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Relazione con un superiore, carabiniera punita e congedata

Il caso a Lucca, la donna secondo l'Arma ha «violato l’obbligo di dormire in caserma». Il Tar aveva accolto il ricorso della giovane, il Consiglio di Stato ribalta la sentenza

LUCCA. Non potrà rientrare nell’Arma la carabiniera, di stanza in una caserma della Piana di Lucca, che era stata congedata per aver avuto una relazione con un proprio superiore. Lo ha deciso il Consiglio di Stato, rovesciando una sentenza del Tar di Firenze al quale si era appellata la donna, dopo che a novembre 2018 era finita la sua ferma quadriennale e l’Arma non l’aveva ammessa al “servizio permanente effettivo”,cioè alla carriera militare.

La sentenza ripercorre i fatti. La ragazza, entrata nel periodo di ferma volontaria quadriennale nel 2013, aveva avuto un primo episodio messo nel mirino dai superiori. Nel luglio 2016, infatti, era stata trasferita d’autorità dopo l’arresto, nell’abitazione che aveva affittato,di un maresciallo dell’arma con il quale intratteneva una relazione. Elemento da non sottovalutare, almeno nell’ottica della disciplina militare: la carabiniera «sebbene assegnataria di posto letto in caserma» (come scritto nei documenti dell’Arma), dormiva altrove.


La donna arriva a Lucca per gli ultimi due anni della sua ferma breve e – secondo quanto ricostruito dai giudici – incappa ancora in una storia simile:stringe una relazione con un superiore (appartenente a un’altra caserma) e viola di nuovo l’indicazione, obbligatoria, di dormire nel suo alloggio. Poi il rapporto finisce e – sempre secondo le memorie dell’Arma – la reazione della donna è tale «da indurre ad allertare la centrale operativa». Risultato:due giorni di consegna,poi sei mesi di assenza dal servizio e, in fondo a questo percorso, il diniego di diventare carabiniere di carriera.

Una decisione alla quale la giovane si oppone, con un primo ricorso al Tar. Che porta i risultati da lei sperati. I giudici del primo grado amministrativo, infatti, sostengono che «è evidente che la valutazione di non ammissione risulti contraddittoria e irragionevole in relazione agli atti, finendo per essere fondata sulla sola sanzione disciplinare e sulla relazione: episodi circoscritti che non esauriscono la valutazione complessiva sul rendimento, ritenuta sufficiente in tutte le schede di valutazione». In sostanza, la donna sarebbe stata punita per il suo comportamento, al di là di quanto fatto nei quattro anni di ferma volontaria. Inoltre sempre i giudici fiorentini avevano fatto notare una disparità di trattamento fra la donna e il superiore con il quale aveva avuto la relazione.

Il Comando generale dei carabinieri ha deciso di presentare ricorso e – come detto – il Consiglio di Stato ha rovesciato la sentenza di primo grado. I motivi? Almeno un paio.

Innanzitutto è stato fatto notare come anche l’uomo avesse avuto due giorni di consegna, oltre al trasferimento ad altra sede (ma certo non la fine della sua carriera). L’Arma poi ha fatto presente come la valutazione fosse stata “nella media” fra il 2014 e il 2017 per poi scendere a “inferiore alla media” nell’ultima valutazione prima del congedo.

Ma soprattutto,sostiene il Consiglio di Stato, l’ammissione al servizio permanente è in gran parte discrezionale e si basa su «una valutazione complessiva sia della persone nei suoi attributi “morali e culturali”,sia del militare nella sua “condotta, attitudine e rendimento”»: quanto basta perché l’Arma potesse decidere di lasciare a casa la ormai ex carabiniera. 

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