Contenuto riservato agli abbonati

Seconde case: si può venire in Toscana. Giani furioso, pronta un'ordinanza

Il governo sdogana gli spostamenti extra regionali. Il presidente della Regione chiede un chiarimento attraverso l'avvocatura

FIRENZE. A regnare è l’interpretazione e la confusione. Il “se”, il “ma”, il corridoio-lasciapassare che ti porta in una direzione diversa rispetto a quanto è scritto (anche chiaramente) nella legge. In questo caso si tratta del nuovo decreto del presidente del consiglio dei ministri (l’ormai conosciuto dpcm) del 14 che , da una parte, è stato concepito con «la finalità di contenere il contagio in una fase espansiva dell'epidemia», come ha spiegato il ministro della salute Roberto Speranza, e dall’altra arriva a un mezzo ribaltamento di quanto enunciato chiaramente all’articolo 1 (comma 4) dove si dice che «gli spostamenti fuori dalle regioni, anche gialle, rimangono vietati fino al 15 febbraio». Come si arriva alla contraddizione? Autorizzando gli spostamenti alle seconde case da regioni diverse. Anche se sono rosse e arancioni. Un pasticcio perché questa è l’interpretazione da parte del governo in una giornata che ha messo nell’incertezza e nell’imbarazzo le prefetture e le istituzioni e che poi ha provocato uno scontro con la Regione. Perché secondo Palazzo Chigi, in teoria, un milanese non può andare a Rho ma potrebbe venire in Versilia. Potrebbe solo, però, perché il presidente della Regione Eugenio Giani è stato esplicito e rifiuta le “interpretazioni”: «Per me vale il divieto di spostamento tra regioni e in ogni caso se, nei prossimi giorni, venisse confermata la possibilità degli spostamenti per le seconde case, rinnoverò l’ordinanza che poneva il divieto per chi arrivava dalle zone rosse e arancioni». Esterrefatti dell’allargamento anche i sindaci potenzialmente interessati, quelli delle località della costa tradizionalmente più amate da chi abita a Nord.

La “telenovela” delle seconde case è partita la mattina dopo alcune anticipazioni che davano per certa questa possibilità. Nel frattempo al numero 1500 di pubblica utilità, attivato dal ministero della Salute per rispondere alle domande dei cittadini sul coronavirus, si spiegava che «Il nuovo decreto non consente di raggiungere le seconde case fuori dalla propria regione se non per emergenze». «È questa la direttiva specifica che abbiamo ricevuto dopo la firma del decreto. Ci sono maggiori restrizioni rispetto a prima», spiegavano gli operatori agli utenti.


Nel pomeriggio, poi, dopo attese e dubbi, “fonti di Palazzo Chigi” hanno chiarito che in base al nuovo decreto le seconde case saranno raggiungibili anche fuori dalla propria regione. Il testo di venerdì, infatti, «disciplina che è comunque consentito il rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione e, a dispetto del decreto sulle misure per le festività natalizie, non è specificato il divieto degli spostamenti verso le seconde case ubicate in altra regione». Resta, per ogni altro tipo di spostamento che non sia per motivi di necessità, lavoro, studio o salute, il divieto di spostarsi in un'altra zona geografica.

Dunque siccome non si vieta espressamente e si consente un generico “rientro”, allora si può fare quello che viene vietato alla riga appena sopra il decreto.

La Regione ha sottoposto il testo anche all’avvocatura regionale che ha spiegato come «non ci siano riferimenti alle seconde case ma si vietano espressamente gli spostamenti tra regioni».

Da qui è partita la richiesta della Regione di un chiarimento al Governo su una questione che sta particolarmente a cuore alla Toscana data l’alta incidenza delle seconde abitazioni. E comunque, come ha chiarito Giani in serata, la contraddizione governativa si risolve così: «Per me è chiaro, il principio generale è stato enunciato: non ci si può spostare. Se poi dovesse essere diversamente, rinnoverò l’ordinanza di fine novembre dove si esplicitava il divieto di spostamento dalle zone rosse e arancioni». Quella norma, tra l’altro, che prevedeva l’arrivo in Toscana solo per motivi di necessità o per la presenza del medico di famiglia.

A Giani fa eco il sindaco di Forte dei Marmi, Bruno Murzi: «Non ci si capisce più niente e siamo alla follia. Le regole devono essere scritte in maniera univoca e ci devono dare certezze. Non è una questione di milanesi o meno, l’importante è seguire le regole senza interpretazioni».

«Se devono limitare gli spostamenti - si chiede poi il sindaco di Massa Francesco Persiani - perché l’interpretazione è estensiva?». E conclude: «L’impressione è che alla fine le norme siano aggirate». 

© RIPRODUZIONE RISERVATA