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Coronavirus, la Regione come una piccola Iri: comprerà i "tosco-bond". Ecco il piano salva imprese

L'assessore regionale Marras spiega come si vuole trasformare Fidi Toscana in modo da aiutare le aziende che hanno bisogno di aiuto per uscire dalla crisi

I ristori non sono la soluzione. Non per la Regione, che «non ha risorse di bilancio sufficienti per poter colmare perdite di fatturato enormi». Ma a Palazzo Strozzi Sacrati spunta una ricetta per guidare la ripresa e provare a risollevare le piccole e medie imprese toscane sprofondate nella crisi innescata dalla pandemia, assicura Leonardo Marras, assessore allo Sviluppo economico. Una “piccola Iri”.

È ciò in cui la giunta guidata da Eugenio Giani vorrebbe trasformare la sua finanziaria, Fidi Toscana, e darle un obiettivo audace ma non senza rischi. «Tramite Fidi, la Regione potrà acquistare mini bond emessi dalle aziende sane che hanno bisogno di ricapitalizzarsi fuori dal mercato bancario». Insomma, “regionalizzare” quote di privato. Non una cosa da poco, perché così la Regione si ritroverebbe ad avere in pancia milioni di euro di patrimoni ma anche di debito delle aziende.

Leonardo Marras, assessore regionale allo sviluppo economico


Assessore Marras, l’Irpet (Istituto regionale programmazione economica) stima ci siano 100 mila posti di lavoro a rischio in Toscana, migliaia di aziende destinate a chiudere e adesso andiamo verso altre settimane di “semiblocco” arancione. Cosa può fare la Regione?

«Dobbiamo aspettarci un quadro che va molto al di là di tre settimane in arancione. Anche la zona gialla produce una contrazione dell’economia. Per ora nei settori coperti dalla cassa integrazione in Toscana sono 64 mila i posti di lavoro congelati dal blocco dei licenziamenti. Lo scudo è fissato al 31 marzo e credo che sia inevitabile e doverosa una proroga, e ovviamente non crollerà tutto il giorno dopo, ma lo scenario che dovremo gestire sarà davvero difficile».

Quanto perderà il sistema economico toscano alla fine?

«Nel 2020 abbiamo già perso il 10% del Pil regionale, circa 10 miliardi di volume di affari. Per recuperarli serviranno anni e la Regione da sola non basta. Serve il governo».

Ma qualcosa potrà pur fare?

«Certo. Prima ancora che con il Recovery, dovremo capire come sfruttare al meglio i fondi strutturali europei per dare sostegno alle imprese e agli investimenti. Nell’ultimo settennato abbiamo ricevuto un miliardo e mezzo dall’Ue, questa volta contiamo in qualcosa di più. Per questo sarà fondamentale aprire una discussione nazionale per pretendere una ripartizione equa fra le regioni. E, attraverso quegli strumenti, organizzare un mix fra investimenti pubblici e privati di sostegno alle imprese, puntando soprattutto su quelle sane»

Quali?

«Innanzitutto quelle capaci di innovare, sul turismo e quelle dell’export, che hanno subito un crollo incolpevole. Con la pandemia è avvenuto un fenomeno mai visto prima. Mentre dalla crisi del 2009 fu proprio l’export quello che si risollevò più velocemente, adesso è quello che subisce di più la recessione. Il Covid penalizza tutti, anche i più dinamici. Dobbiamo fare qualcosa per sostenere il capitale delle aziende».

Come?

«Costituendo un fondo di garanzia per chi intende ricapitalizzarsi e tornare a investire, e poterlo fare emancipandosi dal circuito bancario. Per capirsi: le aziende potrebbero emettere mini bond che verranno acquistati da un fondo costituito da Regione, fondazioni bancarie e Cassa depositi e prestiti. Per farlo però dobbiamo urgentemente mettere mano alla nostra finanziaria, Fidi Toscana. Deve cambiare la sua missione. Non può più fare da garante del credito».

Ma non si può intanto dare liquidità alle aziende?

«Una riflessione sul bilancio può essere fatta, ma in questo momento deve essere concentrato sull’emergenza sanitaria».

I ristori?

«Non si gestisce la crisi con i ristori. Dallo Stato sono arrivati 871 milioni a circa 400 mila imprese toscane, e giustamente lamentano la scarsità di risorse. Noi ne abbiamo messi 28, ma la Regione non ha risorse per ristorare chi ha perdite di fatturato enormi».

Ma come riformare Fidi Toscana che, a stare alla Corte dei conti, nel 2019 ha chiuso con 9,4 milioni di perdite?

«Ha sofferto molto, ma con una gestione oculata può cambiare missione. In Europa è un sistema che funziona da tempo».

Supponiamo che la Regione acquisti mini bond e dunque entri nel patrimoni di aziende che però poi falliscono.

«Ovvio, ci assumiamo un rischio, ma per ridurlo dobbiamo essere bravi a scegliere le più sane. Per questo stiamo affidando un incarico a un advisor (un consulente esperto della materia, ndr) che ci guidi nella nuova fase. Entro fine marzo la nuova Fidi sarà operativa».

Il turismo è una delle voci che soffre di più.

«È uno dei settori che sarà interessato di più da queste misure. I grandi alberghi contabilizzeranno perdite milionarie, in media il settore subirà una flessione del 60%. Ma vorremmo puntare molto anche sulla promozione, anche rilanciando la Borsa del turismo online e il digitale».

E il governo Draghi?

«Non faccio una questione di campanile per l’assenza di ministri toscani, certo mi sarebbe piaciuto vederceli. Sarà però importante la discussione sul Recovery plan. Finora le Regioni non sono state coinvolte. Devono esserlo. Negli ultimi decenni i ministeri hanno mostrato le performance di spesa dei fondi europei peggiori, mentre le Regioni del Centro Nord hanno gli standard più alti. La Toscana è delle migliori in Europa, soprattutto nel sostegno alle imprese. Se lasciamo tutto allo Stato, i destinatari rischiano di essere solo le grandi o le grandissime imprese. Non possiamo ignorare le piccole e medie imprese, sono l’ossatura del nostro tessuto economico e sociale». —

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