«Ci vorrebbe un attentato alla sede del Tirreno»

Lo "screenshot" del commento sulla pagina Facebook del Tirreno di Pistoia

Ancora attacchi sui social al nostro lavoro, il caso per un “post” a Pistoia. E a Livorno un collega viene aggredito da un tabaccaio che scrive su un sito

«Ci vorrebbe un bell’attentato alla sede del Tirreno, con tanto di morti e feriti». La minaccia è rivolta alla redazione di Pistoia. Arriva dal web. Nelle stesse ore in cui a Livorno, un altro collega, Stefano Taglione, viene aggredito durante un servizio: «Sei una testa di cazzo» gli dice un tabaccaio che si diletta a scrivere su un sito. Di solito copia gli articoli de Il Tirreno. E non ci cita. Però ci insulta.

Minacce e insulti. Nel giro di poche ore. A pochi giorni dalla trasmissione in cui un professore universitario si permette di apostrofare come «scrofa e vacca» una parlamentare. In Italia non è stato sdoganato solo il diritto di odiare. È stata sdoganata la certezza di farla franca. Di poter istigare alla violenza senza essere incriminati. Ecco come.

LIVORNO

«Ah sei Taglione? Quello che ha detto che copio (gli articoli del Tirreno)? Te sei una testa di cazzo e se lo ridici vedi cosa ti succede…». Sono da poco passate le 10. In Borgo Cappuccini, a Livorno da poche ore hanno fatto esplodere un parcometro con una bomba carta. Alcune persone sono fuori dalla bulloneria “Le Dune”, dietro la colonnina dei posteggi. C’è pure il proprietario Alessandro Barbieri. E anche Marco Ristori, titolare della tabaccheria che scrive per il sito “L’Osservatore”. Taglione lo aveva già invitato a citare Il Tirreno, quando riproduceva i nostri articoli. Mentre il cronista domanda alle persone della zona se hanno sentito qualcosa in merito all’esplosione, Ristori si presenta, inizia a insultarlo – «Scrivi di merda» – gli fa il gesto dell’ombrello e invita la gente a non rilasciare dichiarazioni. La situazione si surriscalda. Taglione registra un video. Con gli insulti. Cita a Ristori anche l’articolo che avrebbe copiato: «Il tuo direttore, Guerrieri, molto correttamente lo ha ammesso e infatti ha citato Il Tirreno riguardo alla notizia della donna di 45 anni morta». Ristori non cede: «Lui è troppo buono, per il quieto vivere, io no. Se ridici che ho copiato…». E lascia la frase in sospeso. Poi, il tabaccaio si avvicina a Taglione, senza mascherina, quindi se ne va, continuando a insultare.

PISTOIA

La provincia di Pistoia, come altre zone della Toscana, registra da alcune settimane un’impennata dei contagi da Covid. Il Tirreno ha documentato questo fenomeno sull’edizione di domenica pubblicando le tabelle con i dati della Regione sul numero di contagi per ogni 100.000 abitanti nei comuni della provincia pistoiese e rafforzando l’analisi con il parere degli esperti della Fondazione Gimbe e di altri dati pubblicati dall’Agenzia regionale della sanità. Il nostro articolo è stato poi pubblicato sul web e postato su Facebook. E lì si è scatenato il putiferio. Fb è fedele specchio del nostro Paese: fatto di gente ragionevole, che si appassiona, si informa, discute, critica o condivide il tono di un articolo, ma a partire appunto dai fatti (e in questo caso dai numeri). E poi ci sono quelli, una minoranza, che hanno qualche difficoltà ad accettare la realtà (troppo banale chi si considera più furbo degli altri) e perfino l’aritmetica, che trovano più eccitante o consolatorio o gratificante pensare a “complotti” variamente assortiti per tenerci chiusi in casa con commenti vari: e chissenefrega se i “vecchi” muoiono; poi chi l’ha detto che muoiono davvero; già è tutta una finzione; sono numeri truccati. In questo gruppone brillano da anni, ormai, i poco originali odiatori dei giornalisti in genere, perché la colpa, si sa, è sempre della “stampa allarmista” (lo pensano a volte le amministrazioni che non vogliono essere tirate per la giacchetta, perché lo sanno loro come fare). Quelli che hanno già deciso che quelle cifre sono inventate o manipolate. Infine tra questo gruppo di “eletti”, spunta anche Roberto Ricotti, che a un certo punto scrive: «Ci vorrebbe un bell’attentato alla sede de “Il Tirreno”, con tanto di morti e feriti».



Perché si sa che sui social bisogna spararla più grossa possibile sennò chi ti sta a sentire soprattutto se non hai niente da dire. Succedeva anche nei bar e nei circoli, la discussione saliva di tono e per attirare l’attenzione bisognava gridare e e dirle grosse come case. Ma i social non sono il bar. Forse anche Ricotti prima o poi se ne renderà conto. Anche perché questa non è una sparata: è una minaccia. O un’istigazione alla violenza. A cui farà seguito una querela, così come per Ristori. —



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