ore i dati al Comitato tecnico scientifico a Roma – ha detto – e pensiamo che non ci sia il passaggio in zona rossa neppure la prossima settimana. Ma l’indicazione certa dovrà essere fornita da Roma venerdì (domani ndr). I contagi sono saliti, così come l’occupazione dei letti in terapia intensiva e il numero dei ricoverati in ospedale. Ma vediamo anche che da una settimana i contagi sono stabili. I ricoverati in terapia intensiva sono 170. A ottobre scorso ne abbiamo avuti anche 300 e comunque abbiamo un’autonomia di 700 posti. Le persone ricoverate nei reparti Covid sono 1. 200 ma ne abbiamo avute anche 2. 200». Dunque, commenta ancora il presidente Eugenio Giani, «siamo in una situazione che possiamo definire sicuramente seria ma gestibile».

SCUOLE. Con il nuovo decreto del presidente del consiglio dei ministri che entrerà in vigore domani (e sarà valido per un mese) ci sono novità per la scuola perché, a livello di Comitato tecnico scientifico, sono state sottolineate forte preoccupazioni per l’espandersi delle varianti attraverso anche i giovani. Per cui con la zona rossa le scuole saranno tutte chiuse. Me nel caso in cui il colore della regione sia giallo o arancione, il presidente della Regione stessa può disporre chiusure ad hoc in tre casi: a livello provinciale quando l’incidenza cumulativa dei positivi sorpassa i 250 casi su 100. 000 persone su base settimanale; a livello comunale nel caso in cui ci sia la circolazione delle varianti con alto rischio di diffusione e di resistenza al vaccino; e infine, sempre a livello comunale, per motivato peggioramento del quadro epidemiologico.

IL COMITATO. «Non sono meccanismi automatici quelli delle chiusure in questi casi – ha spiegato ancora il presidente – per cui ho deciso di costituire un comitato di consultazione che si riunir ogni venerdì alle 17 per decidere le eventuali chiusure delle scuole». Oggi Giani firmerà un’ordinanza per la costituzione del nuovo Comitato per l’emergenza e la prevenzione scolastica (Ceps).

Il Comitato sarà composto dal presidente e da 15 persone: l’assessore alla sanità, l’assessore all’istruzione, il direttore generale della giunta, il direttore dell’istruzione, il direttore della sanità, poi il direttore dell’Agenzia regionale di sanità che potrà portare anche l’epidemiologo, il direttore dell’Ufficio scolastico regionale, un rappresentante dei prefetti, un rappresentante dell’Upi (Unione province italiane) e uno dell’Anci (Associazione nazionale comuni italiani), il presidente del parlamento degli studenti, e poi i quattro direttori delle tre Asl e del Meyer. E si riunirà dopo aver avuto l’indicazione dal ministero sul colore della regione perché con la zona rossa il meccanismo di chiusura sarebbe automatico.

«Quello che discuteremo in questa occasione lo tradurrò in un’ordinanza che scatterà dal lunedì successivo – ha spiegato ancora Giani – La scuola va chiusa solo in circostanze eccezionali: gli istituti devono rimanere aperti perché ogni giorno di mancata lezione per i nostri ragazzi si configura un danno nella loro formazione». La Toscana, ha aggiunto ancora, «ha riaperto le scuole secondarie superiori l’11 gennaio, e sono contento di averlo fatto: siamo stati cinque settimane in zona gialla, l’attività non ha avuto influenza sulla diffusione del contagio. Ma questo avveniva a gennaio: siamo a marzo, e nell’ultimo mese progressivamente le varianti hanno dimostrato di passare molto attraverso i bambini e i giovani, quindi il ministero della sanità ha voluto che ci fossero queste ulteriori opportunità di chiusura».

ZONE ROSSE LOCALI. Sempre ogni venerdì pomeriggio il presidente della Regione Giani riunirà anche i sindaci delle province con i più alti contagi per decidere di intervenire con zone rosse locali. Questo sempre dopo aver avuto indicazioni sul colore della regione da Roma. –

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