La laguna, i veleni Sitoco e le bonifiche mancate

La ex Sitoco dentro alla riserva naturale (foto di Lucia Cartoni)

Privata, si trova dentro un’area tutelata. Accordo per i lavori, se va bene nel 2022

I fenicotteri rosa, ogni inverno, continuano ad arrivare, trasformando la bellezza della laguna di Orbetello in qualcosa di magico. Se fosse contaminata, andrebbero altrove, la natura non la metti in mezzo.

Però sul lato est della laguna, a ridosso della stazione e dell’Aurelia, la ex Sitoco è una bomba ecologica che rischia di distruggere un ecosistema unico nel suo genere. Non si contano le sigle che tutelano questo territorio, che è una riserva naturale per le sue biodiversità: fra le altre Iba (important bird areas), Zsc (zona speciale di conservazione), Zsp (zona speciale di protezione). Tanto che il Sin (sito di interesse nazionale) di Orbetello, nato nel 2002 per bonificare i 40 ettari occupati dalla ex fabbrica, è stato riperimetrato negli anni successivi, arrivando a comprendere l’intera laguna.


La fabbrica è dismessa dal 1991 e le bonifiche, a parte la rimozione dell’amianto, marginale rispetto agli altri veleni, in particolare arsenico, non sono mai iniziate. E solo in questi primi giorni di febbraio 2021 la Regione ha trasmesso al ministero dell’Ambiente un “masterplan” (piano attuativo) degli interventi necessari, in parte in carico al privato, proprietario dell’area, e in parte al pubblico. I soldi, almeno per la parte pubblica, ci sono da tempo, circa 34 milioni di euro.

La Sitoco è stata fondata oltre un secolo fa, nel 1908 e, finché è stata attiva, è stata di Montecatini, Montedison e poi Federconsorzi. L’azienda ha prodotto fertilizzanti chimici utilizzando l’acido solforico prodotto all’interno dello stesso impianto con le camere a piombo, a partire dall’anidride solforosa ottenuta con i minerali di solfuro di ferro (pirite e calcopirite) che arrivavano da Terra Rossa, all’Argentario. Negli anni di attività dello stabilimento le ceneri di pirite sono state accumulate nelle aree a terra e nella vicina area lagunare, utilizzandole per la realizzazione degli argini di alcuni bacini di deposito degli scarti di lavorazione.

Le prime indagini ambientali nell’area risalgono al 1994 quando, su richiesta del comune di Orbetello, il Servizio di prevenzione ambientale di Grosseto svolse un’indagine nell’impianto e sulla laguna di fronte.

Nel 2004 l’intera area è stata acquistata all’asta dalla società Laguna Azzurra, costituita per realizzarvi un grande progetto immobiliare dalla Cmsa (Coop muratori sterratori e affini) di Montecatini (42%), Clea (Impresa cooperativa di costruzioni generali) di Venezia (33%), Ccc (Consorzio coop costruttori) di Bologna (12%) e Olmo Granducato (2%). L’idea era trasformare la vecchia fabbrica cadente in appartamenti, per circa 450mila metri cubi. Progetto che, proprio per i costi di bonifica, dovrà essere ridimensionato. E ora si parla anche di una destinazione più ecologica, con aree direzionali e università. Sempre che sia sostenibile sul piano economico.

LA bonifica e il masterplan

Finora poco è stato fatto. La società Laguna Azzurra ha effettuato degli interventi tampone, in particolare per mettere in sicurezza l’intera area a terra occupata dalla fabbrica stessa (chiamata Cittadella) e impedire che la pioggia portasse in mare i veleni contenuti dai suoli. Sono stati anche piazzati dei teloni per evitare che il vento portasse le polveri verso Orbetello.

La società ha fatto effettuare anche alcuni studi che, per fortuna, hanno escluso la contaminazione della falda profonda. Mentre per l’“acquicludo” (superficie che non consente all’acqua di filtrare, si trova davanti alla fabbrica, ndr) era stato fatto un progetto nel 2015, per un marginamento che evitasse fuoriuscite, ma è stato completato solo in parte.

Gli interventi previsti adesso partono dall’accordo di programma “Per la realizzazione degli interventi di messa in sicurezza e bonifica del Sin di Orbetello – area ex Sitoco” – che è stato siglato il 29 maggio 2018 e approvato con decreto del ministero dell’Ambiente del 13 giugno 2018. Stanziati ci sono circa 34 milioni di euro, la metà dei quali è a disposizione di Sogesid (società del ministero dell’Ambiente) per i primi interventi: marginamento falda superficiale (circa 560 mila euro), bonifica bacino 1 (parte pubblica, per circa 7,8 milioni) e bonifica bacino 2 (7,7 milioni). Indagini e controllo e monitoraggio sono affidate a Ispra e Arpat di Grosseto.

Sono passati però oltre due anni e mezzo senza che i lavori siano iniziati. Adesso c’è un altro piccolo passo avanti: è stato trasmesso al ministero dell’Ambiente il “masterplan”, redatto dalla direzione ambiente della Regione, insieme con Sogesid, partendo da una proposta di Laguna Azzurra, che individua le aree di intervento della parte privata e di quella pubblica, coordinando il lavoro e contestualizzandolo all’interno dei vari vincoli ambientali.

Sarà Laguna Azzurra a occuparsi della falda superficiale, con particolare attenzione al canale navigabile che passa accanto alla fabbrica e l’installazione di un sistema di depurazione delle acque. Il bacino 1 (compreso fra la fabbrica e la laguna) sarà messo in sicurezza sia dal pubblico sia dal privato, mentre il bacino 2, a fianco, sarà del tutto rimosso. Previsto anche un intervento nelle aree lagunari pubbliche. Ora la Regione attende una riposta dal ministero dell’Ambiente per far partire le procedure. Burocrazia permettendo, forse i lavori partiranno nel 2022. 31 anni dopo la chiusura della fabbrica. —

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