Contenuto riservato agli abbonati

Il flop della navetta che favorisce Peretola: la voragine nei conti del People Mover e la beffa per il Comune

Per i mancati incassi pagheranno i pisani: vi spieghiamo perché. E ora anche Filippeschi ammette: forse era meglio un treno veloce. La nostra inchiesta

Ogni tanto lo sfoglia. Finora però lo faceva con amarezza, come si fa con i monumenti diventati moniti, e quello rievocava un’occasione mancata e un errore da non ripetere. Da qualche giorno Michele Conti guarda a quel libriccino come a uno spettro. «È una pubblicazione dell’83 sulle infrastrutture del Paese e il treno che portava da Santa Maria Novella al Galilei viene indicato come un esempio d’eccellenza per l’integrazione fra il sistema ferroviario e uno scalo aeroportuale. Ce lo invidiavano tutti, dopo oltre trent’anni s’è sfatto tutto. Anzi, loro», si corregge il sindaco di Pisa. E loro, per il leghista, sono la sinistra pisana e toscana, in sostanza il Pd, che il treno gioiello lo ha eliminato per costruire una mini-metro di superficie.

Al suo posto nel 2017 infatti è arrivato il People Mover, la navetta che avrebbe dovuto accompagnare ogni anno 2,5 milioni di turisti in arrivo da Firenze alla stazione di Pisa all’aeroporto. Ecco, quegli 1,8 chilometri costati 72 milioni di euro (di cui 21 milioni di soldi pubblici), in questi anni risultati un grande flop, rischiano di trasformarsi in un grande danno per i cittadini. I pisani ora potrebbero ritrovarsi costretti a pagare milioni di euro per un progetto fallito al suo debutto. «Rischiamo di ripagare a caro prezzo quello sbaglio», continua Conti. Fra poco il People Mover infatti potrebbe cominciare a scavare un solco nelle casse del Comune oltre che tornare utile ai sostenitori della pista lunga di Peretola.


Effetto di una clausola contrattuale che Comune e Regione hanno consentito venisse inserita nell’appalto assegnato alla Pisamover spa, oggi in mano alla bolzanina Leitner. Alla pagina 4 allegato 4, “Matrice dei rischi People Mover”, il contratto esibisce quella che per anni l’opposizione alla giunta di Marco Filippeschi ha definito «una fregatura». E recita così: «L’amministrazione in ogni caso sarà disponibile a prendere in considerazione eventuali ed eccezionali situazioni in cui la contrazione della domanda possa inficiare l’equilibrio economico finanziario». Basterà che Pisamover spa dimostri «l’estraneità del concessionario rispetto alle cause che hanno generato la contrazione della domanda». Per amministrazione si intende il Comune, per domanda i passeggeri. Ecco, a stare alle previsioni con cui è stata assegnata la gestione, dovrebbero essere il 36% di quelli macinati dal Galilei anno dopo anno. Secondo i piani, dovevano essere 1.766.494 i passeggeri nel 2015, 2.072.927 nel 2020 e 2.379.359 nel 2025.

Ecco, attivato con due anni di ritardo, con cantieri e vecchi vertici della società di gestione all’inizio in mano a Condotte finiti in un’inchiesta per corruzione nata da una costola di Mafia capitale, è evidente che arrancasse già prima della pandemia, dato che nel 2018 è riuscito a calamitarne appena 1.134.550 e nel 2019, con la gestione Conti, 1.140.355. Ma ora, quando ci sarà da tirare una riga al bilancio 2020, non sarà difficile per la Leitner esigere la clausola e far ricadere sulla spesa pubblica il peso economico dei mancati guadagni. Il Covid-19 ha decimato i biglietti. In totale, nel 2020, sono stati appena 233.703, quasi un milione in meno. «Stiamo ancora valutando se rivendicare i mancati introiti», dice Thomas Erlacher, presidente di Pisamover spa.

Così il Covid-19 pare rendere più evidente ciò che finora sembrava di intravedere in filigrana. «La navetta sembra un inchino a Pretola – dice Raniero Casini, ex capostazione in pensione da sei mesi – Io lo ricordo: il treno Firenze-Pisa Aeroporto era comodissimo, consentiva il check-in direttamente in Santa Maria Novella e portava i viaggiatori davanti alle partenze. Adesso chi arriva in stazione a Pisa si trova disorientato, deve scendere nel sottopasso, raggiungere il binario 14 e comprare il nuovo biglietto, carissimo, trascinandosi dietro i bagagli. Normale lo prendano in pochi. Insomma, è un motivo in più per puntare sul Vespucci».



Solo che ci rimetteranno i pisani. Nel 2019, Conti prova a metterci una pezza e autorizza l’aumento del ticket a 5 euro. «Almeno il deficit da 4,5 milioni si era ridotto a 1,8 milioni, e questo ci consentì di evitare di mettere le mani in tasca ai cittadini», dice il sindaco. Insomma, i sovranos, non avrebbero fatto altro che alzare una diga sulla falla generata da chi quel trenino lo ha voluto, all’epoca Filippeschi, il governatore Enrico Rossi e pure la Sat, la vecchia società di gestione del Galilei. Ma è davvero così? «No – ribatte l’ex sindaco dem – la navetta sarebbe stata economicamente sostenibile e l’aumento del biglietto non necessario se Conti avesse tenuto fede all’ordinanza che ho emanato nel 2018. Obbligava i bus turistici in arrivo da Firenze a scaricare i passeggeri nel parcheggio del People Mover. Avremmo recuperato 600 mila passeggeri. Ma è chiaro che c’è stato un patto con Toscana Aeroporti, che scatenò una guerra contro la mia amministrazione proprio alla vigilia del voto, dichiarando di fatto il suo sostegno alla Lega». Riferimento non causale a Marco Carrai, presidente della spa degli scali toscani, la chimera societaria che dal 2015 riunisce Pisa e Firenze. Il braccio destro di Matteo Renzi paragonò l’ordinanza di Filippeschi a un’operazione «di stile sovietico».

«Ma quando mai – dice Filippeschi – Toscana Aeroporti è venuta meno all’accordo con cui l’Ue ha finanziato la navetta. Le mie ordinanze erano legittime, non un caso che il Tar abbia respinto per otto volte i ricorsi. La Lega ha deciso di ignorarlo e consentire a Toscana Aeroporti di incassare le royalties. Certo, un grande investimento per velocizzare la ferrovia fra Firenze e Pisa sarebbe stata la prospettiva più giusta, ma Fs non ha mai voluto. Chi è che qui, allora, che favorisce Peretola?». 


© RIPRODUZIONE RISERVATA