Il cuore di Mustafa: regala le cene ai volontari per ringraziare chi lo ha accolto

Mustafa Ugurlu (ultimo a destra) con i suoi collaboratori nel Kebab di piazza Gramsci a Cecina

Il kebabbaro cecinese arrivato in Italia vent'anni fa ha deciso di donare i panini a chi lavora nell'emergenza: «È il mio turno di aiutare. Tocca a me restituire tutto ciò che di bello ho ricevuto qui» 

CECINA. Guarda i suoi ragazzi al lavoro, orgoglioso di ciò che è riuscito a creare in questi anni. Osserva la carne girare infilzata nello spiedo. Ne assapora l'aroma. Poi sistema in vetrina colori che, diventando profumi, accompagnano il gusto verso i sapori di Paesi lontani. Era il 2005 quando Mustafa Ugurlu ha aperto il suo Mesopotamia Kebab a Cecina.

Di cose, in tanti anni, ne ha viste parecchie. Dentro e fuori l'Italia. Ha vissuto, da curdo, la sofferenza e l’incertezza per il domani. Ha visto la paura degli altri e l'ha sperimentata su se stesso. Poi è arrivato in Italia. «Sono qui da vent’anni – racconta – L’Italia mi ha accolto, dandomi la possibilità di costruire un futuro per me e per la mia famiglia. Sono contento di aver fatto la scelta giusta e ormai mi sento italiano. Perciò quando è arrivata la pandemia ho pensato che fosse giunto il momento di restituire qualcosa a questo Paese che mi vuole bene».


Ecco perché durante il lockdown dell’anno passato ha deciso di preparare gratuitamente i suoi kebab, i suoi panini e le sue pizze per il personale dell’ospedale. Ed ecco perché adesso - in presenza di limitazioni di vario genere sempre per il coronavirus - dona la cena ai volontari della Pubblica Assistenza di Cecina. Creazione del panino, confezionamento dei pasti e consegna direttamente in sede. Il servizio è completo.

«Se decidiamo di fare qualcosa allora bisogna farla bene – dice – Per questo ci sono anche le bibite: chi mangia deve poter bere!». E l’associazione di soccorso ringrazia il suo benefattore: l’idea di Mustafa si è concretizzata domenica scorsa e andrà avanti per tutta la settimana. E potrebbe proseguire ancora. Al Mesopotamia kebab lavorano, complessivamente, cinque persone. Tutte entusiaste dell’iniziativa cena gratis per i volontari. Ieri per esempio al negozio c'erano Abuzer Akin, Yusuf Coban e Lorenzo Cosci. Tutti, con orgoglio, a raccontare la solidarietà. Ma quello di Mustafa è il sorriso più contagioso. Narra storie e parla del suo lavoro con la stessa convinzione. E con la gioia negli occhi. «Ho scelto di aiutare prima il personale ospedaliero e poi i volontari della Pubblica Assistenza perché voglio essere un buon cittadino – dice – Io poi sono di origini curde, vengo dalla Turchia. E so che cosa significa soffrire».

Per questo, in un momento storico in cui la pandemia ha cambiato tutto e tutti, in cui ci sentiamo spesso tristi e soli, «io voglio dare una mano. I volontari che lavorano nelle associazioni del territorio fanno tanto per gli altri. Per esempio consegnano la spesa nelle case dei bisognosi. Ma anche loro dovranno pur mangiare… Perciò ho pensato che avrei potuto contribuire alla loro cena!». Mustafa, come detto, ha iniziato con le consegne domenica scorsa e proseguirà per l’intera settimana. Aveva organizzato qualcosa di simile anche durante il primo lockdown, quando consegnava pasti al personale dell’ospedale di Cecina. E pare non abbia intenzione di fermarsi proprio adesso. «Ho preso contatti con il Comune per capire chi altro in città potrebbe avere piacere a ricevere i miei panini».

Ma tutto questo cibo è preparato e consegnato gratuitamente? «Certo che è tutto gratis. Voglio solo fare del bene. Se chiedessi qualcosa in cambio, che bene sarebbe?» Mustafa dice che gesti del genere lo fanno sentire meglio e che fare del bene è qualcosa in grado di allargare il cuore ed alleggerire lo spirito. Ed è anche un modo per dire grazie. Come se quel panino alla carne o quella pizza fumante contenessero un messaggio che è, allo stesso tempo, di speranza e di gratitudine. È come se Mustafa volesse trasmettere agli altri un po’ dell'amore che mette quotidianamente nel suo lavoro. Lavora in città da anni. Si sente italiano. E si sente cecinese. Ormai è tutt'uno con comunità a cui appartiene e con piacere ha intenzione di contribuire a renderla migliore. Ha voluto farlo durante il primo lockdown, continua adesso e non esclude di proseguire con la solidarietà anche in futuro.

«Cecina è casa mia da tanti anni ormai. L’Italia mi ha ospitato e Cecina mi ha accolto. I cecinesi mi considerano uno di loro: sembra che abbia sempre abitato e lavorato qui. A Cecina ho trovato possibilità che altrove sembravano impossibili. Adesso è il mio turno di aiutare. Tocca a me fare del bene. Tocca a me restituire, in qualche modo, tutto ciò che di bello ho ricevuto qui».

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