Preso d’assalto dai clienti e multato il ristorante simbolo della rivolta: «La sanzione? Non la pagherò»

I carabinieri davanti al ristorante e il locale con i clienti

Firenze: in coda per cenare nel locale dell'imprenditore che guida i ribelli contrari ai Dpcm anti-Covid. Il racconto della serata

FIRENZE. «Sono dietro al locale. Stanno discutendo. I carabinieri si sono presentati cinque minuti fa», dice un un operatore tv davanti all'ingresso. Sono le 7 della sera. La gazzella del 113 è già piazzata fuori dal ristorante. Ma non è un caso. La rivolta nazionale degli imprenditori contro il coprifuoco dei pubblici esercizi è fissata per le 19. A dare il là è proprio il ristorante Tito Baracca di Firenze. E i carabinieri sono arrivati puntuali. Di più. Sono arrivati cinque minuti prima. Hanno il compito di notificate l’ennesima multa da 400 euro a Mohamed “Momi” El Hawi, 34 anni, gestore del ristorante Tito Baracca oltreché del Tito Careggi e del Tito Gavinana.

Momi non se la prende più di tanto per multa. Anzi. Si mostra determinato e sereno: «Nessun problema. Io li capisco quelli delle forze dell'ordine. Devono fare il loro mestiere. Hanno l’indicazione di farci la multa e noi la prendiamo». È la sanzione numero nove quella che prende Momi. Da quando è stato vietato ai ristoranti di tenere aperto, per contenere la diffusione del coronavirus, ha sempre violato il divieto. E non demorde. Anzi. A forza di violare le regole è diventato il leader nazionale della rivolta #ioapro1501 insieme all'emiliano Antonio Alfieri e al pesarese Umberto Carriera. #Ioapro1501 è l'annuncio della riapertura dei ristoranti a partire dal 15 gennaio per non richiudere più. Tradotto in termini spicci: è un sonoro “basta!” ai divieti di apertura imposti dai dpcm del governo Conte.



Alle 7 della sera ci sono pochi clienti nel ristorante Tito Baracca. Piano piano però il locale si riempie. Arrivano amici, coppie, addirittura famiglie. Entrano anche gruppi da 6-8 persone. Vogliono tutti mangiare. Vogliono tutti cenare al ristorante Tito Baracca . Alle 8 della sera il locale diventa rumoroso: c'è una trentina di persone ai tavoli. Fuori in attesa ci sono tra dieci e venti clienti. «Ma niente paura. Noi ci siamo auto-imposti il riempimento fino a massimo il 30% della capienza del locale, con obbligo di utilizzo di gel e mascherine», rassicura Momi. Come se fosse una concessione. È il minimo delle regole di prevenzione, con una pandemia in corso. Eppure nessuno pare avere paura del virus nel locale. Ai tavoli c'è un via vai continuo di camerieri. I clienti parlottano tra loro con tranquillità. Ci sono pure adulti con bimbi piccoli al seguito. La multa al locale però è proprio per l'apertura dopo le 18 con somministrazione al tavolo. «Non la pagheremo. Esiste un gruppo nazionale di legali che troverà il modo di non farcela pagare», dice l’imprenditore. I clienti, invece, non vengono multati.

Ma quanti sono i ristoranti che aderiscono all'iniziativa ioapro? Momi spara alcune cifre: «Siamo un centinaio a Firenze, tra 1.100 e 1.200 in Toscana, tra i 25mila e i 50mila in tutta Italia». A giudicare dal tam tam sulla rete sembrano essere davvero tante le adesioni. Con l'hashtag #ioapro ci sono tweet da tutta Italia. C'è chi la prende con ironia e si dice pronto a essere multato per “reiterazione di carbonara”, c'è chi la butta sul tragico e dice “o apriamo o moriamo di fame”. E se le 50mila adesioni fossero confermate sarebbe una vera rivolta. Ma le cifre è difficile darle. Nessuno sa con certezza quali siano. Momi però continua a sparare al cielo: «È il popolo che si ribella a difesa del popolo e non ci interessa il sostegno dei politici. Noi ci difendiamo da soli».



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