La testa della moglie nel water, i figli piccoli presi a bastonate

Lucca, uomo di 33 anni accusato di maltrattamenti in famiglia “quotidiani”. La compagna non denunciava le botte per paura di “possibili ritorsioni”

Le ha zuppato la faccia nel piatto di pastasciutta che lei, poco prima, aveva messo in tavola per lui e per i figli. E, secondo l’accusa, la faccia gliel’ha immersa anche nella tazza del water, dopo averla afferrata per il collo, da dietro, e aver cercato di strangolarla.

Per il 33enne iscritto al registro degli indagati per maltrattamenti in famiglia, minacce e lesioni, le botte erano il pane quotidiano. Quello che riservava alla moglie e ai due figli (entrambi minorenni).


Loro, i bambini -sempre stando alla ricostruzione accusatoria - il padre li prendeva pure a bastonate, sulle mani e sulle gambe, quando non bastavano gli schiaffi.

È andata avanti così per mesi e mesi. Fra le mura di un appartamento a Lucca. Mesi di schiaffi, in piena faccia.

Sulle carte, quelle dell’ordinanza di ammissione di incidente probatorio, c’è una parola che colpisce. Che stride come il gesso sulla lavagna. È la parola, l’avverbio “quotidianamente” che viene ripetuto due vole. «Quotidianamente percuoteva la moglie con schiaffi e calci». «Quotidianamente minacciava la moglie di morte e la ingiuriava».

Poi ci sono le “varie occasioni” in cui percuoteva i figli minori. Incapaci di opporsi al padre, di difendersi. E c’è , infine, un episodio spartiacque a segnare dei punti su questa vicenda familiare. Quella che nelle carte dell’ufficio del giudice per le indagini preliminari è “una occasione”. È l’episodio del 27 dicembre del 2019 .

Il 33enne iscritto nel registro degli indagati prima invia messaggi alla moglie: «Sudicia di m...», «Puttana».

Poi la colpisce al volto, le stringe le mani intorno al collo. Fino quasi a soffocarla. La donna finisce al pronto soccorso, non vuole essere refertata: come si scoprirà dopo ha paura di possibili ritorsioni da parte del marito.

Ma ormai il vaso di Pandora si è scoperchiato. Viene fuori una storia di violenze in famiglia.

Una vicenda in cui anche i figli, i bambini, sono coinvolti e, proprio per questo, con il supporto di una psicologa sono stati sentiti ieri in tribunale a Lucca (dove si sono verificati i fatti; invece il maltrattante, assistito dall’avvocato Enrico Di Martino vive ora in provincia di Massa Carrara).

L’ufficio del giudice per le indagini preliminari ha ammesso l’incidente probatorio: a riferire come testimoni sono stati i bambini. I bambini che da oltre un anno vivono insieme alla madre in una località protetta e segreta per evitare di essere rintracciati dal padre. Sono stati loro a parlare di quello che succedeva a casa. Quello che è finito al centro di indagini che, come spiega l’avvocato Di Martino, sono tutt’ora in corso. Il legale del 33enne albanese non si sbottona sull’esito dell’incidente probatorio: «È una fase delicatissima, sono coinvolti minori». Da quel poco che trapela, utilizzando la sensibilità doverosa per l’argomento, i bambini avrebbero parlato poco e ricordato ancora meno.

In tribunale i bambini avrebbero solo menzionato le urla. Quelle urla che sentivano tutti i giorni. “Quotidianamente”. Quelli delle litigate in casa, in camera, in bagno e in cucina, fra il babbo e la mamma. —

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