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Vaccini a confronto: i tre già in uso, quello in arrivo e gli altri

Le categorie prioritarie. E i bugiardini di Pfizer, AstraZeneca e Moderna. Attesa per Johnson & Johnson

Ecco una guida ai vaccini già in uso in Toscana e a quelli che saranno disponibili fra poche settimane. Un vademecum che riproduce i dati di efficacia e i foglietti illustrativi dei vari sieri, con le principali informazioni su tipologia, effetti collaterali e tipo di somministrazione.

CATEGORIE PRIORITARIE

Queste la gerarchia elaborata dal ministero della Salute di cui le Regioni devono tener conto:

1) per prime vengono le persone estremamente vulnerabili, intese come «affette da condizioni che per danno d’organo preesistente, o che in ragione di una compromissione della risposta immunitaria a Sars-Cov-2 hanno un rischio particolarmente elevato di sviluppare forme gravi o letali di Covid-19», a partire dai 16 anni di età.

2) le persone fra i 75 e i 79 anni

3) le persone fra i 70 e i 74 anni

4) le persone con un «aumentato rischio clinico se infettate da Sars-Cov-2» a partire dai 16 anni fino ai 69 anni

5) le persone fra i 55 e i 69 anni senza condizioni che aumentano il rischio clinico

6) le persone fra i 18 e i 54 anni senza condizioni che aumentino il rischio clinico.

Fra i 16 e i 17 anni l’unico vaccino indicato è Pfizer. Dopo queste categorie, la priorità va al personale scolastico, forze armate e dell’ordine, carceri, luoghi di comunità, altri servizi essenziali. Infine, il resto della popolazione.
Nel caso fossero disponibili vaccini non indicati per le prime sei categorie, si può anticipare, come successo per AstraZeneca, con insegnanti e forze dell’ordine. —

PFIZER
Si usa dai 16 anni in su. «In freezer anche a -15»

Il nome completo è mRNABNT162b2 (“per gli amici” Comirnaty) ed è prodotto da BioNTech Manufacturing GmbH e Pfizer Manufacturing Belgium. Come Moderna è un vaccino a vettore virale e funziona nello stesso identico modo. A differenza di Moderna che può essere somministrato ai maggiorenni, Pfizer può essere iniettato anche agli adolescenti dai 16 anni. Aifa ed Ema hanno autorizzato la distribuzione del vaccino, la Fda (l’americana Food and drugs administration) ne ha autorizzato l’uso in condizioni di emergenza.

EFFICACIA
È efficace nel 95 percento dei casi; secondo il recentissimo studio di efficacia di Asl Toscana si arriva al 100 per cento di immunizzati nel campione analizzato. Un recente studio dell’università di Oxford asserisce una risposta immunitaria efficace sia sulla variante inglese che su quella sudafricana.

CONSERVAZIONE
Per conservare la sua efficacia il vaccino deve essere conservato a temperature estreme, comprese tra -90 e - 60 gradi centigradi. (Ma l’azienda sostiene che il proprio prodotto possa essere conservato tra -25 e -15 gradi e ha chiesto all’agenzia regolatoria americana di aggiornare le proprie linee guida in questo senso).
Il vaccino non diluito, una volta tolto dal congelatore, può essere conservato prima dell’uso fino a cinque giorni a una temperatura compresa tra i 2 e gli 8 gradi, e fino a due ore a una temperatura non superiore a 30 gradi.

SOMMINISTRAZIONE
L’arrivo in Toscana di oltre 44mila dosi, la scorsa settimana, ha fatto scattare il via alle prenotazioni per gli ultraottantenni. La somministrazione prevede due dosi da 0,3 millilitri da iniettare per via intramuscolare a distanza di almeno 21 giorni l’una dall’altra. Il vaccino si è dimostrato efficace a partire da 14 giorni dopo la prima iniezione.

EFFETTI INDESIDERATI
Gli effetti indesiderati molto comuni (più di una persona su 10) sono: dolore e/o gonfiore nel sito di iniezione; stanchezza; mal di testa; dolore muscolare; dolore articolare; brividi, febbre.
Effetti comuni (fino a una persona su 10) sono: arrossamento nel sito di iniezione; nausea.
Effetti non comuni (fino a una persona su 100) sono ingrossamento dei linfonodi; senso di malessere; dolore agli arti; insonnia; prurito nel sito di iniezione. Effetto raro (fino a una persona su 1000) è l’asimmetria temporanea di un lato del viso.
Sulla base dei dati disponibili non può essere definita la frequenza di reazione allergica grave, effetto indesiderato classificato quindi come “non noto”.

