La lectio magistralis dell'ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte all'Università di Firenze

L'ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte, docente di diritto privato nell'ateneo fiorentino, rientra nel suo ruolo di docente e parla per un'ora dell'esperienza della pandemia vista soprattutto sotto il profilo del diritto

La lectio magistralis di Giuseppe Conte all'Università di Firenze

Il prof è tornato. Sembra passata un'eternità tra l'immagine di Giuseppe Conte che saluta i dipendenti di Palazzo Chigi, dopo aver ceduto la campanella a Mario Draghi, e quella del Conte professore, che tiene la lectio magistralis nell'Aula magna dell'Università di Firenze vuota, nel silenzio della dad voluta proprio dal suo governo. Sono trascorse solo due settimane, invece, e la prolusione segna per l'ex premier "il mio ritorno nella comunità accademica fiorentina". Il titolo della lezione è emblematico: "Tutela della salute e salvaguardia dell'economia. Lezioni dalla pandemia", in cui tocca la sua esperienza come capo dell'esecutivo alle nozioni di Diritto, le scelte per fronteggiare il Covid con i dettami della Costituzione, il suo ruolo politico, in Italia e in Europa, con le citazioni tipiche di ogni docente.

L'introduzione è schietta: "L'emergenza che stiamo vivendo è, oggettivamente, la sfida più severa e pervasiva che il nostro Paese è chiamato ad affrontare dal secondo dopoguerra a oggi". Ma nessun bilancio è ancora possibile: "Con lo scorrere del tempo, uscendo dall'orizzonte fortemente condizionante della cronaca ed entrando nella dimensione ampia e dilatata della storia, saranno possibili bilanci esaustivi e valutazioni ponderate". Di sicuro ricorda le difficoltà di gestione, che "sono apparse subito evidenti". Così come non nega di essersi trovato davanti al bivio "se lasciare correre il virus o intervenire con misure restrittive", ma del resto l'Italia è stato il primo Paese europeo a confrontarsi con il Covid. Infatti riporta un insegnamento che ha appreso sulla sua pelle: "È ingannevole il dilemma che prefigura un'alternativa tra tutela della salute e tutela dell'economia". L'una si tiene se c'è l'altra.

In punta di diritto ripercorre le decisioni che lo spinsero ad adottare i Dpcm per fronteggiare la pandemia. Serviva "uno strumento particolarmente agile, in modo da intervenire prontamente in base all'evoluzione del contagio", che era ed è "imprevedibile". Ma tra le possibilità che offriva la Carta costituzionale, "non abbiamo mai preso in considerazione la possibilità di esercitare il potere sostitutivo dello Stato", preferendo "coltivare un costante dialogo con le autorità territoriali".

Poi c'è il ruolo dell'Europa, e qui viene il Conte più politico. "C'è euforia per le professioni di fede europeiste che si sono moltiplicate, in Italia, in queste ultime settimane, tanto più che alcune di queste sono giunte inopinate. Ma l'europeismo non è una moda" e serve per controbattere i nazionalismi, perché "uno Stato, ove ripiegato su se stesso, non può essere in grado di rispondere alle sfide più complesse". Lo spirito comunitario, però, va costruito, soprattutto adesso che ci sono modelli solidali, con la creazione delle linee di credito del Next Generation Eu, di cui ripercorre la genesi, non omettendo la fatica diplomatica per disossare la reticenza dei Paesi frugali. Poi c'è la visione politica dell'Ue, che per l'ex premier deve rafforzare "la tradizionale capacità d'interlocuzione con gli Stati Uniti", a patto che "non rinunci al dialogo con altri stakeholder" come Russia e Cina. A fine lectio c'è anche la realtà della vita, in cui Conte ha incontrato il rettore dell'ateneo fiorentino Luigi Dei, dando la disponibilità a tenere lezioni, seminari e conferenze nell'ambito dell'attività didattica già programmata.