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Arretrati col fisco, non possono avere i bonus regionali: il dramma dei ristoratori toscani

Un ristorante chiuso nel rispetto delle normative anti-Covid

È il presidente regionale di Fipe Aldo Cursano a segnalare il problema: mon tutti gli imprenditori che avrebbero avuto bisogno del bonus hanno potuto chiederlo

FIRENZE. «Molti ristoranti non hanno presentato domanda. Dovevano mettersi in regola con il Durc (Documento unico di regolarità contributiva) ma avrebbero speso molti più soldi di quelli che avrebbero ottenuto con il contributo pubblico a fondo perduto. Così hanno rinunciato». È il presidente regionale di Fipe, sezione ristoranti di Confcommercio, Aldo Cursano a segnalare il problema. I bonifici sono partiti, i primi indennizzi stanno entrando nei conti correnti dei ristoranti. Ma non tutti gli imprenditori che avrebbero avuto bisogno del bonus hanno potuto chiederlo.

Succede anche questo ai tempi del Covid-19. Succede che dei 19 milioni e 543mila euro messi a disposizione dalla Regione per gli indennizzi da 2500 euro (l’uno) a ristoranti e discoteche, sono avanzati 9 milioni e 117mila euro (quasi la metà) perché sono arrivate poche domande, malgrado le evidenti necessità. Tanti ristoranti, tanti locali sono in grande difficoltà per la crisi economica e hanno un grande bisogno di aiuti pubblici per non chiudere, eppure quando la Regione mette a disposizione l'indennizzo da 2500 euro, rinunciano a fare domanda. A prima vista sembrerebbe un controsenso. Invece non lo è. È che gli imprenditori non possono presentare la richiesta di contributo pubblico perché non hanno il Durc in regola: non sono in regola con i pagamenti allo Stato. E se si mettessero in regola, in modo da poter presentare domanda, dovrebbero pagare molto più di quanto incasserebbero.


È per questo che oggi sono meno di cinquemila - 4.932 - le domande pervenute alla Regione per l'indennizzo da 2500 euro a ristoranti e discoteche; 3068 quelle messe in pagamento, ma «sono tra i tremila e i quattromila i ristoranti rimasti fuori perché hanno rinunciato a presentare la richiesta» evidenzia Cursano. Sono tutte attività con pochi capitali, si trovano nei centri storici delle città d'arte - Firenze, Pisa, Lucca e Siena - e nelle zone residenziali delle città come Livorno e Grosseto. L'anno scorso hanno subìto perdite di fatturato anche del 70 o dell’80%, ma pur di pagare i fornitori, qualche stipendio ai dipendenti e i costi fissi di luce gas e acqua, non si sono messi in regola con il Durc: non hanno pagato contributi pensionistici e scadenze fiscali. Così le domande per gli indennizzi sono state poche e sono avanzati oltre 9 milioni del bando. Cursano ora chiede che vengano riutilizzati «magari con un altro bando per i ristoranti con criteri di accesso più abbordabili. Non dico di eliminare il requisito del Durc. Ma almeno di abbassare il calo di fatturato registrato nel 2020 rispetto al 2019 dal 40 al 30%».

E l’assessore regionale alle Attività produttive, Leonardo Marras replica: «Certo che riutilizzeremo i 9 milioni con un altro bando. D'accordo con Cursano ad abbassare il calo di fatturato al 30%. Però non possiamo pubblicare un bando solo per i ristoranti: ci sono altre attività in difficoltà, tra queste l’artigianato artistico». Anche se non è facile definire chi siano i lavoratori dell'artigianato artistico. La discussione all’assessorato all’economia è aperta. Comunque nel nuovo bando, anche i ristoranti saranno della partita con criteri più accessibili. —

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