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I super dirigenti di Giani: 5 nuovi ingressi e tante conferme, ma sono tutti “in prova”

Da sinistra in alto: Elena Pianea, Michele Mazzoni, Giovanni Massini, Paolo Pantuliano, Giovanni Palumbo e Gianluca Vannuccini

Il presidente nomina sedici direttori dei dipartimenti della Regione. Una mini rivoluzione alla macchina dei tecnici. Ma la campagna acquisti sembra un "sacco" a Palazzo Vecchio. Due inserti sono renzianissimi, uno fu capo di gabinetto a Palazzo Chigi. Silurati eccellenti. Così nasce il Pegaso Magico

FIRENZE. Depredato Palazzo Vecchio, un "sacco" alla casa del capoluogo. Da lì arrivano cinque dei sedici super dirigenti nominati da Eugenio Giani ai vertici della macchina regionale. Due nati e cresciuti nella gens renziana. Due che con Matteo Renzi e poi con Dario Nardella hanno svolto ruoli chiave. Poi un gianiano della primissima ora, di quando cioè Giani era il “Gianian sportivo” in Comune a Firenze, assessore nella giunta di Leonardo Domenici, un’era geologica fa. Via il direttore della cultura scelto da Enrico Rossi, dentro una “fedelissima” coltivata nell’ultimo anno da presidente del Consiglio regionale e suggerita al presidente da Cristina Giachi, oggi consigliera regionale dem, ex assessora e vicesindaca fiorentina, pure lei un’ex paladina della rottamazione. Infine, silurato il corrispondente da Bruxelles, Enrico Mayrhofer. Il direttore per l’ufficio per gli affari europei, base operativa chiave per i rapporti con la Commissione Ue e i futuri progetti del Recovery plan, avrebbe ricevuto la notizia il giorno prima della scadenza del contratto.

E sono proprio cinque i nuovi ingressi e tante le conferme. Insomma, se per un verso Giani usa i metodi fast and furious del renzismo, dimostrandosi molto meno arrendevole di quanto lo si racconti e “si racconti” nello storytelling del politico che si concede a tutti, non nega a nessuno una stretta di mano, un gesto, una battuta, uno dei suoi aneddoti eruditi sulla toscanità, i Medici, e Cosimo e Leopoldo, dall’altra il presidente sembra aver varato la sua mini rivoluzione nelle governance regionale mantenendo fede ad antichi patti col renzismo, ma pure costruendo un suo inner circle, anche detto ormai Pegaso Magico, di cui facevano già parte la portavoce Cristina Manetti, il capo della segreteria Paolo Becattini e il giovanissimo consigliere Bernard Dika. Così, tutti i “nominati” – anche chi è stato confermato – avrà un contratto di un anno rinnovabile per altri cinque. È la nuova linea suggerita a Giani dal consigliere Stefano Bruzzesi, detto il Richelieu del Pd. Un anno di “prova” per dimostrare di valere e poi la conferma in base ai risultati ottenuti. In fondo, si tratta pur sempre di manager pubblici che guadagnano oltre 120mila euro all’anno.

Così, almeno due dei nuovi sedici direttori nominati negli ultimi giorni sono manager pubblici venuti su con la generazione Leopolda: il primo è Giovanni Palumbo, che diventa direttore di Organizzazione personale, gestione e sicurezza sedi di lavoro. Non uno qualunque. Quando il caterpillar della rottamazione arrivò al potere spazzando via con la “c” aspirata anni di liturgie romane e oliati passaggi di poltrone nella burocrazia di Stato, fu uno dei primi outsider di fronte a cui i boiardi arricciarono il naso, un po’ sdegnati dall’irruenza del Giglio magico. Da capo di gabinetto in provincia a Firenze e poi dirigente a Palazzo Vecchio, Palumbo diventava capo segreteria a Palazzo Chigi al fianco di Renzi.

I maligni in Regione sostengono sia la contropartita con cui Italia Viva, prima o poi, darà il via alla riforma sulla giunta allargata, col nono assessore e i due sottosegretari, che Giani vorrebbe assegnare però a tutti esponenti dem. Finora gli italovivaisti si sarebbero messi di traverso e adontati, sbracciandosi contro una «riforma che non serve» alla gggente, proprio per alzare la posta sulle nomine dei manager. Così verrebbe letta anche la promozione di Gianluca Vannuccini, l’ingegnere elettronico traghettato da Palazzo Vecchio a Palazzo Strozzi Sacrati per dirigere i servizi informatici. «Un vero talento con grandi capacità, per noi sarà la perdita più pesante», raccontano dal Comune. L’enfant prodige del digitale, lo “smanettone” che presentarono a Renzi come quello che avrebbe potuto realizzare tutte le app gigliate sognate dal rottamatore, nel concorso ha sbaragliato anche alcuni “giganti interni”, come Andrea Belardinelli, attuale dirigente dei Servizi digitali della sanità, autore di tutti i portali di prenotazione sul Covid messi a punto in un anno, strumenti chiave con cui la Toscana anche adesso registra le migliori prestazioni in Italia sulla vaccinazione. È arrivato da Palazzo Vecchio pure Paolo Pantuliano, nominato settimane fa direttore generale e a cui il governatore ha affidato anche l’interim alla direzione competitività territoriale della Toscana e autorità di gestione (dei fondi europei) nelle more dell’affidamento dell’incarico, per il quale in pole position potrebbe esserci Paolo Tedeschi, ex capo di segreteria di Enrico Rossi.

Distaccata da anni fra Palazzo Strozzi Sacrati e Palazzo Pegaso dal Comune anche Elena Pianea, fino al 2019 dirigente con Giachi a Palazzo Vecchio, poi in consiglio regionale e ora in Regione per sostituire Roberto Ferrari alla cultura e all’istruzione, quest’ultimo già nominato direttore del Museo Galileo a Firenze. Non solo. Da piazza della Signoria a piazza Duomo trasloca anche Michele Mazzoni, che fu dirigente allo sport quando Giani ricopriva il ruolo da assessore nella giunta Domenici. Per lui il presidente ha addirittura creato un nuovo settore: la direzione Opere pubbliche. Molte, poi, le conferme: resta al dipartimento della Sanità Carlo Tomassini, il super dirigente che ha guidato la task force regionale nella pandemia, restano Edo Bernini all’Ambiente e all’Energia, Aldo Ianniello all’urbanistica, Enrico Becattini ai Trasporti e alle infrastrutture, Giovanni Massini alla Difesa del suolo e alla Protezione civile, Albino Caporale alle attività produttive, Paolo Giacomelli al bilancio, Lucia Bora all’avvocatura regionale e agli affari legislativi, Roberto Scalacci all’agricoltura, Francesca Giovani al Lavoro, Paolo Ciampi all’ufficio stampa Toscana Notizie. Con lui, confermati settimane fa anche Bernardo Gozzini al Lamma e Rocco Damone a Careggi. L’ufficio di Bruxelles, lasciato da Mayrhofer, lo assume ad interim Pantuliano. La struttura dell’ufficio di Bruxelles e quella dell’ufficio di Roma saranno accorpate e avranno un unico dirigente che seguirà i due “fronti” fuori Toscana. Una scelta strategica, dato che la partita del Recovery plan si giocherà proprio sulle due sponde istituzionali.

Curiosità: tre dei super direttori e consiglieri di Giani arrivano dalla strada. Nel senso che sia Bernini, Paolo Becattini e Pantuliano sono stati nella Polizia municipale. Nelle stanze del potere regionale circola già una battuta. "Altro che rivoluzione dei manager, questo è il Pegaso dei vigili urbani".