Spiagge, il no del Garante a Castiglione: «A gara il rinnovo delle concessioni»

Per l'Autorità garante della concorrenza la proroga della scadenza delle concessioni per gli stabilimenti balneari (in favore degli attuali concessionari) è contro la normativa europea, e i beni del demanio devono tornare a gara. Ma sull’albo pretorio del Comune non c’è traccia di un ripensamento

L’Autorità garante della concorrenza e del mercato “stanga” – le virgolette sono d’obbligo – il Comune di Castiglione della Pescaia: la proroga della scadenza delle concessioni per gli stabilimenti balneari (in favore degli attuali concessionari) è contro la normativa europea, e i beni del demanio devono tornare a gara. Ma sull’albo pretorio del Comune non c’è traccia di un ripensamento. La maggiore risorsa economica di Castiglione della Pescaia è il turismo balneare. Nel 2019 il Comune ha registrato un record da un milione e seicentomila presenze annuali, confermandosi prima località balneare in Toscana per presenze turistiche. Con due determine, la numero 97 del 22 gennaio 2020 e la numero 297 del successivo 28 febbraio, la giunta del sindaco Giancarlo Farnetani (lista civica di centro-sinistra “Insieme per Castiglione” ) ha disposto un nuovo termine di scadenza delle concessioni demaniali marittime a uso turistico-ricreativo alla data del 31 dicembre 2033, appoggiandosi alla legge numero 145 del 2018. A trarne beneficio sono i titolari dei nove bagni della costa grossetana: Balena, Bruna, Il Faro, La Vela, Medusa, Perla, Rocchette, Sirena e Valletta (fonte: www.castiglionepescaia.it, il portale turistico ufficiale della località).

Non fosse che, come spiegato nella segnalazione dell’Autorità firmata dal presidente Roberto Rustichelli (che ne ha inviata una identica anche al Comune di Latina), il Comune di Castiglione della Pescaia «avrebbe dovuto disapplicare la normativa nazionale posta a fondamento delle richiamate determine dirigenziali». Il garante richiama infatti gli articoli 49 e 56 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea in materia di «libertà di stabilimento e libera prestazione dei servizi», che impongono agli Stati membri di abolire «tutte le misure che vietano, ostacolano o sono comunque idonee a comprimere l’esercizio di tali libertà». In pratica l’affidatario di un bene pubblico dev’essere sempre individuato tramite una procedura ad evidenza pubblica, che – proprio a causa delle delibere del Comune – non è stata fatta. Il garante insiste poi richiamando la direttiva europea numero 123 del 2006, la cosiddetta “direttiva Servizi” meglio conosciuta – e temuta – con il nome di “direttiva Bolkestein”. In materia di concessioni la Bolkestein parla, pur senza quantificare i limiti temporali, di «durata limitata adeguata», ma soprattutto vieta ogni procedura «di rinnovo automatico», in special modo quando con essa si andrebbe ad «accordare altri vantaggi al prestatore uscente». —