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Perché la campagna vaccinale in Toscana può svoltare col siero Johnson&Johnson (con l'incognita varianti)

Intanto le somministrazioni si frenano ancora: Moderna annuncia uno stop alle forniture. La multinazionale americana invece sta per ricevere l'autorizzazione dall'Ema e volumi di dosi e caratteristiche potrebero far cambiare passo alle somministrazioni. Ecco quando

La Toscana è la seconda migliore regione d’Italia per capacità di somministrazione dei vaccini. Ha iniettato 217mila dosi, ma solo 73.400 persone hanno già fatto il richiamo. In pratica ha usato il 98 per cento delle fiale ricevute. E già questo ci dice molto sullo stato della campagna vaccinale nel Paese. Se la nostra regione continuasse a questi ritmi, infatti, raggiungerebbe l’immunità di gregge nel 2035. Solo allora si otterrebbe la copertura del 70 per cento della popolazione. Così, nell’altalena di frenate e ripartenze, è un macigno sull’architettura del piano elaborato dalla task force dell’assessorato alla sanità l’annuncio appena arrivato da Roma: Moderna, infatti, la prossima settimana salterà il suo appuntamento con le forniture. Ritardi nella produzione. Dovrebbe farsi viva il 27 febbraio. Anticipa di due giorni, al 20 febbraio, AstraZeneca, che invierà più flaconcini di quanti ne avesse promessi, in tutto 35mila dosi.

Una notizia che però non basta a far tirare il fiato alla road map delle vaccinazioni, proprio a causa delle limitazioni imposte all’utilizzo del vaccino della multinazionale anglo-svedese, anche se proprio oggi l'Aifa ne ha esteso l'applicazione fino a 65 anni, seppure raccomandandone l'inoculazione solo a persone senza patologie. Per questo i tecnici e l’assessore Simone Bezzini stanno suggerendo al governatore Eugenio Giani cautela con la comunicazione. Perché se è vero che nelle prime settimane di marzo dovrebbero arrivare oltre 100mila dosi, non basteranno davvero a far ingranare una marcia diversa alla campagna. La svolta potrebbe arrivare a metà marzo se l’Ema desse l’ok al vaccino Johnson & Johnson. La casa americana ha appena chiesto l’autorizzazione alla agenzia del farmaco europea, che per quella data conta di dare una risposta.

Se come tutti si aspettano sarà positiva, il piano-vaccini potrebbe fare un balzo enorme. Innanzitutto, perché nei tre mesi successivi al via libera la multinazionale si è impegnata a consegnare all’Italia 14,81 milioni di dosi. In Toscana dovrebbero arrivarne 900mila, una media di 300mila al mese, 75mila a settimana. Se le promesse non restassero solo sulla carta, da quel momento dovrà entrare in funzione e a pieno regime la mappa degli hub di somministrazione organizzata per far procedere le vaccinazioni a tappe forzate. Non solo, il vaccino J&J potrebbe accelerare i tempi anche per una sua caratteristica specifica. Sebbene sia basato sulla stessa piattaforma tecnologica utilizzata da AstraZeneca, e cioè un vettore virale (un adenovirus disattivato) che trasporta la proteina spike del Sars-Cov-2, è però il primo siero per cui non sarà necessario il richiamo. One shot e a 28 giorni dall’iniezione raggiunge il massimo della copertura immunitaria.

Certo, anche J&J rischia di inciampare nelle varianti. Condotti in molti continenti del mondo, i trials clinici hanno rilevato l’0efficacia più bassa in Sud Africa. Lì, dove la temutissima variante ormai ha raggiunto il 95% di diffusione, il vaccino americano garantisce il 58% di efficacia, del 66% in America Latina, dove è più diffusa la brasiliana ma in parte anche l’inglese, del 72% negli Stati Uniti. Non solo. Dopo aver arruolato 43.783 volontari, fra cui 468 sono risultati positivi e sintomatici, a stare agli studi clinici si sa che il vaccino J&J ha un’efficacia del 66% nel prevenire malattie da Covid-19 di lieve entità, ma dell’85% nel prevenire le forme più gravi e che lo scudo immunitario protegge in questo caso anche dalle varianti, inclusa la sudafricana.

Insomma, con J&J la campagna toscana fra fine marzo e inizio aprile potrebbe cambiare passo. «Lunedì abbiamo avviato il filone per gli ultraottantenni con Pfizer – spiega il presidente Giani – che va ad aggiungersi ai due in corso, dedicati agli operatori sanitari e agli ospiti delle Rsa, dove stiamo completando la vaccinazione degli anziani anche con i richiami; e al personale scolastico e alle forze armate e di polizia con AstraZeneca, che coinvolgerà presto le altre categorie, indicate dal Governo. Stiamo facendo il massimo per accelerare sulla somministrazione delle dosi giornaliere e arrivare a immunizzare i cittadini nel più breve tempo possibile». Ieri è arrivato il primo lotto di fornitura Pfizer, 44.600 dosi. E da ieri sera è stato aperto il portale di prenotazione online per i medici di famiglia, a cui è affidata l’inoculazione negli ultraottantenni.

Ogni medico potrà avere a disposizione una fiala, dunque sei dosi. Con l'arrivo della fornitura stamani sono state consegnate le fiale Pfizer ad altri 30 medici di famiglia. Ma se ognuno dei 2700 medici coinvolti riuscisse e reclutare sei anziani in pochi giorni si potrebbero vaccinare oltre 16mila persone. Ma non è così facile come sembra. Il vaccino Pfizer viene recapitato in farmacia per i medici che lavorano da soli (sarà disponibile da martedì) e negli studi per quelli che lavorano in gruppo. E per procedere all’inoculo la procedura è complessa. Una volta scongelato da -75 gradi, può restare cinque giorni fino a 8 gradi e, una volta diluito, va iniettato entro sei ore. Quindi ogni medico deve organizzare un’agenda concentrata in un’unica giornata. Non a caso per ora sono prenotati 96 anziani.

«La Toscana registra oggi dieci punti percentuali sopra la media nazionale - spiega l'assessore regionale alla sanità Simone Bezzini - affermandosi tra le prime regioni per capacità di vaccinazione. C'è un intenso lavoro collettivo e ogni aspetto della filiera e della macchina organizzativa viene pianificato nel dettaglio».