«Torno a produrre i caschi in Toscana». E cerca un’area a Livorno o a Massa

La testa dell’azienda (un milione e duecentomila pezzi) è nel Pistoiese ma da anni le fabbriche sono in Asia

Aprì la sua azienda, dopo anni trascorsi nel mondo delle moto, a due passi dal suo paese natale, Monsummano, nel 2014. Cominciò a produrre caschi in Italia ma la sua attività non riusciva a decollare. «Eravamo troppo piccoli per essere presi in considerazione, i produttori migliori avevano accordi con i big ed era impossibile riuscire a stringere rapporti. Ci restavano le aziende qualitativamente meno qualificate e i costi erano troppo alti». È un inizio in salita e pieno di ostacoli e nonostante lui, campione di motocross dell’argomento se ne intendesse, Tony Amoriello racconta delle difficoltà insormontabili dei suoi primi anni da imprenditore.

«In poco tempo – aggiunge – capii che in Italia era impossibile produrre e decisi che era giusto cambiare: fusi l’azienda con un grosso gruppo di Shanghai con tre stabilimenti e 2.500 dipendenti in Asia. Qui rimase la testa, la parte creativa e commerciale, là la produzione». Oggi la sua “H&H sports protection” produce due marchi propri e numerosi modelli per Vespa, Piaggio, Aprilia, Moto Guzzi. Un totale di un milione e duecentomila caschi all’anno per le moto sportive, da strada e presto anche per le bici. Come anni fa fu il momento di andarsene oggi è il periodo di scegliere di tornare e in queste settimane Amoriello sta elaborando un piano di rientro – o di reshoring – con i suoi consulenti. Ha affidato a Invest in Tuscany, l’ufficio della Regione che si occupa degli investimenti nella nostra regione, il compito di trovare uno stabilimento, 5.000 metri quadrati, sulla costa, nelle zone di crisi: Piombino, Massa o Livorno.

«Il problema – spiega Amoriello – è nato con l’esigenza di avere più flessibilità nella produzione con i prodotti di alta gamma. Realizziamo caschi al carbonio o che costano 400- 500 euro l’uno. I nostri clienti non ne ordinano mai più di 50-100 e farli arrivare in Europa è complicato. Alla fine sono 20-30mila caschi all’anno ma dall’ordine alla consegna passano sei mesi: spesso i clienti desistono. Con il Covid la situazione è ulteriormente peggiorata e in prospettiva sappiamo che l’Asia farà difficoltà anche a consegnare per il mercato interno, troppe richieste». Ecco motivata la scelta del rientro che non è ostacolata dal costo di produzione dei suoi “preziosi” caschi. Del resto, alla fine, quanto vale ridurre l’attesa? «È un investimento di quattro, cinque milioni di euro e la creazione di decine di posti di lavoro», aggiunge Amoriello che ricorda come la Toscana un tempo fosse leader in questo settore

. A Lucca tra gli anni Ottanta e Novanta c’era una realtà leader nel settore che negli anni ha creato competenze anche nell’indotto. «Si tratta di persone – conclude – che sarebbero in grado di aiutarci nella formazione rendendo più semplice impiantare una realtà produttiva come la nostra. L’interesse prioritario è far ripartire la produzione qui, in una delle aree complesse perché se possiamo contare su contributi è chiaro che non ci rinunciamo. Contiamo di partire entro il 2022. In una prima fase anche nello stabilimento attuale se non trovassimo subito un’altra sede». — RIPRODUZIONE RISERVATA