Matteo Renzi e il narcisismo del due virgola

Il leader di Italia Viva, Matteo Renzi

Il commento. È proprio vero che certa politica sempre più spesso appare come sconnessa dalla realtà del paese

Non è che Matteo Renzi non avesse il diritto e anche la ragione di esprimere le sue critiche all’azione del governo sul Recovery Fund e sulla gestione delle sue ingenti (e appetitose) risorse. E il presidente del Consiglio non è affatto del tutto immune da rilievi, anche severi, che lo inchiodano a una condotta della crisi politica della maggioranza fino a qui, e democristianamente, sfuggevole e sfuggente a qualsiasi, vera assunzione di responsabilità.

Ma se da un lato Giuseppe Conte può in buona misura giustificare il suo slalom tra i paletti sempre più stringenti di Italia Viva, e appigliarsi a mille maniglie per argomentare che adesso, proprio adesso!, l’Italia non può rimanere senza una guida di governo, Matteo Renzi è come quel boy scout (guarda caso) un po’ fregnone ma ambiziosissimo, che pur di conquistare il brevetto da pompiere, appicca il fuoco alle tende di tutto il campo. Insomma il dado è tratto, anzi no. Forse, vediamo oggi, più tardi, nottetempo!

In ogni caso, qualsiasi sia nelle prossime ore la decisione di Italia Viva a proposito della fuoriuscita delle sue ministre dalla maggioranza e della conseguente, formale apertura di una crisi di governo, quel che resta sul campo, oltre a un cumulo di macerie fumanti, sono due dati di fatto abbastanza incontrovertibili: 1) la conferma che l’ex giovanotto di Rignano è talmente e ciecamente rigonfio di una esagerata quanto sconsiderata alta considerazione di sé, che qualunque cosa accada intorno al suo ego sono quisquilie e pinzellacchere.

Fateci caso: ogni mossa, ogni passaggio di Matteo Renzi sulla scena politica di questo Paese, sin dai tempi precoci della presidenza della Provincia di Firenze e poi da sindaco della stessa città dei Medici (anche allora sfidando in casa competitori con la stessa casacca), e poi ancora da leader Pd e quindi da presidente del Consiglio nel Referendum costituzionale (anche qui, sgomitando e mietendo vittime sul suo stesso campo) si sono realizzati sotto l’aura di una personalizzazione smodata dell’agire politico, dell’obiettivo mirato, del tornaconto particolare, che ogni volta riconducevano a lui e in lui si risolvevano gli esiti - fausti e infausti - di quelle performance. Insomma il paese non si è mai accorto di un Matteo Renzi sinceramente al servizio del Paese.

Il dato di fatto numero 2) che resta su quel campo disastrato, è il profilo sbiadito di un Pd che anche in questa vicenda, come gli capita da un po’ di tempo a questa parte, ha assunto posizioni da vorrei-ma-non-posso, se non addirittura "ambigue" nei confronti di un Renzi che in quello stesso (suo ex) partito, prima guidato al disastro e poi mollato, aveva con una certa lungimiranza conservato "quinte colonne" che hanno fatto sentire il loro peso nell’indecisionismo del Pd.

Solo ieri il vice segretario del partito, Andrea Orlando, ha letteralmente bollato la strategia renziana come un colpo di mano ai danni del governo e aggiunto, con una certa nettezza, che: «Se il governo cade, la responsabilità è di Renzi».

È proprio vero che certa politica sempre più spesso appare come sconnessa dalla realtà del paese, perché bastava entrare e non da ieri in un qualsiasi bar dello stivale, ancorché poco frequentati di questi tempi, per ascoltare dal primo arrivato che «la colpa di tutto questo casino è di Matteo Renzi». Ma non solo nei bar. Proprio ieri un sondaggio Ipsos per DiMartedì, ci racconta che il 73% degli intervistati dichiara che «Renzi ha aperto la crisi di governo per perseguire i suoi interessi personali e quelli della sua parte politica», mentre una rilevazione per campione dell’istituto di Alessandra Ghisleri riferisce che per sette italiani su dieci parlare di "crisi di governo" adesso in Italia è motivo di «rabbia e preoccupazione».

E poco importa, per tornare ai nostri di Italia Viva, che mezza Europa è in agitazione per quel che sta accadendo in Italia, e a nessuno di loro sembra fare effetto che, come dice Guntram Wolff, economista del Bruegel: «I tormenti italiani possono compromettere il rilancio di tutta l’Europa».

Come dire: «L’Europa appesa al due virgola e alle poltrone del due virgola». Roba da non credere!

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