Fi-Pi-Li, si spacca un giunto sul ponte: danneggiate venti auto

Il giunto-trappoli a Montopoli (foto Franco Silvi)

La "trappola" nel tratto della superstrada tra Pontedera e Montopoli: ecco cosa è successo nel dettaglio. A Signa stop al traffico per due crepe

Crepe che si aprono sull’asfalto, facendo scattare la chiusura per ore di un tratto in entrambi le direzioni. Un giunto che si spacca e danneggia una dopo l’altra almeno una ventina di auto in transito. Code e danni che vanno di nuovo a braccetto, come troppe volte succede su una strada che non regge più. E che ogni giorno mostra quanto sia corta la coperta (fatta di 12 milioni all’anno, che arrivano dalle multe con gli autovelox) delle manutenzioni. E quanto sia grave il ritardo della politica, incapace per decenni di programmare e progettare un intervento strutturale, con la realizzazione – per esempio – della corsia d’emergenza che doveva essere una priorità e che invece si è persa tra chiacchiere, annunci e polemiche.

Il risultato frutto di lassismo e scarsa lungimiranza è che ora la Fi-Pi-Li cade a pezzi, anche con la complicità non secondaria dei trasporti eccezionali, che con 2.500-3.000 passaggi all’anno (anche se una parte di questi vengono classificati come tali “per sagoma” e non per la massa) contribuiscono a sgretolarla.


Altro che superstrada. Ormai è semplicemente una strada, con carenze evidenti, che diventano enormi con la complicità di particolari tutt’altro che irrilevanti: collega Firenze a Pisa e a Livorno (e basterebbe questo per attribuirle i connotati di priorità per la Toscana) e viene percorsa ogni giorno da 50.000 veicoli.

Così, mentre è in corso l’immancabile dibattito politico sul futuro dell’infrastruttura, ecco che nel giro di poche ore arrivano altri due segnali di cedimento. Due campanelli d’allarme che si aggiungono a una catena ormai senza fine.

IL GIUNTO-TRAPPOLA

Sono le 18. 30 di venerdì scorso. La pioggia è già sufficiente ad alzare il livello di rischio sulla Fi-Pi-Li. E stavolta si aggiungono una ventina di auto in coda in uno dei tratti più pericolosi della superstrada, subito dopo la curva in discesa all’altezza di La Rotta, nel comune di Pontedera, in direzione di Montopoli. Non c’è un cantiere. E neanche un incidente. I primi passanti pensano a un maxi-tamponamento innescato magari dal maltempo e dalla scarsa visibilità. Niente di tutto questo. Si è spaccato un giunto di dilatazione in acciaio sul ponte. Ce ne sono circa 800 in tutto il tracciato, installati su ponti e viadotti tra una lastra e l’altra per assecondare le dilatazioni e le contrazioni che i materiali subiscono in seguito ai fenomeni di escursioni termiche stagionali. Proprio di recente, per esempio, si è concluso un intervento da circa 150.000 euro per la sostituzione di una trentina di linee di giunto in Fi-Pi-Li a Pisa e a breve sarà effettuata un’operazione analoga anche nel tratto livornese.

Il giunto rotto diventa una trappola per i veicoli in transito: decine di pneumatici tagliati e in alcuni casi anche danni rilevanti al motore e alla carrozzeria causati dalla “mina vagante” spuntata all’improvviso dall’asfalto. Una dopo l’altra, ci finiscono contro almeno una ventina di auto; c’è anche chi riesce a evitare l’ostacolo, avventurandosi in pericolosissime sterzate. E così in pochi istanti si crea una fila di mezzi incidentati “parcheggiati” a margine della carreggiata, in un contesto decisamente rischioso anche per gli altri mezzi in arrivo in direzione Firenze. Arriva la polizia stradale che identifica i conducenti (impauriti e arrabbiati) di una parte dei veicoli danneggiati e nel frattempo lavora per ripristinare le condizioni di sicurezza, insieme con Avr, la società che gestisce la manutenzione complessiva della strada per nove milioni all’anno.