DOVE SI USA
Il vaccino BioNTech-Pfizer è utilizzato principalmente negli Stati Uniti, in Canada, in Europa, in Giappone e in Corea del Sud . —
 

ASTRAZENECA
Suggerito fino a 65 anni, richiamo a 12 settimane

Il nome completo è ChAdOx1 nCoV-2019 ed è stato messo a punto da AstraZeneca in collaborazione con la Oxford University. È un vaccino a vettore virale, utilizza cioè il virus reso innocuo con al suo interno una sequenza di Dna utile a fare produrre una proteina “spike” e generare la conseguente risposta immunitaria in soggetti di età superiore a 18 anni. Non ci sono dati per stabilirne efficacia e sicurezza in adolescenti e bambini, né gli studi clinici attualmente disponibili consentono una stima dell’efficacia del vaccino in soggetti di età superiore ai 55 anni. Aifa, Ema e Oms hanno autorizzato la distribuzione del vaccino, Aifa ne ha sconsigliato però l’utilizzo agli over 65.

EFFICACIA
Questo vaccino è efficace nel 70 per cento dei casi, anche se l’efficacia può essere inferiore nei soggetti immunosoppressi. Ma un nuovo studio pubblicato su Lancet afferma che con richiamo a 12 settimane di distanza dalla prima dose, l’efficacia si innalza fino all’82%. Secondo l’Oms può essere usato anche nei Paesi in cui sono presenti varianti del virus. Al momento, a dire no ad AstraZeneca è la Svizzera, che ritiene di non avere a disposizioni dati sufficienti.

CONSERVAZIONE
Per conservare la sua efficacia il vaccino deve essere conservato in frigo a temperature comprese tra i 2 e gli 8 gradi. Questa particolarità lo distingue dagli altri due vaccini, realizzati con la tecnologia a mRNA e che pertanto richiedono accortezze particolari per il trasporto e la conservazione a bassissime temperature.

SOMMINISTRAZIONE
La Toscana ne ha ricevute la settimana scorsa 30mila nuove dosi. Il ciclo di vaccinazione consiste in due dosi separate da 0,5 millilitri ciascuna, somministrate con iniezione intramuscolare. La protezione inizia da circa tre settimane dopo la prima dose. Alla luce degli ultimi risultati, Aifa raccomanda che la seconda dose sia somministrata dopo 12 settimane dalla prima, e non prima di 10 settimane.

EFFETTI INDESIDERATI
Gli effetti indesiderati molto comuni (più di una persona su 10) sono: dolore, calore, prurito o lividi nel punto in cui viene praticata l’iniezione; sensazione di stanchezza e affaticamento o sensazione di malessere generale; brividi o sensazione di febbre; mal di testa; sensazione di malessere e nausea; dolore alle articolazioni o dolore muscolare.
Effetti comuni (fino a una persona su 10) sono: gonfiore o arrossamento nel punto in cui viene praticata l’iniezione, febbre superiore a 38 gradi centigradi; malessere con vomito o diarrea. Effetti non comuni (fino a una persona su 100) sono: sonnolenza o vertigini; diminuzione dell’appetito; ingrossamento dei linfonodi; sudorazione, prurito o eruzione cutanea.

DOVE SI USA
Il vaccino AstraZeneca è utilizzato principalmente in Europa (ma non in Svizzera), in Brasile, Argentina e Colombia, in India e in Australia. —

MODERNA
Efficacia molto elevata, resiste un mese in frigo

Il nome completo è mRNA-1273 ed è stato messo a punto da Moderna. È un vaccino realizzato con tecnologia mRNA, utilizza cioè un RNA messaggero (non il virus vero e proprio, ma solo l’informazione genetica che serve alla cellula per costruire copie della proteina “spike”) che induce la sintesi di antigeni del virus; gli antigeni S del virus stimolano la risposta anticorpale in soggetti di età superiore a 18 anni con produzione di anticorpi neutralizzanti. Aifa ed Ema hanno autorizzato la distribuzione del vaccino, Oms ha detto «no alle donne incinte».

EFFICACIA
Questo è efficace nel 94,1 per cento dei casi, comprese persone di età superiore ai 65 anni e in presenza di condizioni e patologie compresa la positività ad Hiv. Secondo l’Agenzia europea del farmaco sembra altamente efficace contro le nuove varianti: risultati rassicuranti sulla variante inglese, più complicata invece la situazione con quelle brasiliana e sudafricana.

