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Ritardi e tagli ai vaccini: in Toscana la campagna slitta un mese. Pfizer, la beffa della sesta dose

Da AstraZeneca sforbiciata del 60%, via agli over 80 solo da metà febbraio. L'assesore regionale Bezzini: «La drastica riduzione è inaccettabile». E senza una scansione certa il rischio è di non riuscire a completare i richiami

Atteso come la chiave di volta per uscire dalla pandemia, il vaccino anti-Covid sta diventando il punto più oscuro in fondo al pozzo di paure e incertezze in cui ci ha sequestrato il virus (e da qualche giorno pure le multinazionali del farmaco). I ritardi, i tagli, perfino l’altalena di rassicurazioni e improvvise retromarce imposti dalle case farmaceutiche costringeranno la Toscana a far slittare di almeno altri quindici giorni l’avvio della somministrazione ai suoi 320mila ultraottantenni. Ma soprattutto di almeno un mese la fase 2, e cioè le iniezioni a over 60, categorie protette, disabili, prof e personale scolastico, il cui avvio era previsto a febbraio.

«Dopo aver annunciato un taglio delle forniture del 60% – dice l’assessore regionale alla sanità Simone Bezzini – sappiamo solo che AstraZeneca dovrebbe cominciare le consegne il 15 febbraio. Ma appunto per ora è solo una promessa». Il commissario Domenico Arcuri oggi dovrebbe comunicare alle Regioni il nuovo cronoprogramma delle consegne aggiornato dopo le riduzioni annunciate dalle multinazionali. «Ma in riunione Stato-Regioni – spiega Bezzini – ci ha suggerito di prenderlo con le molle. Così noi, al netto delle vaccinazioni ancora da completare per i 6.900 a cui abbiamo dovuto disdire l’appuntamento proprio a causa dei tagli, procederemo conservando una dose di scorta per il richiamo per ogni vaccinato». Nessuno si fida più di nessuno, insomma.



Pfizer, dopo aver distribuito dosi a singhiozzo e averle tagliate del 36%, ora promette che da domani le consegne torneranno regolari. «Ma se anche ora tutto filasse liscio, riusciremmo a completare le somministrazioni al personale sanitario e agli over 80 entro marzo. Solo da aprile cominceremo con il resto della popolazione. A questo punto, però, non pretendiamo neppure più certezze sul numero di dosi, ma sui tempi».

Senza una scansione certa, il rischio è di non riuscire a completare i richiami. Tradotto: mandare in fumo il vaccino, renderlo inefficace. Dunque, è davvero vitale che ripartano consegne settimanali regolari. Ma adesso a preoccupare di più i vertici della task force regionale è proprio l’incognita AstraZeneca. «La drastica riduzione è inaccettabile. Ci avevano assicurato la consegna in pochi giorni», tuona Bezzini. Per l'inizio della campagna di massa di febbraio dovevano arrivare 525.000 vaccini, 180-200mila Pfizer e 345.000 AstraZeneca. Dovrebbero arrivarne 380mila in tutto. Dietro la promessa di un ritorno alla normalità di Pfizer c’è un non detto: da quando ha ricevuto l’ok da Ema, l’agenzia del farmaco europea, invia meno fiale, perché da queste si possono estrarre 6 dosi e non più 5. In più continuerà ad applicare un taglio del 30% all’Italia. Così a noi domani, ad esempio, invece di 32 vassoi, ne arriveranno 25, invece di 31.200 dosi, 29.250. Delle 345.000 dosi previste, AstraZeneca ne fornirà solo 140mila. Ecco, il piano vaccinale per febbraio prevedeva di immunizzare oltre 200mila persone tra ultraottantenni, pazienti affetti da patologie e personale scolastico. Basteranno al massimo per 69mila persone.

Ma anche queste sono «tappe ipotetiche – dicono dalla Regione – perché non è detto che l’Ema autorizzi il vaccino AstraZeneca per tutti. Potrebbe dare il via libera solo per gli under 55». Se così fosse, la campagna vaccinale in Toscana rischierebbe di subire un colpo durissimo, visto che dalla casa britannica ci aspettavamo 2,4 milioni di dosi delle 10,8 previste per il 2021. 



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