Alla fine gli agenti verbalizzano tredici macchine danneggiate; ma ce ne sono un’altra decina che sono andate a sbattere contro il giunto, con gli automobilisti che – anche se non “schedati” dalla polizia stradale – potranno comunque presentare il conto alla Avr per il risarcimento dei danni subiti.

IL TRATTO A RISCHIO

Poche ore dopo altro disagio a catena, più verso Firenze. Questa volta senza alcun danneggiamento per gli automobilisti ma che evidenzia un’altra criticità importante rispetto alla stabilità del tracciato nello stesso punto dove poche settimane fa si è presentata una frana. Siamo in zona fiorentina, vicino a Ginestra, uno dei punti più “anziani” della superstrada e a detta dei tecnici più dissestati.

Venerdì sera la superstrada è stata chiusa fino a ieri mattina, in entrambe le direzioni, tra Ginestra Fiorentina a Lastra a Signa perché c’è stato il rilevamento di due fessure sulla sede stradale, all’altezza del distributore di benzina di Ginestra, in direzione del capoluogo toscano. Lo stop, deciso in concomitanza con l’avvio del coprifuoco dovuto al Covid, alle 22, è stato disposto per effettuare una serie di controlli e anche per provvedere a risistemare la sede stradale. Da quanto è emerso sarà anche attivato a breve un sistema di monitoraggio con sistemi di robotica per vedere se il tratto si muove o meno. Poi ieri mattina il pezzo in questione è stato prima riaperto in direzione mare e poi a metà mattina anche verso Firenze. Ma nel frattempo c’erano stati disagi perché sulla strada alternativa, la 67, era caduto un grosso albero.

Il 7 gennaio scorso, proprio dove si sono aperte le fessure, c’era stato il cedimento di un muro di contenimento della superstrada a Lastra a Signa, in direzione di Firenze sulla parte destra. In seguito a questo smottamento è tuttora chiusa la carreggiata verso Firenze. E dove si trovano sempre code perché il punto in questione è uno dei più trafficati.

Il cedimento della parete che sorregge le corsie è avvenuto in un punto in cui siamo in pendenza. Per chi la conosce, andando in direzione di Firenze, siamo subito dopo la postazione dell’autovelox e prima dello svincolo di Lastra a Signa. Uno dei tratti più anziani, realizzato cinquanta anni fa. E sicuramente messi in condizioni peggiori perché non certo progettati per sostenere il volume di traffico attuale. Ora, col cantiere aperto, sono in corso altri rilievi della zona per approfondire le condizioni idrogeologiche. In quel punto, infatti, oltre alla pendenza, siamo in un contesto in cui le quattro corsie sono appoggiate a una collina e dall’altra parte c’è la parte franata. Più anche il guard rail ha avuto un cedimento.

I lavori di ripristino dovrebbe durare tre mesi con traffico dirottato su quella in direzione mare, dove si viaggia a doppio senso di marcia. Solo per collocare un palo di fondazione ci vogliono 28 giorni. E questo senza contare i tempi burocratici che spesso preoccupano i tecnici più della mancanza delle risorse.

Il presidente della Regione Eugenio Giani, rispetto alle fessure di l’altra notte spiega che sono stati fatti subito dei saggi per capire l’entità dello spostamento della carreggiata.

E ha evidenziato come probabilmente a suo tempo l’intervento non venne calibrato nella giusta modalità. «Purtroppo – ha spiegato – in quel contesto c’è un terreno di riporto e siamo in una valle dove scorrono corsi di acqua. Per cui quando piove siamo soggetti a queste criticità. Meglio sarebbe stato avere un viadotto in questo tratto. Spero che la situazione si possa risolvere quando la tamponatura di cemento che abbiamo previsto sarà completata». 

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