Il regalo più bello: le lettere del nonno dalla prigionia

La copertina del “diario-libro” realizzato da Catia, Daniela e Marzia per ricordare i loro nonni

Le parole d’amore, il pudore: il diario delle nipoti

Il vero amore non conosce distanza, l’amore vero è più forte persino della guerra. Così raccontano tante meravigliose parole di poeti e romanzieri, così tutti vogliamo sognare che sia. Quando però le parole s’incarnano al tuo fianco, solo allora capisci che il vero amore non è soltanto un sogno.

Lo sanno bene le nipoti di Bruno Bruni, prigioniero di guerra dal 1940 al 1946. Tutto l’amore che legava il loro nonno a nonna Alduina Caporali è impresso nell’inchiostro delle lettere che Bruno inviava dal suo campo di prigionia in Africa a quella moglie lontana migliaia di chilometri. Lei nelle campagne di Scansano, giovane sposa che lo aspettava; lui a dover fare i conti con una guerra che lo aveva messo in armi, trascinato lontano, ferito e costretto alla prigionia. Tutto questo amore oggi è un libro. Anzi un “diario rilegato” in cui le tre nipoti di Bruno – Catia de Angelis, Daniela e Marzia Stolzi – ritrovano il senso dell’amore, quello che nei momenti più bui dà la forza di andare avanti, di lottare per il ritorno a casa.

Le lettere fra Bruno e Alduina sono il filo che lega due anime lontane eppure mai divise. Bruno, dalla sua prigionia, nonostante l’incertezza del destino conforta la moglie per non farla preoccupare. Anche quando le racconta che è stato ferito dalla raffica di mitraglia partita da un carro armato inglese: «Fatevi tanto coraggio – scrive Bruno – Non dovete buttarvi giù di morale». Come se da Scansano quel coraggio e quel sorriso dovessero poi tornare indietro a illuminare lui.

Bruno Bruni, come riportato nel foglio di congedo del Distretto di leva di Grosseto, era un soldato di leva classe 1911, chiamato alle armi il 6 aprile 1934 nel 231° Reggimento fanteria. Il 15 maggio 1940 fu richiamato e partì per Livorno. Il 10 giugno 1940 fu dichiarata la guerra e sei mesi dopo Bruno fu catturato prigioniero a Sidi el Barrani dagli inglesi e imbarcato a Suez per il Sudafrica, prigioniero di guerra 35999. Sbarcò a Durban tra aprile e giugno 1941, fu tradotto al campo di concentramento e prigionia inglese di Zonderwater Blocco 3, dove rimase fino al maggio 1944.

«Il 23 maggio 1944 – raccontano le nipoti – fu ritrasferito a Durban e imbarcato sul piroscafo “Kosciuszko”, che salpò il 24 maggio alla volta del Regno Unito». Solo l’8 febbraio 1946 si presentò al centro alloggio di Taranto e finalmente tornò nella sua casa di Murci, a Scansano, sulle colline della Maremma grossetana. Furono anni duri dei quali Bruno Bruni, anche a distanza di molto tempo, non parlava volentieri. «Non ci raccontava mai nulla della sua prigionia – spiegano le nipoti – perché come iniziava a raccontare si commuoveva».

Ma il bisogno della memoria può scavalcare ogni ostacolo, soprattutto quando a muoverlo sono parole d’amore: quelle che dall’Africa Bruno faceva volare alla sua Alduina e che, una volta ritrovate, hanno spinto tre donne a viaggiare a ritroso nel tempo sulle tracce di un’emozione.

«Siamo al terzo Natale, ricevo le tue care notizie che per me valgono più dell’aria che respiro e come dice il proverbio – Il Dio mortifica ma non abbandona – così forse, per noi divisi sì, ma non per sempre», scrive Bruno. Alduina non sa leggere e ascolta da qualcuno che legge per lei ma lo fa “saltando” le frasi più affettuose, quelle più intime: «Erano altri tempi – spiegano Catia, Daniela e Marzia – e c’era molto pudore».

Quando Bruno tornò dalla guerra e finalmente si ricongiunse alla sua Alduina, nacquero due figlie e insieme continuarono a vivere coltivando i terreni che gli furono assegnati alla Vergheria della Fattoria di Pomonte con la riforma Agraria del dopoguerra. Quella terra diventerà sua dopo trent’anni di residenza e lavoro e su quella terra Bruno morirà nel 1989 all’età di 78 anni, con i suoi ricordi taciuti.

La ricostruzione nei dettagli della prigionia è stata possibile attraverso i documenti ufficiali custoditi per tanti anni dalla famiglia e con le informazioni ricevute direttamente dall’Archivio museale di Zonderwater, quartier generale di tutti i campi di prigionia in Sudafrica. «L’archivio – dicono le nipoti – conserva 109mila schede compilate una per ogni prigioniero di guerra dal momento dell’ingresso al campo, dati biografici, informazioni del reparto militare e sulla cattura e se il prigioniero riceveva un trattamento medico-ospedaliero e il rimpatrio».

«Ringraziamo infinitamente le nostre figlie, questo libro è il più bel regalo di Natale che potevamo ricevere», dicono commosse Ilva e Iliana Bruni. Le figlie di Alduina e Bruno, che dalle loro figlie hanno avuto in dono la memoria dei loro genitori. Passato, presente e futuro si intrecciano, cuciti insieme con il filo dell’amore vero. —