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Sesso con il "santone", presi 2 milioni a 5 donne: ecco come l'ex assicuratore le ha truffate

Matteo Giovanelli

L'indagine partita dagli incontri di un gruppo di preghiera a Massa. Convinceva le vittime di “ascendere al cielo” per liberarle dal peccato. In fondo all'articolo le intercettazioni

MASSA. Ci sono diverse cose che non gli tornano da qualche tempo. E non si tratta di dettagli. Non gli è chiaro, per esempio, dove siano finiti gli oltre 300.000 euro che la moglie ha ereditato dalla madre. Non gli tornano, neppure, gli scambi di mail tra la moglie e alcuni “ sacerdoti”. Poi il 1° gennaio 2020 trova le fotografie: scatti in cui la moglie è in atteggiamenti intimi con un uomo. Le immagini lo sconvolgono. Ancor di più lo sconvolgono le parole della donna: «Sono la “sposa divina”. Gli atti sono serviti per purificarmi, allontanarmi dal demonio e dal male, contribuire a un progetto di rinascita, di creazione di nuove Sacre Famiglie».

I soldi purificati in cielo


Le Sacre Famiglie sono quelle di cui si proclamava capostipite Matteo Giovanelli, 42 anni, ex agente assicurativo agli arresti domiciliari per truffa e circonvenzione di incapace. È Giovanelli, indicato come il guru del gruppo religioso “I Tabernacoli viventi” che compare in foto con la “sposa divina”, che le telefona per ore e ore, che la incontra al gruppo di preghiera a Massa, che le chiede soldi per “purificarli durante l’ascensione al Cielo”. La pubblico ministero Alessandra Conforti non ha dubbi: non solo Giovanelli, originario di Alessandria, diplomatosi a Pontremoli (in Lunigiana), è riuscito a sottrarre a cinque donne tantissimo denaro, per una cifra complessiva che sfiora i due milioni di euro, ma da loro si è assicurato pure favori sessuali, con la promessa di purificazione e partecipazione a un progetto divino: sesso, soldi, religione e purificazione: l’equazione dell’ultima truffa sventata dalla procura di Massa.

I tabernacoli viventi

Le indagini muovono i primi passi nel marzo 2020 quando il marito di una delle donne, un imprenditore versiliese, si rivolge alla questura di Massa: sua moglie, una quarantenne, è sempre stata molto religiosa, ma la sua devozione adesso è preoccupante. Frequenta un gruppo di preghiera, “I Tabernacoli viventi” che si riunisce a Quercioli, una frazione di Massa, ed è mossa da una fede illimitata per Giovanelli che a quel gruppo, già attivo, si è unito. Giovanelli si è creato un’immagine di credibilità, una cosa che sa far bene perché – ricostruiscono gli uomini della squadra mobile – non è la prima volta che lo fa. Ha già avuto qualche problema nell’ambito delle assicurazioni tanto che, dopo avere esercitato come sub agente, è stato allontanato dall’ambiente. Giovanelli racconta di aver contatti con le forze dell’ordine, di essere “ausiliario” della guardia di finanza, di aver conoscenze con magistrati importanti. Eppoi rapporti con sacerdoti, preti esorcisti. Sacro e profano.

Gli esorcisti

Riferisce alle donne – è la ricostruzione degli inquirenti attraverso migliaia di mail sequestrate e ore di intercettazioni telefoniche – di avere rapporti diretti con tre esorcisti, tre “Don”, come li chiama lui: Don Paolo, Don Carlos da Cracovia e Don Josè del Portogallo. E con quei falsi sacerdoti le donne le mette in contatto davvero, peccato però – è l’accusa della pm – che i profili fittizi dei tre esorcisti li abbia creati e li gestisca lo stesso Giovanelli. Quando le donne scrivono ai “Don”, è lui a rispondere, quando chiedono informazioni su Matteo, è lui a definirsi nel migliore dei modi perché il rapporto di fiducia non si incrini. Le fedeli scrivono ai preti e lui legge, scopre tutto di loro, disegna il loro profilo, le domina secondo la procura.

Soldi per curare i falsi preti

Quei finti sacerdoti diventano un faro: Giovanelli finge – sostiene l’accusa – che uno di loro, Don Paolo, abbia avuto due infarti. E le donne, per curarlo, pagano. Giovanelli le fa sentire partecipi di un “progetto divino”, racconta le sue interminabili notti di battaglie contro i demoni, per la purificazione. Notti che lo stremano: loro sono preoccupate per la sua salute tanto che vogliono scrivere al Papa perché lo aiuti a riposare. In una intercettazione telefonica una di loro è pronta a rivolgersi al pontefice:“Lo dico a te, lo dico al papa se si presenta... se volete gli scrivo e scrivo a Benedetto che ti deve mettere a letto”.

I dubbiosi sono “demoni”

Poi ci sono le lotte con i demoni e la purificazione delle donne e del denaro che promette di portare in cielo. Le fedeli versano soldi, tanti soldi, una di loro quasi un milione, in più tranches per liberare l’uomo “dai lacci del demonio”, per aver dispensato salmi e preghiere.

Un rapporto esclusivo tra Giovanelli e le donne, un rapporto che puntava – si deduce dal quadro tracciato dagli inquirenti– a escludere chiunque potesse mettere i bastoni tra le ruote, chiunque tentasse di “far aprire gli occhi”, di comprendere quelle emorragie di soldi, quelle mail, le telefonate infinite. I parenti e gli amici diventano il male, il pericolo e vanno allontanati. Sono demoni. Qualcuno allontana davvero familiari convinto di avere in casa il Male.

Versamenti sulla post pay, ore e ore di preghiera, favori sessuali. Fino a quella denuncia del marzo 2020 che mette in moto l’indagine: scattano le intercettazioni, la polizia tiene d’occhio le caselle di posta elettronica, individua l’intestatario delle post pay su cui viene versato il denaro. Si alza un velo e le donne parlano con gli agenti, affiancati da un team di psicologhe. Raccontano, guardano la realtà con occhi diversi. Nei giorni scorsi la pm Alessandra Conforti ottiene dal giudice per le indagini preliminari Dario Berrino la misura cautelare dei domiciliari: Giovanelli è arrestato, a casa sua, ad Alessandria. 



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