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Perde la mano, Spinelli gli regala una super protesi

A sinistra Leonardo Ravelli che lo scorso anno ha perso la manoper un petardo. A destra Spinelli

Il bel gesto dell’ex presidente del livorno calcio

È la notte del 31 dicembre 2019. Leonardo Ravelli ha 14 anni. È uscito di casa per festeggiare il nuovo anno e sta passeggiando con un amico nel centro di Cuggiono, paesone di ottomila anime nell’hinterland milanese. A terra c’è un oggetto avvolto in un foglio di giornale. La curiosità dell’adolescenza lo spinge ad afferrarlo per vedere che cosa c’è dentro. Nascosto tra la carta, però, c’è un ordigno. Neanche il tempo di stringerlo che un attimo dopo esplode. Il seguito lo ha raccontato il padre del ragazzo, Claudio, lanciando a metà gennaio una raccolta fondi per il figlio dal titolo “Diamo una mano a Leo”. «Leonardo – spiega – oggi ha 15 anni, è un ragazzo pieno di voglia di vivere, appassionato di animali, terra, agricoltura. Sperimenta, prova, inventa. A capodanno 2020 è stato, purtroppo, protagonista dei titoli dei giornali del primo giorno dell’anno. Col suo amico, è andato nella piazza del paese per festeggiare la mezzanotte. Nel rientrare a casa, ha notato a terra una specie di rotolo di carta igienica avvolto in carta di giornale e nella curiosità dei suoi 14 anni, lo ha raccolto e gli è esploso in mano. Gli ha causato ferite al volto, alle gambe, schegge negli occhi, la perforazione di un timpano e l’amputazione totale della mano. Per tornare a una vita “quasi” normale, Leonardo, ha bisogno di una protesi robotica e purtroppo i costi sono troppo gravosi (si parla di quasi cinquantamila euro ndr) da sostenere per noi. Chiediamo di sostenerci per restituire il sorriso e la voglia di fare a Leonardo, chiediamo una mano. Grazie».

La storia del giovane e la sua voglia di normalità sono diventate un blog che dal 18 gennaio cresce di giorno in giorno. All’interno ci sono le foto di Leonardo in ospedale, lui che lavora in giardino. E il video in cui l’adolescente prova la mano bionica in un centro specializzato. Così l’altra sera questa storia di coraggio e speranza è stata raccontata dal Tgr della Liguria perché il padre abita a Moneglia, in provincia di Genova.

Seduti sul divano a guardare il servizio, nella loro casa di Genova, ci sono anche l’ex presidente del Livorno calcio Aldo Spinelli e la moglie Leila. Ascoltano Leonardo ripercorrere la lunga riabilitazione nel centro specializzato. «Dopo l’incidente – ricorda – i medici sono stati molto bravi, perché sono riusciti a salvare l’articolazione del polso». Poi aggiunge: «Ho provato una mano bionica e con quella sarebbe possibile per me avere una vita normale: scrivere, mangiare, afferrare qualsiasi cosa come se avessi la mia mano».

I coniugi Spinelli ascoltano l’appello e finito il servizio si guardano negli occhi e decidono che i soldi che mancano ce li avrebbero messi loro. «Ho subito chiamato la Rai – racconta l’ex presidente amaranto – e ho dato la disponibilità economica per raggiungere la cifra necessaria per regalare a questo ragazzo sfortunato la mano bionica di cui ha bisogno. Di quanto si parla? Fino a oggi, se non ho capito male, la raccolta fondi aperta dal padre è riuscita ad arrivare a tredici-quattordici mila euro. Quindi si parlerebbe più o meno di trentacinquemila euro».
Poi aggiunge: «Ho sentito le esigenze di questa famiglia che sta cercando di ridare la mano a un ragazzo giovane che ha avuto una brutta avventura con quel petardo. Ecco perché abbiamo ritenuto giusto che si arrivi a completare i cinquantamila euro che servono a far gioire tutta la sua famiglia. Ma è anche una soddisfazione per me e mia moglie perché ci siamo detti che dovevamo fare qualcosa perché Leonardo tornasse ad avere quello che il Signore gli aveva dato».

Uno slancio di solidarietà, un gesto di speranza che non fa solo bene a Leonardo ma a tutti le persone che aspettano un aiuto. Ma c’è dell’altro. Perché con questa carezza di altruismo Spinelli, 81 anni compiuti il 4 gennaio, fa pace con due fantasmi del passato. La prima è un dramma avvenuto all’interno del porto di Livorno nell’ottobre 2015, quando un giovane operaio si amputò una gamba proprio nel terminal di proprietà dell’imprenditore genovese. L’altro è un luogo comune che lo perseguita da sempre: un’attenzione maniacale per il denaro che i tifosi del grifone e quelli amaranto non gli hanno mai perdonato. Stavolta, se si trattasse di calcio, potremmo dire che ha fatto l’acquisto migliore della sua vita. —

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