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Prende Covid e New Delhi in ospedale: muore a 68 anni. Nel suo diario: «Se crepo cercate di vederci chiaro»

Procura e Asl aprono due indagini sulla morte dell'uomo. In un diario gli appunti dei drammatici giorni passati in ospedale

LIVORNO. Il suo testamento dopo essere stato contagiato in reparto da coronavirus e New Delhi non è caduto nel vuoto. «Stiano attenti – scriveva l’uomo originario di Castelfiorentino – che magari non sia la vittima a farla pagare al carnefice. Se crepo cercate tutti di vederci chiaro, eh? ».

Si muove la pm


Così, ecco che il giorno dopo l’articolo del Tirreno in cui si raccontava il mese di calvario di Giovanni Mesini, 68 anni, morto l’altro ieri all’ospedale di Livorno, entrato in ospedale il 14 dicembre scorso per una normale polmonite, sono state aperte due indagini per ricostruire eventuali responsabilità. La prima riguarda la procura di Livorno che ha disposto – attraverso il pubblico ministero di turno Antonella Tenerani – il sequestro della salma e alcuni accertamenti. La seconda è quella interna all’Asl, il così detto “audit”, per capire se l’assistenza prestata «sia stata carente sia da un punto di vista umano, sia da un punto di vista sanitario».


L’autopsia

Per quanto riguarda l’aspetto penale, già oggi la magistrata potrebbe disporre l’autopsia e acquisire sia le cartelle cliniche del paziente, sia i messaggi che il sessantottenne ha scritto su Facebook. Una narrazione drammatica che racconta gli ultimi giorni di vita durante i quali il paziente pubblica diversi messaggi.

Il Diario del dramma

Quasi rassegnato il post di lunedì 11 gennaio, ore 7. 39: «La situazione precipita. Senza il respiratore difficilmente andrei avanti. Anche con questo, però, l’ossigenazione è ormai ai limiti ed è in peggioramento. Non è difficile la scommessa sull’esito finale. Pazienza. I miglioramenti delle settimane scorse mi avevano riconciliato con la vita, non pensavo più che mancassero mesi. Ora si contano i giorni».

Gli ultimi giorni

Nella cronaca dell’ultimo miglio Mesini fa anche una denuncia dura, lucida, coraggiosa al sistema sanitario che l’ha in cura. Racconta addirittura di aver chiamato i carabinieri per un respiratore che non funzionava. E critica disattenzioni, ritardi e la poca attenzione del personale. Fino al messaggio scritto la notte prima di andarsene (13 gennaio, ore 3).

L’ultima notte

«Devo fare pipì e suono il campanello. Non viene nessuno e l’ossigenazione inizia a calare veloce. Alzo la mascherina e strillo un paio di volte “infermiere”; per me è un investimento, l’ossigenazione cala e non mi potrei forse permettere un secondo appello. Arriva l’infermiera incazzata, dà un’occhiata al saturimetro e una al respiratore e – solerte – sistema tutto senza risparmiare una lavata di capo a me che, volendo inizialmente solo fare pipì, mi sono adeguato agli eventi». Sono le ultime parole di Mesini.

L’indagine dell’Asl

Parole che hanno attirato l’attenzione dei vertici dell’Asl che ieri ha aperto autonomamente un’indagine interna parallela a quella della Procura. «L’azienda Asl Toscana nord ovest – si legge in una nota – esprime le proprie più sentite condoglianze ai familiari del signor Mesini deceduto giovedì all’ospedale di Livorno dove era stato seguito e curato per circa un mese. La direzione ospedaliera ha richiesto, come da prassi in queste circostanze, una verifica interna che è attualmente in corso. Dalla ricostruzione puntuale di quanto avvenuto sarà verificato se nel corso della degenza siano venuti meno i livelli assistenziali previsti, anche dal punto di vista relazionale oltre che clinico».

Sotto stress

E ancora: «Il personale sanitario da mesi è fortemente impegnato sul fronte del contrasto alla diffusione del Covid-19 e la sua professionalità e umanità viene ogni giorno riconosciuta attraverso decine di attestati di stima di pazienti e familiari. Sicuramente le disposizioni di sicurezza dovute dalla pandemia e le molte restrizioni imposte ai familiari riducono la possibilità di sostegno affettivo e aumentano il senso di solitudine: un aspetto importante verso il quale l’Azienda sta rivolgendo la propria attenzione grazie alle sollecitazioni giunte a livello regionale. La direzione ospedaliera, come avviene per tutti i degenti, resta a disposizione dei familiari per poter confrontarsi e verificare quanto accaduto».

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