Giani conferma Tomassini il super manager della sanità

Il presidente vara il nuovo  organigramma della Regione. Verso la riconferma il regista della pandemia e non si lascia convincere dalle spinte politiche

FIRENZE. I lottiani lo tiravano da una parte, i gentilonian-zingarettiani dall’altra. I primi proponevano Paolo Morello, oggi ai vertici dell’Asl centro, i secondi Federico Gelli, che dopo essere stato sacrificato da Matteo Renzi nel risiko dei collegi delle Politiche 2018, per un po’ ha vissuto pericolosamente da forse-candidato alla presidenza della Regione per poi arrendersi e tornare al suo lavoro, quello di medico igienista al Santa Maria Nuova a Firenze. Insomma, le correnti e gli spifferi del Pd hanno provato in tutti i modi a convincere Eugenio Giani a scalzare Carlo Tomassini dai vertici della sanità. «E quasi per paradosso, ci tocca dire “per fortuna che c’è stata la pandemia”, perché senza quella adesso non avremmo più il migliore di tutti ai vertici del dipartimento», sospira uno dei dirigenti dell’assessorato alla sanità al sociale che ha fatto da collettore ai malumori cresciuti in questi mesi intorno alle voci di un ricambio “politico”.

Niente, ieri Giani in giunta ha varato la delibera con cui ridisegna l’organigramma dei dipartimenti e non dovrebbero esserci scossoni in vista per l’assessorato di Simone Bezzini. «Ho visto che Carlo ha creato un buon clima e un rapporto con entrambi gli assessori, sia Bezzini che Serena Spinelli», ha confidato il presidente ai suoi collaboratori annunciando una riconferma di un anno, in attesa della pensione. Giani ha capito che senza Tomassini rischiava di piazzare due mine sul suo governo: la prima nella gestione del Covid, visto che Tomassini e la sua squadra hanno consentito alla Toscana di uscire dal pantano della seconda ondata e ora di non trasformare in una catastrofe il disastro generato da Pfizer con i ritardi sui vaccini); e poi scongiura così un caso politico, dato che Morello o Gelli sarebbero stati vissuti da Bezzini (leggi: dagli zingarettiani) come un commissariamento. Ma con la delibera Giani prepara il campo a nuove nomine. Intanto la struttura regionale si arricchisce di due direzioni in più: da 13 passa a 15, perché si aggiunge il dipartimento dedicato ad “Attrazione e sviluppo degli investimenti” con cui dare la caccia a fondi europei; e poi quello per le “Opere pubbliche”. «Si parla tanto di infrastrutture - dice Giani - ma mi sono accorto che la Regione è carente di competenze specifiche di ingegneri e tecnici».

Non solo. Dopo la nomina del direttore generale Paolo Pantuliano, dovrebbe arrivare al personale il renzianissimo Giovanni Palumbo. E dovrebbe rientrare da Palazzo Vecchio Elena Pianea, per sostituire Roberto Ferrari alla cultura. E fra poco i cambi al vertice potrebbero riguardare anche l’Irpet, da cui dovrebbe andare in pensione Stefano Casini Benvenuti. In lizza, per il ruolo da presidente, ci sono il suo vice Nicola Sciclone e Lorenzo Petretto, oggi presidente di FidiToscana e figlio di Alessandro, prof ed ex assessore a Firenze con Renzi.


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