Lockdown subito? La proposta di Ricciardi divide gli scienziati

Firenze deserta, foto Fabio Muzzi

Galli: "Unica conclusione possibile". Pregliasco: “Piuttosto rivedere i parametri”. Vaia: "Meglio chiusure chirurgiche". Coro di critiche politiche al consigliere di Speranza, che replica: "Se non sono utile mi faccio da parte"

All'Italia serve un lockdown totale subito, come suggerito da Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute Roberto Speranza? Una posizione che fa infuriare la politica con la richiesta di dimissioni di Ricciardi. A cui l'interessato risponde: "Se posso essere utile con i miei consigli, lo faccio a livello internazionale e anche in Italia, altrimenti mi faccio da parte". Ma anche i virologi sono divisi sull'utilità di un lockdown generale, ancorché relativamente breve.


Secondo Fabrizio Pregliasco dell'università degli Studi di Milano «da un punto di vista scientifico sono d'accordo con Ricciardi», rispetto al fatto che una chiusura drastica di 3-4 settimane fermerebbe sul nascere la rimonta di Sars-CoV-2. «Credo però che un lockdown totale sia difficile da proporre dal punto di vista dell'opportunità politica, del disagio e della ribellione sociale che si rischierebbe». «A mio avviso - aggiunge Pregliasco - forse sarà necessario rivedere i parametri di aperture e chiusure, essere più flessibili. Perché, si sa, quando una regione va nella fascia gialla, il rischio di perdere i progressi ottenuti c'è. Vediamo se saranno fattibili interventi chirurgici, zone rosse come l'Umbria, da far scattare in base a valutazioni più stringenti».

Per Nino Cartabellotta, presidente della fondazione Gimbe "al di là della sintonia con Ricciardi su una serie di idee, credo che il suo ragionamento sia allineato con quello che abbiamo pubblicato prima del periodo natalizio. La strategia che il governo ha assunto è quello della convivenza con il virus, varando misure per evitare la saturazione degli ospedali. Questo tipo di strategia possiamo portarla avanti per tutto il 2021, con stop & go a seconda della situazione, sapendo che la zona rossa funziona bene, quella arancione in maniera alternata, quella gialla sostanzialmente non dà benefici dal punto di vista della limitazione del contagio. Chiudere tutto per 2 settimane significherebbe abbassare la curva per poter riprendere il tracciamento. La mia preoccupazione però è legata al fatto che non tutte le regioni siano pronte all'attività di testing e tracciamento".

Per l'assessore alla sanità pugliese, epidemiologo dell'Università di Pisa Pierluigi Lopalco "in questo momento anziché parlare di lockdown penserei a delle misure selettive, rafforzate, per evitare tutte quelle situazioni in cui il virus circola di più e che conosciamo ormai bene".

Il direttore sanitario dello Spallanzani di Roma Francesco Vaia: "Voglio dire un no netto e chiaro all'utilizzo delle varianti come clava politica. La scienza sia sempre libera da interessi economici e politici". "Non si tratta di aggravare le misure - dice Vaia - ma di applicare con severità le misure che abbiamo. Un lockdown severo non serve, ma occorrono chiusure chirurgiche".

"Ricciardi ha ragione in linea di principio", dice l'infettivologo dell'ospedale Sacco di Milano Massimo Galli, perché "è davanti agli occhi di tutti che la faccenda delle Regioni colorate ha funzionato molto poco senza toglierci dal problema". "Le nuove varianti portano sicuramente più infezioni e più problemi. E purtroppo la conclusione non può che essere la soluzione paventata dal professor Ricciardi".

Per il virologo Andrea Crisanti "piuttosto che pensare a sciare e mangiare fuori, anche in Italia dovremmo decidere un lockdown come è stato un anno fa a Codogno. Ormai le zone rosse non bastano più". "Bisognava fare il lockdown a dicembre, prevenendo tutto questo, mentre ora siamo nei guai. Come se ne esce? Con un lockdown duro subito per evitare che la variante inglese diventi prevalente e per impedire che abbia effetti devastanti come in Inghilterra, Portogallo e Israele". "Il rischio attuale - afferma Crisanti - è la diffusione della variante inglese, che se non si ferma subito aumenterà di molto la circolazione del virus e di conseguenza il rischio ulteriore di altre varianti, tra cui alcune che potrebbero resistere ai vaccini".

Matteo Bassetti, direttore di Malattie infettive al San Martino di Genova, non contesta i contenuti o le misure, "ma la comunicazione. Servirebbe un modo di comunicare più univoco, una voce unica. Invece parlano tutti: Cts, Ricciardi, Crisanti. Poi l'Iss. Chiaramente così c'è disorientamento nella popolazione". "Anche sul lockdown generale sembra ci siano due schieramenti contrapposti. - aggiunge Bassetti - È un provvedimento, può essere preso, ma non serve minacciarlo". "Da una parte ci sono Ricciardi e Crisanti, due ottimi professionisti, ma nessuno dei due ha mai lavorato in ospedale. Credo che bisognerebbe ascoltare tutti e fare sintesi".