Da New York alla crisi nera, la resa del maestro del cuoio

Piero Peroni

Piero Peroni, artigiano che esporta nel mondo con salone nella Grande Mela: «Lo Stato ci ha dato solo cinquemila euro, paghiamo le spese coi risparmi»

Sono 65 anni di tradizione familiare e di eccellenza assoluta nell’artigianato toscano, nella scuderia di Pitti Uomo da prima ancora che la manifestazione si trasferisse in Fortezza, esportazioni in tutto il mondo e un salone espositivo a New York. Ma il prossimo 31 marzo l’azienda Fratelli Peroni potrebbe chiudere i battenti per sempre: «Colpa del Covid – spiega il fondatore Piero Peroni – ma anche di una politica che punta sui “tesori del Rinascimento” e però poi non ci aiuta». Nella sede di Firenze, in via Marconi 82 rosso interno, si respira l’odore del cuoio trattato col tannino vegetale alla maniera di Santa Croce sull’Arno. Ma l’aria che tira non è buona. «La mia attività mi ha permesso di arrivare a quest’età», premette il patron di 86 anni, autore dei disegni per gli accessori di pelletteria per abbigliamento e arredamento, insegnante alle nuove generazioni, padre dell’attuale amministratore che ribadisce: «Lavoro per passione ed è giusto che io, di ristori, non ne abbia».

L'azienda invece ne ha avuti di ristori, «cinquemila euro compresi i due contributi da 600 euro all'amministratore: l’1 percento del fatturato, che nel 2020 è stato del 40 percento inferiore rispetto al 2019. Troppo poco». «A marzo dell’anno scorso siamo stati costretti a chiudere metà mese e tutto aprile, e a mettere i dipendenti in cassa integrazione; cassa integrazione vuol dire Ebret (l'Ente bilaterale dell'artigianato toscano, ndc), che io mi pago da 30 anni. Il problema sono le spese fisse che abbiamo pagato coi risparmi», racconta il “grande vecchio” dell’azienda , ottomila euro al mese tra affitto, luce e gas, e ancora il Tfr, le feste pagate, le tredicesime «e i “balzelli” della Regione».

Nel 2020 tre dipendenti hanno lasciato volontariamente l’azienda , e molti clienti – comprensibilmente – hanno posticipato gli ordini. «Piccoli vantaggi, nello stare chiusi», prosegue Peroni, che si dice pronto a fare nuovi investimenti per quando ci sarà la ripartenza, se ci sarà: «Nel 2021 non potremo continuare a sostenere le spese fisse - va avanti - se entro il primo trimestre dell’anno si riesce a ripartire, anche grazie alle tante utili iniziative della nostra associazione di categoria, la Cna, o quanto meno rimanere a galla anche con ulteriori sacrifici, noi riprendiamo anche ad assumere con apprendistato professionalizzante». «Altrimenti – sentenzia – la Fratelli Peroni chiude».


La questione è legata al turismo: «Sono i visitatori che comprano i prodotti, e l’85 percento dei nostri accessori va all’estero», spiega il fondatore che, forte di un’esperienza maturata 12 anni da presidente del comparto moda Cna Firenze, mette nero su bianco la sua ricetta per rilanciare il suo settore: «Noi abbiamo fatto tutti gli investimenti possibili, ma siamo piccoli e le risorse sono poche. Serve un intervento del pubblico che, però, pensa alle industrie ma non agli artigiani, per realizzare e sostenere una vetrina web, e con la concessione alla categoria (magari a rotazione) di un fondo dal Comune nel centro cittadino». 

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