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Coronavirus, le varianti "sfondano" in Toscana: la Regione pensa a zone rosse locali

Sono il 30-40% del totale. Tredici casi di "brasiliana" alle porte di Siena, sospetti sul picco di contagi a Pistoia

FIRENZE. Stanno cambiando il ritmo del contagio. In pochi giorni la curva in Toscana potrebbe subire un’impennata repentina, perché un’impennata i laboratori di microbiologia e virologia la stanno riscontrando nella diffusione delle varianti. Tre se non addirittura quattro nuovi casi su dieci sono ormai di persone positive ai nuovi ceppi del virus.

Se fino a pochi giorni fa le mutazioni del Sars-Cov-2 agitavano i sonni della task force incaricata di gestire l’emergenza, con l’inglese riscontrata nel 18% di 200 campioni inviati all’Istituto superiore di sanità, adesso sulla Toscana s’è accesa una luce rossa. Le varianti ormai hanno sfondato. Tecnici e amministratori non solo temono la loro capacità di aumentare anche del doppio la trasmissibilità del covid, ma in Regione ormai si guarda con forte preoccupazione alla loro capillarità perché se dilagassero rischierebbero di azzoppare la campagna vaccinale.



Una mina sui vaccini

Sebbene siano oltre 216 mila le dosi già utilizzate, il 98% di quelle ricevute, sono poco più di 73 mila le persone che sottoposte ai richiami, lontanissimi dai due milioni e mezzo di toscani, il 70 per cento della popolazione, e cioè dall’immunità di gregge. Il pericolo è soprattutto che molti dei vaccini perdano di efficacia di fronte alla nuove forme assunte dal virus. «Purtroppo stanno aumentando – ammette l’assessore alla sanità Simone Bezzini – le riscontriamo ormai nel 30-40% dei campioni che vengono sequenziati con una tendenza al rialzo». Tanto che fra gli scienziati impegnati nel riconoscimento genetico delle varianti ci si chiede se il Paese e dunque anche la Toscana si trovino di fronte a un’escalation delle ultime settimane o semplicemente si rintraccino più varianti perché abbiamo cominciato a cercarle in modo sistematico solo da poco. «Per ora – continua Bezzini – è la variante inglese a rappresentare la quota più consistente, ma anche la brasiliana sta avanzando, soprattutto nel sud della regione. Non è un caso che molti sindaci ci stiano contattando annunciandoci di essere costretti a chiudere le scuole». Ieri è successo a Monteroni d’Arbia. Alla media Renato Fucini sono stati scovati 13 casi di studenti positivi alla variante brasiliana. Un focolaio che adesso potrebbe innescare una scia simile a quella che giorni fa ha costretto Chiusi alla zona rossa e Palazzo Strozzi Sacrati a varare tamponi a tappeto su quasi tutti gli abitanti. Non solo. Gli epidemiologi credono che anche il “caso Pistoia”, diventata la provincia maglia nera per la crescita degli infetti negli ultimi giorni, sia l’effetto di un boom dell’inglese.



Ora zone rosse locali

«Non è escluso che nei prossimi giorni – osserva Bezzini – saremo costretti a varare nuove misure più restrittive rispetto alla zona arancione, anche con chiusure locali di scuole o zone rosse». Mini lockdown per Comuni o aree focolaio.

Mutazioni più letali

L’unica chance, dicono gli esperti, per provare a fermare le varianti e scongiurare così che vanifichino la campagna vaccinale. Non è ancora chiaro quanto i sieri utilizzati adesso, Pfizer, Moderna e AstraZeneca, proteggano dal virus mutato, ma alcuni studi non solo attribuiscono all’inglese la capacità di raddoppiare l’indice dei contagi Rt, e dunque far correre molto più velocemente il virus, ma anche quella di aumentare del 20% il rischio di ospedalizzazione o di morte rispetto al coronavirus “normale”, il ceppo europeo finora più diffuso da noi.

Odissea tracciamento

Ma c’è di più. La presenza sempre più rilevante delle varianti imporrà chiusure immediate perché rischia di far saltare il contact tracing. A stare ai protocolli, infatti, mentre il tracciamento deve risalire indietro di 48 ore nella ricerca dei contatti di un nuovo positivo contagiato dalla variante standard, con le nuove mutazioni l’indagine deve approfondire la catena dei contatti tornando indietro di 14 giorni. Non a caso che negli ultimi giorni, il numero delle persone isolate sia tornato a salire in misura quasi esponenziale. Attendere di chiudere una scuola dove sia scoppiato un focolaio, dunque, sarebbe come aspettare che una palla da biliardo lanciata in mezzo migliaia di altre sfere in uno spazio senza attrito smetta di produrre la sua catena di rimbalzi. —



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