CONSERVAZIONE
Per conservare la sua efficacia il vaccino deve essere a temperature comprese tra meno 25 e meno 15 gradi centigradi fino a sette mesi, ma è possibile conservarlo per 30 giorni nei luoghi stessi deputati alla vaccinazione a una temperatura compresa tra i 2 e gli 8 gradi.

SOMMINISTRAZIONE
A febbraio Moderna consegnerà all’Italia 248mila dosi di vaccino invece delle 488mila previste, promettendo di recuperare a marzo.
Pochi giorni fa la Commissione Europea ha autorizzato un secondo contratto con Moderna per 300 milioni di dosi aggiuntive di vaccino. La somministrazione prevede due dosi da 0, 5 millilitri da iniettare per via intramuscolare a distanza di 28 giorni l’una dall’altra. I soggetti potrebbero non essere completamente protetti fino a 14 giorni dopo aver ricevuto la seconda dose. Il presidente di Moderna, Noubar Afeyan, spiega che per combattere le varianti l’azienda sta ragionando sulla possibilità di somministrare una terza dose.

EFFETTI INDESIDERATI
Gli effetti indesiderati molto comuni (più di una persona su 10) sono: gonfiore sotto le ascelle; mal di testa; nausea; vomito; dolore ai muscoli, alle articolazioni e rigidezza; dolore o gonfiore in corrispondenza del sito di iniezione; sensazione di estrema stanchezza; brividi; febbre.
Effetti comuni (fino a una persona su 10) sono: eruzione cutanea; eruzione cutanea, arrossamento o orticaria in corrispondenza del sito di iniezione.
Effetto non comune (fino a una persona su 100) è il prurito in corrispondenza del sito di iniezione, effetti rari (fino a una persona su 1000) sono paralisi flaccida facciale monolaterale temporanea, detta anche paralisi di Bell, e gonfiore del viso.

DOVE SI USA
Il vaccino Moderna si usa principalmente negli Stati Uniti, in Canada, in Europa, in Giappone e in Corea del Sud. —

JOHNSON & JOHNSON
Basterà una sola dose e forse sarà la svolta

«Siamo fra i migliori in quanto a somministrazioni». Lo ripete spesso il presidente Eugenio Giani, ricordando però che fino a quando non arriveranno grossi quantitativi di vaccino la Toscana non potrà fare un salto di qualità nella campagna vaccinale. Quel balzo potrebbe arrivare fra metà marzo e inizio aprile quando dovrebbe entrare in gioco il vaccino Johnson & Johonson della multinazionale Janssen.

LE FORNITURE
La casa farmaceutica ha appena chiesto l’autorizzazione all’Ema, che per quella data conta di dare una risposta. Se come tutti si aspettano sarà positiva, il piano-vaccini potrebbe accelerare moltissimo. Innanzitutto, perché nei tre mesi successivi al via libera la multinazionale si è impegnata a consegnare all’Italia 7,3 milioni di dosi. In Toscana dovrebbero arrivarne 445mila da aprile a giugno, una media di 37mila a settimana. Poi 972 mila fra luglio e settembre e altre 200mila entro fine anno. Ma non sono le quantità a fare la differenza.

UNA SOLA DOSE
Insieme a Pfizer, che ha promesso flaconi aggiuntivi, sarà decisivo per far cambiare passo alla campagna perché è il primo vaccino esistente contro il Covid a prevedere una sola dose. Sebbene sia basato sulla stessa piattaforma tecnologica utilizzata da AstraZeneca, e cioè un vettore virale (adenovirus disattivato) che trasporta una porzione di Dna utile alle cellule del nostro organismo a produrre la proteina spike del virus e a innescare la risposta immunitaria, è però il primo siero per cui non sarà necessario il richiamo. Un’unica iniezione e dopo 28 giorni si raggiunge il massimo della copertura immunitaria.

EFFICACIA E VARIANTI
Certo, anche J&J rischia di inciampare nelle varianti. Condotti in molti continenti del mondo, i trial clinici hanno rilevato l’efficacia più bassa in Sud Africa. Lì, dove la temutissima variante ormai ha raggiunto il 95% di diffusione, il vaccino americano garantisce il 57% di efficacia, del 66% in America Latina, dove è diffusa la brasiliana, del 72% negli Stati Uniti. Non solo. Dopo aver arruolato 43.783 volontari, si sa che il vaccino J&J ha un’efficacia del 66% nel prevenire malattie da Covid-19 di lieve entità, ma dell’85% nel prevenire le forme più gravi e che lo scudo immunitario protegge in questo caso anche dalle varianti, inclusa la sudafricana. Inoltre, nel 100% dei casi ha evitato ricoveri e decessi a 4 settimane dalla somministrazione. Particolarmente interessante è proprio l’ultimo dato relativo al Sudafrica.

