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Fiori da morto dalla cella per la moglie: le minacce dell'ex ciclista che nessuno riesce a fermare

L'ex ciclista Luca De Angeli

Il marito, ex corridore professionista, è accusato per tentato omicidio: il “regalo funebre” nel giorno del compleanno del padre della donna

Ci sono molti modi di avere paura. Cristina (nome di fantasia per tutelare l’identità e l’incolumità della donna) ne ha sperimentati molti in oltre venti anni di violenza domestica. Il 2 febbraio 2020, giorno del suo compleanno, ne scopre un altro. A casa della madre arriva un mazzo di fiori: confezione a lutto. Fascia viola, da funerale. È da parte del suo (quasi ex) marito. Un messaggio di Luca De Angeli, ex ciclista professionista, carriera stroncata dal doping, in carcere per tentato omicidio. Per ordine del tribunale non dovrebbe comunicare con sua moglie, ora che è indagato anche per maltrattamenti e stalking. Invece, dal penitenziario riesce pure a mandarle i fiori. Il monito: ti raggiungo come e quando voglio.

Minacce senza freni


Dal carcere, infatti, sono mesi che la minaccia per lettera e nessuno riesce a fermarlo. L’ha pure aggredita quando era ancora detenuto a Massa: la reazione dell’ex atleta versiliese (cresciuto a Massa) alla decisione di non accoglierlo in casa, agli arresti domiciliari. A marzo 2020, poi, in carcere a Verona, De Luca si procura un cellulare clandestino per una telefonata minatoria di una quarantina di minuti, si scopre nella sentenza di condanna a tre anni e quattro mesi per maltrattamenti pronunciata a luglio 2020 dal tribunale di Massa. Per i fiori da morto, invece – dice Cristina – non si è ancora scoperto il colpevole. Il “mandante” in tutti i sensi. Ufficialmente il biglietto dice che è Luca De Angeli, ma non può essere stato lui, riporta Cristina nella denuncia che il 5 marzo 2020 deposita alla Procura di Massa. Questa volta nella querela non si focalizza (solo) sul comportamento del marito.

La denuncia contro i suoceri

Questa volta la denuncia è contro i suoceri, che – a detta di Cristina – la sorveglierebbero per conto del figlio detenuto. Ad agosto 2019, ad esempio, il suocero si presenta in un autosalone per accertarsi che Cristina non voglia vendere un’auto, acquistata da Luca per la moglie. E si rivolge al titolare con una minaccia, riportata nella querela presentata alla procura di Massa a marzo 2020: «Quella puttana lì è una cagna, ha rovinato il mio figliolo, ma ora la sistemo io». L’auto diventa un punto d’onore. E in assenza di Luca a difendere il potere familiare ci penserebbe il padre.

Do fuoco a te e all’auto

Nella querela presentata alla procura di Massa a marzo 2020, si legge: «A settembre 2020 mio suocero va all’assicurazione... per sapere se avevo rinnovato la polizza perché qualche giorno prima mi aveva inviato una lettera dal carcere di Pisa in cui minacciava di dare fuoco a me e all’auto se solo mi fossi permessa di venderla. E di questo avevo informato anche i carabinieri».

Non una minaccia isolata. Il 7 novembre 2019 De Angeli non si può presentare in tribunale per l’udienza di separazione «perché pochi giorni prima – dice ancora Cristina nella querela contro i suoceri – mi aveva mandato una lettera in cui minacciava di ammazzarmi se avessi portato avanti la separazione e se non avessi rimesso le denunce e le dichiarazioni contro di lui». Perciò a verificare che Cristina rinunci alla separazione si presenta in aula il padre di Luca. Cristina è atterrita. Anche perché da settimane riceve “avvertimenti” più o meno diretti.

Avvisi tramite parenti

In una denuncia presentata alla procura di Massa il 19 dicembre 2020 fa presente di aver ricevuto lettere minatorie spedite a suoi parenti stretti: una il 30 settembre, una il 22 ottobre alla sorella nella quale – proprio a proposito della separazione – Luca De Angeli invita la cognata a convincere Cristina a “ritrattare” quanto dichiarato fino a quel momento. Altrimenti – scrive De Luca dal carcere di Pisa – «se guerra volete, guerra sarà». Di analogo tenore la lettera indirizzata a un altro familiare il 20 ottobre 2019, a poche settimane dalla separazione: “Non tirate troppo la cinghia perché è appesa a un filo e se si rompe sono cazzi... non mi portate mai a fare ciò che non vorrei mai fare un giorno ve ne potreste pentire”.

Fiori da morto

E dopo le lettere iniziano ad arrivare i fiori. La prima volta il 21 novembre 2019. Un negozio della zona dove vive Cristina (che non è stato possibile contattare perché chiuso per ferie). La data non è casuale: è il compleanno del padre di Cristina, che però è già morto da qualche anno. Cristina è raggelata quando si vede consegnare l’omaggio floreale. Mai, però, quanto due mesi dopo, il 2 febbraio 2020. Il mazzo (stesso negozio) viene recapitato a casa della madre. Mittente il marito detenuto. La fascia viola. «Mia madre non ha aspettato neppure che tornassi a casa: lo ha buttato subito nella spazzatura», conferma Cristina che denuncia l’episodio alla Procura a marzo 2020. «I fiori erano racchiusi in una fascia viola del tipo e colore di quelle che si usano in segno di lutto, inviatami da Luca De Angeli. Non può essere stato lui perché è detenuto, penso ai suoi familiari», dichiara. Come «a parenti di Luca» – denuncia Cristina – pensa per le lettere anonime che riceve all’inizio del 2020. Lettere scritte in stampatello «con un messaggio chiaro: «chi è moglie di Luca De Angeli – è riportato nella querela – lo deve essere per sempre, anche se ha subito le peggiori prepotenze, la consorte di Luca non può permettersi di fare nulla, dovrebbe essere onorata di avere come marito il De Luca, deve dipendere in tutto e per tutto da lui». Ma Cristina non ci sta. Neppure quando nelle lettere anonime le scrivono di averla vista nel tale bar e le fanno capire di essere osservata. «Avrei creduto che tu avessi più dignità e più rispetto, essendo moglie del mio carissimo amico». È così. Cristina ha dignità. Ma pure coraggio. E non tace. 

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