Anziano dimesso dall’ospedale di Livorno in mutande e canottiera. La figlia: «Non è umano»

La denuncia della figlia del paziente: «È entrato con i vestiti e me l’hanno riportato come lo vedete nella foto»

LIVORNO. Il giacchetto scuro appoggiato addosso copre a fatica una canottiera bianca, ma le gambe sono completamente nude. Le mani rattrappite dal freddo, lo sguardo che emerge dalla mascherina sembra perso nel vuoto. La figlia non crede ai suoi occhi quando vede uscire dall’ambulanza il babbo, 85enne, che è stato appena dimesso dall’ospedale di Livorno in quelle condizioni. È adagiato sulla lettiga, senza vestiti a parte le mutande e la canottiera e quel giacchetto che gli fa da misera coperta. E’ venerdì pomeriggio.

Fuori soffia una vento di nordest, ci sono pochi gradi sopra lo zero. L’uomo trema, gli battono i denti. L’immagine la scatta la stessa donna: esterrefatta, incredula, allibita. «E’ entrato in ospedale con i vestiti, è stato dimesso senza. Così come lo vedete in fotografia», si sfoga non appena la contattiamo (la notizia la raccoglie il giorno dopo il sito L’Osservatore). A fissarla l’ immagine di quell’anziano seminudo provoca una fitta di dolore. Fa male. Quell’uomo potrebbe essere nostro padre, nostro nonno. C’è tanta tenerezza in quell’intimità violata.

«Giovedì mattina ho chiamato l’ambulanza – racconta la figlia – perché babbo stava male. Aveva la pressione molto bassa e faceva fatica a respirare. E’ partito con il pigiama, un maglioncino, un altro maglione, un giacchetto pesante, il cappello ed una sciarpa. Mio padre è freddoloso e mi ero premurata di coprirlo. I volontari lo hanno trasportato al pronto soccorso e qui lo hanno preso in cura. Venerdì sono stata contattata dal personale del reparto che mi ha detto che mio padre aveva fatto gli esami e sarebbe stato dimesso. Ho preferito, visto il maltempo, farlo venire con l’ambulanza. Mi sentivo anche più sicura».

L’uomo, infatti, è cardiopatico. Venerdì, oltre agli esami di rito, viene sottoposto ad una gastroscopia – racconta la figlia – per scongiurare una patologia allo stomaco. Poi viene ordinato di rimandarlo a casa. «Quando l’ho visto ho detto ai volontari: fermi, riportatelo in ambulanza che prendo una coperta. Non può uscire in quelle condizioni. Loro mi hanno riferito di aver fatto presente al personale del pronto soccorso che mio padre era svestito. Mi hanno anche detto che dentro all’ambulanza non si possono utilizzare coperte per via del covid.

Ma io non ce l’ho con questi ragazzi, ma con chi l’ha lasciato uscire in ospedale in quelle condizioni. Non è neppure un caso di malasanità, questa è una questione di umanità».  La figlia racconta di aver chiamato l’ospedale, chiedendo spiegazioni. «Mi è stata passata un’infermiera che mi ha detto che così come aveva trovato mio padre l’ aveva rimandato. Ma si rende conto? Mio padre è entrato vestito e coperto. E’ uscito seminudo. E se poi ci fosse stato bisogno di vestirlo avrebbero potuto chiamarmi. Sarei corsa, come ho sempre fatto».

La rabbia è scoppiata anche dopo aver visto che gli abiti dell’anziano signore “erano accartocciati in una busta di plastica”. «Lo sa dove ho trovato ila sciarpa? Dentro una busta contenente i referti e i fogli di dimissione». La donna dice di non voler presentare alcun tipo di denuncia anche se sono stati calpestati - sostiene - i più elementari diritti del malato, ma ha segnalato quel che è accaduto a suo padre “perché sia da monito, perché nessuno deve essere trattato così”. C’è grande comprensione per il momento difficile e delicato che sanno attraversando medici ed infermieri che combattono il virus. Ma proprio perché “in questo momento non possiamo assistere i nostri cari, serve la massima attenzione per tutti». L’Asl, a cui abbiamo chiesto spiegazioni dell’accaduto, ha assicurato verifiche sull’episodio.