I PIU' PROTETTI
Pur essendo meno efficace, il vaccino si è dimostrato utile contro le forme da moderate a gravi. E il 41% dei partecipanti apparteneva a categorie ad aumentato rischio di forme gravi di Covid-19, persone obese, diabetiche, ipertese, sieropositive e immunocompromesse. Dunque più della metà era a rischio di sviluppare forme gravi della malattia da Covid-19.

GLI ALTRI VACCINI
Curevac a primavera, Reithera verso l'autunno

Uno dopo l’altro, stanno arrivando. Mattone dopo mattone, i vaccini stanno costruendo la grande muraglia con cui il mondo proverà a difendersi dal Covid-19. Dopo i ritardi iniziali, sono molte le case farmaceutiche che si apprestano a chiedere l’autorizzazione alle agenzie regolatorie. Le prossime a bussare alla porta dell’Ema, l’agenzia europea del farmaco, saranno Curevac e quasi certamente Reithera, la grande sfida autarchica dell’Italia.

CUREVAC
A stare al calendario delle forniture in mano al ministero della Salute, la biotech tedesca Curevac dovrebbe consegnare al nostro Paese circa 29 milioni di dosi, 7,3 nel secondo trimestre e di queste dovrebbero arrivarne alla Toscana 446.200 entro giugno. Una previsione ottimistica, dato che è probabile la commercializzazione a giugno. Quello di Curevac è il vaccino che Trump avrebbe voluto accaparrarsi a marzo. Ora è arrivata alla fase tre delle sperimentazioni, quella finale. I risultati sono attesi a fine marzo. È un vaccino a Rna messaggero come quelli di Pfizer-BionTech e Moderna. Ad aiutare nella produzione industriale la piccola biotech di Tubinga dovrebbe arrivare il gigante Bayer. La richiesta all’Ema è prevista a primavera inoltrata, anche se è stata sottoposta a «revisione ciclica», cioè una procedura accelerata prevista in caso di emergenze sanitarie. Gli studi clinici sull’efficacia finora hanno dato risultati incoraggianti, ma al momento non sono presenti sufficienti prove per presentare richiesta di via libera.

REITHERA
Il vaccino completamente italiano, prodotto e infialato a Castel Romano, a sud di Roma, su cui il governo ha investito parte di un fondo da 380 milioni, non è atteso in tempi brevi. Completata con buoni dati la fase uno (dati incoraggianti sono stati resi pubblici il 5 gennaio), la casa sta per avviare la fase due e non terminerà la tre prima dell’estate. Poi, potrà fornire al nostro paese dieci milioni di dosi al mese. Questo vaccino usa il metodo del vettore virale (con un adenovirus di gorilla). Secondo la fase uno, potrebbe bastare un’unica dose.

SANOFI-GSK
Questo vaccino, su cui l’Italia ha investito molto, accaparrandosi oltre 40 milioni di dosi, è in ritardo di sei mesi a causa di un errore nei dosaggi somministrati durante i test clinici, con dosi più diluite del previsto che hanno portato a una risposta immunitaria più debole tra gli anziani. L’azienda francese insieme all’inglese Gsk, che ha uno stabilimento anche a Rosia a Siena e per cui lavora lo scienziato Rino Rappoli, non ha scommesso sui vaccini a Rna, considerando fosse troppo alto il rischio di fallire, visto che era la prima volta che si usava quella tecnologia. L’idea è stata di puntare su una piattaforma tecnologica conosciuta, la proteina spike. Sebbene necessiti di più tempo, c’era la convinzione che come per la Mers e la Sars, anche il Covid sarebbe stato messo sotto controllo prima dell’arrivo dei vaccini. Ora l’arrivo del vaccino è previsto al più presto per ottobre.

CINA E RUSSIA
Un vaccino cinese, Sinovac, fra i cinque in fase avanzata, e il vaccino russo Sputnik potrebbero teoricamente essere approvati in Europa. Finora fra i produttori dello Sputnik e l’Ema sono in corso colloqui esplorativi. I russi hanno pubblicato su Lancet i risultati dei test il 2 febbraio. L’efficacia sarebbe del 91%. L’autorizzazione seguirebbe le stesse regole: sottomissione di tutti i dati delle sperimentazioni, incluse le schede cliniche di ciascuno volontario, e disponibilità a rispondere alle eventuali domande di chiarimento da parte di Ema. Ma i due Paesi, dove non esistono agenzie indipendenti, per ora hanno avuto con l’Europa poco più che contatti informali. —

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