Agenzia regionale della sanità: "Rimarremo in fascia arancio oltre le due settimane"

Per il coordinatore Voller e il suo staff  è probabile che l'allentamento delle limitazioni e il riavvio di diverse attività abbiano sostenuto la ripresa dei contagi, anche se è difficile individuare un singolo ambito che possa da solo aver determinato il trend osservato

La Toscana resterà probabilmente arancione per più di due settimane. E' quanto previsto nel report diffuso oggi dall'Agenzia regionale di sanità (Ars) della Regione Toscana. " È probabile - spiega Ars - che l'allentamento delle limitazioni e il riavvio di diverse attività abbiano sostenuto la ripresa dei contagi, anche se è difficile individuare un singolo ambito che possa da solo aver determinato il trend osservato". In particolare, si precisa nel report, "aumentano i casi positivi che mostrano sintomi, anche lievi". Un dato che secondo gli esperti di Ars "preoccupa maggiormente per il calcolo dell'Rt, che è effettuato solo sui dati dei casi sintomatici". Per questo motivo, si sottolinea nel report, "la permanenza in zona arancione potrebbe non essere confinata solo a due settimane".

Nuovi casi positivi in Toscana e in Italia

LE RICHIESTE DI CAMBIAMENTO

“I dati in aumento delle ultime 3 settimane – scrive il coordinatore dell’Ars Fabio Voller - hanno portato sopra il valore 1 l’indice di contagiosità (il famoso Rt) calcolato al 31 gennaio, con tutte le conseguenze previste dal sistema di monitoraggio ministeriale. Non entriamo nuovamente nelle critiche a questo sistema, che abbiamo già fatto nelle settimane scorse, aggiungiamo che ai noti problemi di non rappresentazione del momento epidemico che le regioni vivono al momento della valutazione, si aggiunge che questo non permette di programmare le chiusure delle attività economiche con un congruo anticipo. I dati del monitoraggio, ad esempio, potrebbero essere raccolti il lunedì (e non il mercoledì) e tutte le decisioni, che entrano in vigore a partire dalla domenica successiva, prese entro il martedì sera (e non il venerdì). Uno sforzo che andrebbe fatto e che non inficerebbe la qualità dei dati”. Tutte le province – si legge sempre nello studio Ars - hanno avuto un incremento di positività nel corso delle ultime 3 settimane, ma sembrano essere quelle di Pistoia e di Massa Carrara, come durante la prima ondata, quelle maggiormente colpite. 

CHI COLPISCE

Per quanto riguarda la composizione d’età, tutte le fasce d’età mostrano un aumento nelle ultime 5 settimane, in particolar modo le fascia d’età 14-19 anni e 25-44, mentre la fascia d’età dei più piccoli, tra i 3 ed i 5 anni, ha stabilizzato oramai i tassi d’incidenza dopo un primo forte aumento sperimentato in coincidenza con la riapertura delle scuole. La vera novità rispetto alla prima e alla seconda ondata è rappresentata dalla classe d’età dei più anziani, quella sopra gli 85 anni, che mostra addirittura una riduzione rispetto a 5 settimane fa, probabile conseguenza diretta delle vaccinazioni somministrate agli utenti ed agli operatori delle Residenze sanitarie assistite. Sono infatti oltre il 90% gli utenti RSA vaccinati con prima dose, e circa l’80% ha concluso il ciclo vaccinale.

IL CASO CHIUSI

Il virus ci ha impartito quindi anche stavolta la solita lezione: si muove ed incrementa la sua diffusione con il maggior movimento delle persone. Il dato positivo è sicuramente che questo incremento non è esponenziale, ma lineare a tasso costante nelle ultime 3 settimane. Questo è probabilmente da attribuire alle efficaci politiche di screening mirate, che la Regione Toscana sta attuando con le due campagne "Territori Sicuri" e "Scuole Sicure". Sono già 10 i comuni che in un mese sono stati sottoposti a screening attraverso l'utilizzo dei test antigenici di terza generazione o di tamponi molecolari, uno strumento che cerca di intervenire in quei comuni più piccoli dove si evidenzia una maggiore escalation nel numero delle positività: l’intervento su Chiusi è paradigmatico per comprendere la strategia di contenimento operata.

TRACCIARE LE VARIANTI

In questa fase, come già ricordato 15 giorni fa, vanno assolutamente ampliate le attività di sequenziamento del virus, in modo da poter intervenire con zone rosse delimitate in modo chirurgico in quei territori che evidenziano la presenza di varianti, soprattutto quella brasiliana e sudafricana, sulle quali per ora anche i vaccini che abbiamo a disposizione pare non abbiano molta efficacia. In generale, in questa fase si ritiene positivo che nonostante l’aumento dei casi il tracciamento avvenga regolarmente per quasi il 100% di tutti i casi quotidianamente rilevati e che la media dei contatti tracciati sia salita fino a quasi 4 in media per ogni caso.