Coronavirus, la Regione: le province di Siena e Pistoia in zona rossa da sabato per una settimana. Eugenio Giani: «Bene agire subito»

Dalla riunione con i direttori generali delle Asl e i sindaci dei territori coinvolti giù uscita la decisione su una provincia. Un incontro anche con i primi cittadini dell'Empolese Valdelsa, ma la zona rossa è rinviata. All'interno la mappa con il tasso di positività provincia per provincia

FIRENZE. "La situazione è preoccupante. Stiamo analizzando e valutando con la presidenza della giunta l'impatto di questa impennata, e se sia il caso di prendere ulteriori misure a livello locale". Simone Bezzini, dopo giorni di cautela, usa le parole del realismo più crudo.

L'assessore alla sanità lo fa in veste ufficiale, durante un'audizione in commissione Sanità del Consiglio regionale commentando l'aumento dei contagi registrato oggi in Toscana. Quei 1374 nuovi casi sono un segnale di non ritorno. Non c'è più tempo per la cautela, così come avrebbe voluto il presidente Eugenio Giani. Per questo l'assessore cita i numeri.

E quelli non lasciano scampo: nelle riunioni con i sindaci viene decisa la chiusura delle province di Pistoia e poi di Siena. Zona rossa da sabato 27 febbraio a domenica 7 marzo. In fondo sono quelle in cui le varianti ormai sono diventate prevalenti nella curva dei contagi, quelle in cui da giorni si accendono focolai nei comuni.

LE RIUNIONI DECISIVE

E dopo una video riunione con i direttori generali delle Asl e i sindaci, nel tardo pomeriggio arriva anche la prima decisione: la provincia di Pistoia sarà zona rossa da sabato 27 febbraio fino al 7 marzo compreso. E anche dal vertice su Siena arriva una scelta analoga. Non solo. à

Un summit si è tenuto anche con i sindaci dell'Empolese, per decidere se pure lì siano necessari micro lockdown circoscritti ai comuni più a rischio oppure una zona rossa generale di tutta l'area, ma alla fine non se ne fa niente. L'Empolese attenderà ancora. "La decisione è rimandata come chiesto dai sindaci", precisa Giani in diretta Facebook. Peraltro sarebbe stato complicato bloccare solo una parte della provincia di Firenze.

"Purtroppo devo informarvi che la provincia di Pistoia diventerà zona rossa da sabato - scrive in un post il sindaco di Pistoia Alessandro Tomasi -  Ho appena finito una riunione con il presidente della Regione Eugenio Giani, con cui, sentita la Asl, è stata concordata questa misura a livello provinciale. Lo abbiamo sempre detto: i provvedimenti presi a livello di singoli territori, i provvedimenti “spot”, sono poco efficaci. Il dato provinciale è alto rispetto a quello della media regionale. Da qui l'estensione della zona rossa a livello di provincia. Sarà firmata un'ordinanza regionale con durata fino a domenica 7 marzo".

PISTOIA E SIENA OSSERVATE SPECIALI

In fondo, il tasso di nuovi positivi, spiega l'assessore, è particolarmente alto in due province: a Pistoia, dove si registrano circa 60 casi ogni 100 mila abitanti, e a Siena, dove l'incidenza è minore ma ci sono più casi legati alla variante brasiliana dovuti alla vicinanza con l'Umbria. "Sono in corso azioni del progetto 'Territori sicuri', con i test di massa, che al momento stanno funzionando bene a livello locale - ha spiegato Bezzini -. C'è uno screening in corso a Monteroni (Siena) per la variante brasiliana, poi partirà quello a Sovicille, dopo gli interventi fatti nei giorni scorsi in altri territori".

I dati di Pistoia, postati dal sindaco

IL PROBLEMA DELLE VARIANTI

La variante inglese è destinata anche in Toscana a diventare uno dei ceppi prevalenti: attualmente è rilevata in circa il 40-50% di chi si ammala. Bezzini ha osservato che "questo è un problema, perché essendo più contagiosa rischia di far impennare la curva in un momento in cui la barriera dei vaccini non ha ancora prodotto effetti su vasta scala". Ma è stato proprio il dato del bollettino di oggi a imporre un'accelerazione. "Presidente non c'è più tempo, o interveniamo o questo è l'avvio di una terza ondata che rischia di essere un replay della seconda", hanno spiegato a Giani i tecnici. E proprio l'incidenza delle varianti è stata decisiva per decidere la zona rossa a Siena.

LO SCONTRO CON I TECNICI E SPERANZA

Da giorni si consuma uno scontro fra vertice politico e struttura tecnica della Regione. Mentre lui frena, temporeggia, i tecnici provano ad illustrargli i numeri, le curve, il modo in cui si muove il contagio. Ma sebbene già lunedì, in un incontro a Roma, il ministro Roberto Speranza e il presidente dell'Istituto superiore di sanità Silvio Brusaferro lo avessero esortato a varare zone rosse locali, lui finora recalcitrava. E non erano stati neppure i primi. Sulla scrivania di Giani l'ipotesi "zone rosse locali" come soluzione cuscinetto per scongiurare una terza ondata giace da tre settimane, avanzata perfino dall'Agenzia regionale di sanità. Ma finora, stretto nella morsa dei sindaci recalcitranti, aveva provato a resistere. Oggi, di fronte all'impennata, ha ceduto. "Presidente, il virus è matematico - gli hanno ripetuto i tecnici - non politico, non accetta mediazioni". 

I VACCINI

"Andiamo avanti con la vaccinazione - ha detto Giani - anche se siamo a 280mila vaccinati su 3,7 milioni di persone". E fa presente che ogni anno servirà un vaccino. "La macchina è in moto, contiamo di accelerare". E poi i numeri: "Siamo a 1000 posti letto occupati, nei momenti peggiori siamo arrivati a 2200. E a 160 terapie intensive a fronte di 297. Pur avendone a disposizione 600. Per cui meglio intervenire prima che la situazione diventi ancora più complessa".

 

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