Il ponte cede da un anno ma nessuno lo ripara: sulla Fi-Pi-Li gli allarmi inascoltati dei cittadini

Il viadotto ignorato da Comune, Avr e Città Metropolitana: ma la struttura non è pericolante, ripetono gli amministratori comunali

Il cavalcavia numero 31 lungo la superstrada Firenze-Pisa-Livorno a Gello di Pontedera è chiuso al traffico dal febbraio scorso. Motivo? L’asfalto di raccordo al ponte cede. Va in scena il solito rimpallo di competenze (tra Comuni, Città metropolitana di Firenze e Avr) e l’asfalto non viene messo a posto. Non è stata d’aiuto nemmeno una denuncia finita davanti al giudice di pace di Pontedera. A febbraio di un anno fa, dopo un sopralluogo dei vigili del fuoco, il Comune di Pontedera è intervenuto e ha posizionato le transenne per impedire il transito. Le prime segnalazioni del cedimento (l’infrastruttura è tra via dei Panieracci e via delle Idi di Marzo) risalgono all’estate 2016. A quanto pare la burocrazia imbriglia il destino dei viadotti nel tratto tra Pontedera e Cascina. Ce ne sono altri due che non se la passano meglio. Sono opere-fantasma, lasciate al loro destino. Intanto per la struttura di Gello, oltre all’asfalto che cede, si segnalano erba in mezzo alla carreggiata e una grande quantità di rifiuti abbandonati. Il Comune di Pontedera che fa? «Il ponte non è pericolante, ripetono gli amministratori comunali», interpellati anche pochi giorni fa. La strada su cui il viadotto è stato realizzato è privata. Nessuna traccia di lavori si trova nel programma delle opere pubbliche o dei nuovi asfalti. Il traffico è stato interdetto, anche se la via è privata, per garantire la sicurezza.

Insomma in un anno, da quando Il Tirreno si era occupato per l’ultima volta di questa situazione, la fotografia è la stessa e forse è anche peggiorata. I costi della manutenzione di queste infrastrutture lungo la Fi- Pi- Li (ce ne sono altre) sono alti. Nessuno se ne vuole fare carico: lo dimostrano i cedimenti di parti di cemento e calcestruzzo segnalati dagli automobilisti. Forse uno dei motivi dell’incertezza sta nel passaggio di competenze dall’Anas alla Provincia di Firenze (poi Città metropolitana) della superstrada che di super ha solo gli sprechi. Ci sono documenti, a detta dei tecnici, che non si trovano o sono parziali.


Comunque, lo scorso febbraio, dopo l’ennesimo incidente stradale avvenuto a Gello, i vigili del fuoco di Pisa, su richiesta di alcuni cittadini, fecero un sopralluogo, intimando al Comune di chiudere la strada. In quell’occasione il sindaco Matteo Franconi aveva ribadito il concetto di «strada privata, che non rientra nelle competenze del Comune» . Si era anche sbilanciato in una previsione. «Sappiamo dalla Provincia di Firenze che presto saranno eseguiti i lavori per riparare l’asfalto. Ma il ponte non ha alcun problema strutturale, i cittadini possono stare tranquilli per questo», queste le sue parole. Più difficile è spiegarlo a chi abita nella zona. Ciclisti e conducenti di moto spesso lo attraversano per fare prima. Eppure un anno fa (con comunicazione alla prefettura di Pisa) al Comune venne chiesto di mantenere interdetto il traffico con adeguata segnalazione e transenne, oltre al posizionamento di luci per indicare il pericolo, come si fa quando c’è un cantiere. Le luci non ci sono, le transenne barcollano, in parte sono state buttate giù. C’è un precedente che però viene trascurato. Dopo anni di tira e molla un cittadino (lo scorso maggio) ha chiuso in suo favore un contenzioso legale contro il Comune. L’uomo era rimasto coinvolto in un incidente sul cavalcavia. La storia: a luglio 2019 un automobilista, mentre percorreva la strada con la sua auto, non si era accorto del famigerato scalino che si è formato sul giunto di raccordo alla rampa. Danni ingenti all’auto e tanta paura. L’assicurazione del Comune non voleva pagare. Come mai? La strada è privata, sostenevano allora come oggi i tecnici. Il cittadino, stanco dei rimpalli, ha fatto causa al Comune. Non si può negare, aveva fatto notare nella citazione in giudizio l’avvocato Federico D’Anniballe, che lungo la strada ci sia una situazione di pericolo. «Il dislivello non si vede da lontano ed è facile restare incastrati sullo scalino». La vicenda ha consegnato una certezza: da quando sono stati costruiti i sovrappassi lungo la Fi-Pi-Li sono rimasti di nessuno, non c’è un atto che li trasferisce ai Comuni. Infatti la Regione, chiamata in causa, aveva risposto che la rampa non è di sua competenza. E aveva consigliato all’avvocato di scrivere alla Città metropolitana di Firenze.

