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Caso Galilei, un dossier difende lo scalo dagli attacchi di Firenze

È quanto invieranno a Procure e Corte dei Conti il comitato dei piccoli azionisti e l'associazione Amici di Pisa

Un dossier di 23 pagine, più un’altra sessantina di allegati. Da inviare presto, forse già oggi, a Procure e Corte dei Conti. Le associazioni pisane vogliono dare battaglia sul fronte degli aeroporti. E annunciano esposti in serie. Ci hanno lavorato per settimane. Ora sono pronti alla spedizione. In testa il comitato dei piccoli azionisti di Toscana Aeroporti e l’associazione Amici di Pisa. Due realtà da sempre in prima fila nel sostegno al Galilei. Soprattutto dai tempi della fusione con Firenze. «E non certo per questioni di campanilismo», si affrettano a sottolineare, riprendendo la recente polemica del sindaco fiorentino, Dario Nardella. Il quale, tornando sul documento votato dal consiglio comunale di Pisa contro la nuova e più lunga pista di Peretola, sarcasticamente aveva detto: «Non vorrei che ora i consiglieri comunali di Firenze facessero una mozione sulla Torre di Pisa. Credo che ognuno si debba occupare della sua città».

Ma ora non è più solo questione di battute, ironie e sfottò. Le associazioni pisane chiamano in causa procuratori e giudici, mentre solo qualche settimana fa l’associazione Vas (Vita, ambiente, salute), il comitato pratese che dal 2013 si batte contro il progetto della nuova pista del Vespucci, aveva chiesto la chiusura dell’aeroporto di Peretola per presunte irregolarità («È come una casa che non ha l’abitabilità»).


Con i piccoli azionisti e gli Amici di Pisa ci sono altre associazioni locali (Ponte di Mezzo, Compagnia di Calci e Movimento Opi) «preoccupate – dicono Gianni Conzadori e Franco Ferraro, presidenti rispettivamente del comitato e degli Amici – dai risultati negativi del Galilei e dai ripetuti rinvii dell’ampliamento del suo terminal», oltre che «allarmate dalla richiesta avanzata dall’associazione Vas sulla preventiva e cautelativa chiusura del Vespucci».

Conzadori e Ferraro tengono ancora nascoste le loro carte. I documenti allegati all’esposto partono comunque da lontano. Sicuramente fanno riferimento all’Opa del 2014 che portò Corporacion America ad acquisire la maggioranza delle società degli aeroporti di Pisa (Sat) e Firenze (Adf), mossa che spalancò le porte alla privatizzazione tanto avversata anche dalle istituzioni pisane. «Vogliamo denunciare – dicono Conzadori e Ferraro – i fatti accaduti a monte e a valle della costituzione del polo aeronautico toscano che hanno danneggiato e poi emarginato il ruolo degli ex soci Sat nella nuova società Toscana Aeroporti, costituita con la fusione per incorporazione di Adf in Sat».

L’esposto mette in fila, promettono, dati, fatti e persone «che hanno coinvolto i soci Sat nelle problematiche fiorentine. Sat aveva ben gestito il Galilei, classificandolo anche 9º nella graduatoria degli aeroporti nazionali, e aveva sempre intrattenuto rapporti trasparenti e cordiali con i soci. Il compianto amministratore delegato Ballini l’aveva sviluppata del 118 per cento in cinque anni. Purtroppo il Galilei nel 2019, cioè prima della pandemia, è stato retrocesso al 12º posto, con un gap del -5,5 per cento dallo sviluppo medio nazionale del +4 per cento e contro uno sviluppo del Vespucci del +5,7 per cento».

Piccoli azionisti e Amici di Pisa fanno loro alcune dichiarazioni dell’ex presidente del consiglio regionale Alberto Monaci: «Sull’unificazione dei due aeroporti di Firenze e Pisa, Monaci aveva detto: «Alla fine ha vinto chi voleva la pista da 2.400 metri e fondere le due società aeroportuali. Temo che la fusione non stimoli la competizione, ma attivi il controllo. Fossi stato un politico pisano mi sarei opposto con tutte le mie forze fino a sdraiarmi per protesta sulla pista». Critiche le associazioni nei confronti dell’ex presidente della Regione, Enrico Rossi, «che cedendo l’11,9 per cento delle azioni regionali, senza riconoscere il diritto di prelazione ai soci pubblici, ha favorito la privatizzazione».

Piccoli azionisti e Amici di Pisa puntano il dito anche contro «il dispendio di energie societarie e di varie amministrazioni per promuovere il master plan di Peretola, bocciato sia dai tecnici regionali che dalla giustizia amministrativa, per imporre un progetto non gradito ai territori della Piana, quando Adf poteva ottemperare alle prescrizioni della Via 0676 del 2003, che già 18 anni fa le avrebbe offerto la possibilità di prolungare la pista sull’interramento dell’A11, ottenendo circa 2.000 metri di lunghezza, la stessa prevista dal city airport approvato con il Pit». E dunque la domanda di fondo è sempre la stessa: «Perché Firenze non l’ha fatto e ha voluto condizionare Pisa?». —

(13 _ continua)

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