Dimezzati i consumi in Toscana più colpiti i centri commerciali

I dati di gennaio: rispetto a dodici mesi fa crollati il settore viaggi e ristorazione. Qualche timido segnale di ripresa dopo la riapertura dei musei e luoghi d’arte

FIRENZE. La Toscana riprende fiato grazie alla cultura. Secondo l’Osservatorio permanente sull’andamento dei consumi Confimprese-Ey la crisi della ristorazione tocca punte registrate solo durante il primo lockdown, peggiorano anche i dati di abbigliamento e del settore non-food; maglia nera al settore dei viaggi. Nel complesso a gennaio 2021 la regione ha fatto segnare un meno 50 per cento rispetto allo stesso mese del 2020. Da Firenze però arrivano lievi segnali di ripresa grazie alla riapertura (anche se contingentata) di musei e luoghi d’arte, che spinge il capoluogo regionale fuori dal podio delle province peggiori d’Italia e consegna alla Toscana la medaglia di legno tra le regioni che hanno retto meglio alla recessione.

Come calano i settori

Gennaio 2021 conferma il periodo nerissimo del settore viaggi, in crollo verticale con meno 73,8 percento per colpa dello stop al turismo. Senza visitatori né villeggianti e con l’aggiunta delle restrizioni per colore di fascia a disincentivare i residenti, torna ancora nel baratro la ristorazione, giù a meno 71,4 per cento, e anche il commercio di abbigliamento – con il flop dei saldi – scende del 59,7 per cento. Il settore non-food, che riunisce tutte le attività commerciali che non rientrano nelle categorie di cui sopra, chiude a meno 27,7.

Centri commerciali

Chiusi per decreto nei fine settimana per evitare la formazione di assembramenti, a gennaio negozi e punti vendita di centri commerciali e outlet sono stati colpiti da un calo complessivo dei consumi pari al 65,3 per cento. Inizialmente ne avevano tratto vantaggio le e vie nobili dello shopping, che però in seguito sono tornate a marcare effetti negativi con una flessione del 47,8 percento. «Diventano sempre più urgenti misure di sostegno ai settori più colpiti e modifiche della illogica chiusura dei centri commerciali durante i weekend per evitare le conseguenze, potenzialmente irreversibili, sulle aziende retail e sulla loro forza lavoro», ammonisce Mario Maiocchi, direttore del centro studi retail di Confimprese. «Le restrizioni sulle aperture hanno penalizzato i saldi nelle regioni dove erano in vigore: gennaio registra infatti un calo del 40 per cento in vendite assolute rispetto al mese precedente, percentuale che di solito si attesta intorno al 20-25», aggiunge poi Paolo Lobetti Bodoni, di Ey, che conclude: «Tuttavia se dovessero permanere le condizioni attuali di progressiva riapertura degli esercizi commerciali, pensiamo che le vendite di febbraio possano vedere un trend in miglioramento».

La mappa della crisi

Per 10 mesi Firenze era stata saldamente nella Top 5 delle province peggiori d’Italia, sempre in termini di consumi. A gennaio però si è assestata a un passo dalla Capitale a meno 57,2 per cento (l’andamento degli ultimi 12 mesi è di meno 56 per cento), ed è stata così sorpassata da Palermo, Catania, Venezia, Genova e Bologna, tutte con perdite fra il 64,4 e il 78,3 per cento. L’area del Centro Italia (che comprende anche Lazio, Marche, Sardegna e Umbria) registra così una flessione del 54,7 per cento, seguita dall’area Nord-Ovest che chiude il mese a meno 57 per cento, dal Sud a meno 59,4 e dal Nord-Est a meno 63,6 a causa dell’ultima impennata di contagi. — RIPRODUZIONE RISERVATA