Quest’ultima, a sua volta, sosteneva che, pur avendo in custodia la superstrada, la manutenzione spetta ad Avr. Che fare dunque? Avr a sua volta aveva spiegato che il cavalcavia non è tra le pertinenze affidate all’azienda che si occupa della gestione della strada. Un pauroso rimpallo di competenze. Era quindi partita la causa civile poi chiusa con una transazione. La prima a essere chiamata in causa era stata la Città metropolitana di Firenze che si era costituita e aveva chiamato in giudizio il Comune di Pontedera. A quel punto l’assicurazione del Comune si è fatta avanti e ha risarcito l’automobilista.

Problemi simili ci sono anche per un altro viadotto che si trova vicino alla discarica di Pontedera, al confine con Latignano di Cascina. Stessa situazione in via di Lupo Parra Sud. Qui, dopo un incidente e dopo le proteste della gente, il Comune è intervenuto (era il 2013) con la segnaletica e abbassando il limite di velocità a 30 chilometri orari. Le transenne non sono ancora state rimosse. Insomma tra un rimpallo di competenze e l’altro succede così: il problema resta così com’è con buona pace di chi si preoccupa per la sicurezza.

Strada “super” solo per sprechi pericoli e incassi da autovelox

Quindici milioni all’anno incassati grazie a 12 autovelox che “fatturano” 1.337 euro all’ora (per ogni multa 30 euro vanno ai privati); un milione al mese per i rattoppi su una strada costruita male che di “super” ha solo sprechi e pericoli: duemila incidenti con 43 morti in 10 anni. Tante ipotesi sfumate (dal pedaggio alla corsia d’emergenza, fino all’ipotesi tutor) per un tracciato che è fuorilegge: dopo il crollo di un cartello nel 2018 (5 tecnici a rischio processo), i pannelli non sono stati sostituiti. E a proposito di cedimenti, a causa di una frana di un muro di contenimento lo scorso 7 gennaio a Signa, si viaggia su 2 corsie nel tratto interessato fino al 20 febbraio.

E tra pochi mesi il limite di velocità può salire a 110 kmh

La terza corsia non c’è, i problemi strutturali sono evidenti. Ma tra pochi mesi il limite massimo di velocità in Fi-Pi-Li potrebbe salire da 90 a 110 chilometri all’ora, per “colpa” di uno dei tanti pasticci che hanno segnato la tribolata storia della Strada di grande comunicazione. Una vicenda iniziata undici anni fa con il permesso negato a un’azienda di aprire un nuovo distributore a Pontedera. In una delle puntate del contenzioso, il Consiglio di Stato ha sentenziato (nel 2018) che la Fi-Pi-Li è una strada extraurbana di tipo “B” e non di tipo “C”, come è sempre stata gestita. Se il pronunciamento sarà confermato dalla Cassazione, gli enti dovranno adeguarsi su due fronti: da una parte alzando il limite e dall’altra mettendo in cantiere quegli interventi che vengono rimandati da decenni tra scarsa programmazione e carenze di risorse. La Città Metropolitana di Firenze che gestisce i 100 chilometri del tracciato di proprietà della Regione, ha presentato ricorso in Cassazione e nel frattempo ha “congelato” la situazione, definendo «problematica l’esecuzione della sentenza», appellandosi a una serie di lacune che caratterizzano una Sgc che lo stesso ente fiorentino avrebbe il compito di rendere sicura (coi soldi anche degli altri, a cominciare dalla Regione). E tra pochi mesi il limite di velocità può salire a 110 kmh